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La nostra sfida ai barbari del Financial Times

Dopo l’ultimo attacco offensivo, ingiustificato e barbaro della stampa straniera nei confronti dell’Italia è giunta l’ora di alzare la testa.
Puntuali come i bisogni fisiologici arrivano infatti i pizzini mafio-finanziari in prossimità di importanti eventi della politica italiana.

I giornali stranieri che lanciano pizzini mafiosi

L’intento, come per il più classico avvertimento malavitoso, è quello di intimidire in maniera terroristica l’opinione pubblica sulle presunte conseguenze catastrofiche per una determinata scelta politica. Alcuni esempi storici.

“L’Italia necessita di riforme radicali, ma Berlusconi, in teoria un liberista economico, ha fatto quasi nulla”,

così l’Economist nel 2006 poco prima della caduta dello stesso Governo.

“Berlusconi ci ha deluso…si è rivelato un nemico corporativo del Libero Mercato”,

questo il Wall Street Journal nel 2008.

Il Financial Times vuole insegnarci la democrazia

Oggi è il turno del britannico Financial Times che con articolo anonimo titola:

“Roma apre le porte ai nuovi barbari”.

Nell’editoriale che segue vien fuori il peggiore disprezzo che l’anonimo pennivendolo prova per quei poveri sfigati italiani (giusto qualche milione) che hanno dato il loro voto alla Lega Nord (definito assurdamente partito di estrema destra) e al Movimento 5 Stelle. Il pennivendolo non si capacita di come questo astruso diritto di votare possa essere stato esercitato in maniera così irresponsabile, dando ora la possibilità ai due movimenti di attuare i loro programmi altrettanto irresponsabili.

Si percepisce dal disprezzo montante del britannico giornalista che, se ne avesse facoltà, proverebbe a sovvertire in qualche modo il risultato elettorale italiano, consegnando così il Paese a persone ritenute da lui più responsabili. Una sorta di controllo di democrazia a distanza. Meno male che l’anonimo del FT fa il giornalista e non il politico, altrimenti avrebbe girato la lancetta dell’orologio della storia indietro di qualche lustro, fino a tornare all’epoca degli imperi, quando da Londra si decidevano le sorti della popolazione del Bengala, di Nairobi e via dicendo.

Gran Bretagna, una storia di violenze e barbarie

A proposito di imperi, fa sorridere pensare all’accusa del FT. La sede di questo giornale finanziario si trova infatti sulla terra di quello che un tempo fu il Vallo di Adriano. Una muraglia eretta per dividere la civiltà, la nostra, dalle barbarie, le loro. Ripercorriamo però brevemente questa diffusa barbarie. Al netto di un’antichità passata nell’anonimato di tribù dedite a saccheggi, stupri e altre ben poco nobili abitudini, i britannici si sono “evoluti” poi con dinastie regnanti segnate dal sangue. Maria la Sanguinaria è, non a caso, un loro prodotto, così come il femminicida Enrico VIII. La Gran Bretagna si è poi distinta per il dominio dei mari conquistato grazie ad azioni piratesche, quasi terroristiche, ai danni delle flotte europee.

La violenza macabra è il tratto distintivo di un Paese che, primo nella storia, ha portato in piazza un re per decapitarlo. Forse stufi di questo feroce autolesionismo, i britannici, non potendo però distaccarsi da questa natura sadica, hanno deciso di esportarla. Inutile dilungarsi nel raccontare quell’orrendo crimine mondiale conosciuto come colonialismo inglese. Saccheggio fisico ed economico di Paesi incontaminati, schiavitù, sottomissioni e chi più ne ha più ne metta. Questo senso del macabro e del violento permane tuttora nella società attraverso la celebrazione di strambe festività. Halloween, ma non solo. Il 5 novembre in Gran Bretagna c’è l’usanza di incendiare un manichino per ricordare la morte sul rogo di Guy Fawkes. Una celebrazione nazionale.

Non occorre aggiungere altro a questo breve excursus storico, se non che, stufi dell’ennesimo tentativo di ingerenza in affari interni, sfidiamo a duello il giornalista anonimo del FT. Sia così gentile da accettare la tenzone per dimostrare al mondo l’esistenza di un animo da gentiluomini dietro questo spirito che è davvero barbaro. A lui la scelta dell’arma, dell’ora e del luogo, altrimenti sarà l’onta.

Di seguito la traduzione dell’articolo per facilitare la lettura al “collega” al fine di sollecitarne una sua eventuale risposta.

 

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