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La MMT (Teoria Monetaria Moderna) spiegata bene

  1. Che cos’è la MMT?

La Teoria Monetaria Moderna [o Teoria della Moneta Moderna], la MMT, è una teoria macroeconomica eterodossa, la quale afferma che i Paesi aventi sovranità monetaria – come gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Giappone, il Canada e così via – non sono vincolati, a livello operativo, al quantitativo delle entrate, nel momento in cui si tratta di operazioni di spesa da parte del governo federale.

In altre parole, tali governi non hanno bisogno né delle tasse né di prestiti per poter spendere, dal momento che essi possono stampare tanta moneta quanto è loro necessaria [per attuare le politiche da essi propugnate e democraticamente scelte dai cittadini], essendo i detentori del monopolio dell’emissione valutaria [sul loro territorio].

La MMT sfida apertamente le credenze convenzionali sul modo attraverso il quale il governo interagisce con l’economia, sulla natura della moneta, sull’uso delle tasse e sull’importanza dei deficit di bilancio. Queste credenze – affermano i suoi sostenitori – si configurano come una sbronza proveniente direttamente dall’epoca del gold standard, e non sono più accurate, utili o necessarie.

 

La MMT viene utilizzata nei dibattiti politici per dare sostegno ad una legislazione più progressiva, la quale comprenderebbe l’assistenza sanitaria universale ed altri costosi programmi pubblici per i quali i governi dichiarano di non avere abbastanza soldi.

  1. I principi chiave

L’idea centrale della MMT è che i governi, all’interno di un sistema a moneta fiat, possano ed anzi debbano stampare (o comunque creare con una serie di sequenze di tasti, nell’era digitale di oggi [cioè, semplicemente emettere, N.d.R.]) tanto denaro quanto ne necessitano per spendere, poiché essi non possono andare in rovina od essere insolventi, eccezion fatta per quando non prendano la decisione politica di farlo.

Il pensiero tradizionale afferma che tale spesa sarebbe fiscalmente irresponsabile, dal momento che il debito si gonfierebbe sempre di più e l’inflazione salirebbe alle stelle. Tuttavia, secondo i principi della MMT, un grosso debito pubblico non è il precursore ed il premonitore di un collasso, come siamo invece stati portati a credere che lo sia: infatti, Paesi come gli Stati Uniti possono sostenere deficit molto maggiori senza alcun motivo di preoccupazione, ed infatti un piccolo deficit od un surplus possono essere estremamente dannosi e causare una recessione, visto che la spesa in deficit è ciò che costruisce i risparmi delle persone.

 

I teorici della MMT

spiegano che il debito è semplicemente il denaro che il governo ha immesso nell’economia e che non ha ancora sottoposto a tassazione. Inoltre, essi sostengono che comparare il bilancio di uno Stato con quello di una famiglia è un errore.

Mentre i sostenitori della teoria riconoscono che l’inflazione possa essere teoricamente un possibile risultato proveniente da tale operazione di deficit spending, al contempo affermano che ciò è altamente improbabile e che, se necessario, tale problema può essere combattuto nel futuro tramite delle decisioni politiche. Spesso citano l’esempio del Giappone, che ha un debito pubblico molto più elevato di quello degli Stati Uniti.

Secondo i principi della MMT

l’unico limite che il governo ha, quando si tratta di spendere, è la disponibilità di risorse reali, come i lavoratori, le forniture dell’edilizia e via dicendo. Quando la spesa pubblica è troppo elevata rispetto alle risorse disponibili, l’inflazione può aumentare, se i politici [che dovrebbero gestirla con consapevolezza della sua natura] non vi hanno prestato attenzione.

La MMT argomenta che le tasse creano una domanda continua di valuta, e costituiscono uno strumento per prelevare e drenare denaro da un’economia che si sta surriscaldando. Ciò è contrario all’idea convenzionale secondo cui le tasse servano primariamente a fornire al governo denaro sonante da spendere per costruire infrastrutture, finanziare programmi di welfare sociale e così via.

