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La storia purtroppo si ripete, missili americani contro Animal Assad

Gli Stati Uniti preparano la guerra contro Assad, navi e missili sono nella canna del fucile di Donald Trump.

Facciamo però un passo indietro, giriamo le lancette dell’orologio fino ad arrivare alla fine della scorsa settimana. Duma, Ghouta orientale, un sabato pomeriggio di inizio aprile.

L’esplosione chimica di Duma

L’ultima roccaforte dei ribelli jihadisti anti Assad sta per cadere. Nonostante questi guerriglieri le stiano provando tutte per resistere, dal lancio di mortai sulla popolazione inerme di Damasco finanche l’utilizzo dei civili come scudi umani, l’esercito siriano ha ormai rotto gli argini e si appresta a penetrare nell’ultimo quartiere della Ghouta orientale.

All’improvviso un’esplosione interrompe tutto. Un’esplosione di armi chimiche. Nel marasma che segue poco si capisce dell’evento. Si fa fatica per esempio a sapere l’esatto numero di morti e feriti, ma sopratutto non si riesce a capire chi sia l’artefice del barbaro gesto. Poi iniziano ad arrivare foto e video di bambini inermi e incoscienti, probabilmente a causa delle armi chimiche. Le diapositive spopolano tra le prime pagine dei giornali e nelle dirette dei telegiornali occidentali. Sono foto e video fatti ed elaborati dagli stessi ribelli che prima usavano i civili come scudi umani. Ma questo poco importa per l’anchorman di turno che mira giusto ad alzare il livello d’audience.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani, una fonte non credibile

Poi arriva il report dettagliato che certifica la responsabilità del Governo siriano sull’attacco chimico. Un report redatto e pubblicato nientemeno che dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. Si tratta di un’organizzazione con sede a Londra il cui unico membro è Rami Abdulrahman, un dissidente della famiglia Assad, che ha ricevuto anni addietro ospitalità alla corte di sua Maestà. Ospitalità e maestà dovrebbero fare rima con credibilità, ma non è questo il caso del controverso Osservatorio.

Dare infatti credito a una fonte così apertamente ostile al Governo siriano durante la guerra civile del Paese sarebbe come prendere per buoni i gazzettini del Cinegiornale pubblicati dalla Repubblica Sociale Italiana durante la guerra civile del Belpaese. Eppure nonostante l’evidente inattenbilità della fonte, una serie di commentatori, anche di riconosciuta fama, non tarda a sbilanciarsi.

Molti osservatori pronti a credere all’incredibile

È il caso di Beppe Severgnini che sul Corriere della Sera giustifica addirittura l’utilizzo delle foto dei bambini come:

“passaggio obbligato verso una soluzione dei conflitti, che passano dal coinvolgimento dell’opinione pubblica”.

In pratica Severgnini incita l’utilizzo di foto impressionanti per coinvolgere l’opinione pubblica, su un caso che, occorre ricordare, ancora non ha dato un colpevole ufficiale. Innocente fino a prova contraria? Non per la penna del Corriere della Sera.

Anche Paolo Magri, Direttore dell’Ispi, ha commentato la vicenda asserendo che:

“La notizia non è ancora confermata da fonti indipendenti, ma è legittimo pensare che sia credibile”.

Un’affermazione che vuol dire tutto e niente. Dove sta infatti la legittimità di ritenere una notizia credibile, quando la fonte che l’ha pubblicata non lo è? È inquietante notare i parallelismi con situazioni precedenti analoghe.

Le precedenti guerre scatenate per notizie non verificate

Quando era “legittimo pensare che fosse credibile” il possesso di armi di distruzione di massa da parte di Saddam Hussein. In realtà inesistenti.

Oppure quando era legittimo pensare che fosse credibile l’esistenza di fosse comuni in Libia. In realtà rivelatisi dei semplici cimiteri, grazie al lavoro di Amedeo Ricucci.

La Siria aveva già subito questo poco simpatico giochetto da parte degli osservatori, che consiste nel dare credito a notizie non attendibili. Nel 2013, sempre nella Ghouta, venne attribuito un attacco chimico al Governo Assad. Una responsabilità che rischiava di far scatenare l’intervento americano. Ci sono voluti mesi di ricerca del Premio Pulitzer Seymour Hersh per far sapere al mondo che quell’attacco proveniva invece dai ribelli anti Assad. Allora come oggi quegli abbagli hanno portato “al coinvolgimento dell’opinione pubblica”, come suggerito da Severgnini, per appoggiare un’azione, quella militare, che non trova riscontro in nessun ambito del diritto internazionale.

A rendere ancor più surreale la vicenda, quasi a sconfinare nel black humor, ci pensa poi l’Arabia Saudita pronta a intervenire a fianco dell’alleato americano per “fermare la violenza del regime siriano”. L’attuale disastro umanitario in Yemen causato dalle bombe e dall’embargo saudita, con complicità americana, è lì, visibile a tutti, come ultimo monito per chi pensa di stare dalla parte giusta.

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