«Che cosa succederebbe se tu andassi al tuo ufficio IRS [“Internal Revenue Service”, ovverosia l’agenzia governativa statunitense deputata alla riscossione dei tributi, N.d.R.] locale per pagare le tue tasse con del denaro reale?» scrisse Warren Mosler, padre e pioniere della MMT, nel suo libro “Le sette innocenti frodi capitali della politica economica“. «In primo luogo, consegneresti la tua pila di denaro come pagamento alla persona in servizio. In seguito, questa stessa persona conterebbe i soldi, ti darebbe una ricevuta e – si spera – ti ringrazierebbe per aver aiutato a pagare per la previdenza sociale, per gli interessi sul debito nazionale e per la guerra in Iraq. Dopo che tu, contribuente, avrai lasciato la stanza, l’addetto prenderà quei soldi da te guadagnati con fatica ed appena investiti, e li getterà in un trituratore».

La MMT afferma che un governo

non ha alcun bisogno di vendere obbligazioni e titoli di Stato per prendere in prestito il denaro, dal momento che lui stesso potrebbe tranquillamente crearsi questo stesso denaro da solo. Il governo vende obbligazioni per drenare le riserve in eccesso e così raggiungere – prima che cali la notte – il suo obiettivo in merito al tasso di interesse. Pertanto, l’esistenza delle obbligazioni, che Mosler chiama “conti di risparmio presso la FED“, non è un requisito per un governo, ma una scelta politica.

Secondo la MMT, la disoccupazione è il risultato di un governo che spende troppo poco e che ne frattempo riscuote troppe tasse. Coloro che cercano un lavoro e coloro che non riescono a trovare un lavoro presso il settore privato dovrebbero ricevere un lavoro di transizione [verso il settore privato] con un salario minimo [stabilito], finanziato dal governo e gestito dalla comunità locale. Questo lavoro fungerebbe da riserva, al fine di aiutare il governo a controllare l’inflazione nell’economia.

  1. Le origini della MMT

La MMT è stata sviluppata dall’economista americano Warren Mosler, e presenta delle similarità con vecchie scuole di pensiero, fra cui la Finanza Funzionale ed il Cartalismo. Mosler, in principio, iniziò a riflettere sopra alcuni concetti che sarebbero andati a formare la sua teoria negli anni Settanta, quando lavorava come trader a Wall Street. Alla fine, egli ha utilizzato le sue idee per piazzare alcune scommesse intelligenti sul fondo di investimento da lui stesso fondato.

Nei primi anni Novanta, quando gli investitori temevano che l’Italia sarebbe andata in default, Mosler comprese che ciò era in realtà impossibile. Il suo hedge fund ed i suoi clienti sono diventati i maggiori detentori di obbligazioni denominate in lire italiane al di fuori dell’Italia. L’Italia non è fallita, e così lui ha realizzato profitti per circa 100 milioni di dollari.

Mosler, il quale possiede una Laurea in Economia presso l’Università del Connecticut, è stato in gran parte ignorato dal mondo accademico, quando lui ha cercato di comunicare le sue teorie. Nel 1993 ha pubblicato un saggio di fondamentale importanza, dal titolo “Soft Currency Economics“, e lo ha condiviso su un Listserv [software per la creazione e gestione automatica di newsletter, forum e gruppi di discussione tramite posta elettronica, N.d.R.] di post-keynesiani, ove ha trovato altri che erano d’accordo con lui, come l’economista australiano Bill Mitchell.

Il supporto per la MMT

è cresciuto in gran parte grazie ad internet, dove i suoi economisti hanno spiegato la teoria su popolari blog personali e su gruppi di discussione. L’idea di una moneta da trilioni di dollari è stata largamente discussa, ed i sostenitori [della MMT] hanno condiviso una clip dell’ex presidente della FED, Alan Greenspan, che diceva che i cosiddetti “pay-as-you-go benefits” non sono insicuri in quanto «non c’è nulla che impedisca al governo federale  di creare tutti i soldi che vuole e di pagarli a qualcuno».

Leader politici come Alexandria Ocasio-Cortez e Bernie Sanders hanno sposato la MMT, e l’economista Stephanie Kelton, che per prima si è imbattuta nelle idee di Mosler sul Listserv e che ora è probabilmente il vero volto pubblico della teoria, è stata capo consigliere economico di Sanders durante la campagna presidenziale del 2016. A partire dal febbraio del 2019, l’interesse di ricerca su Google per questo termine ha raggiunto il più alto livello a cui è mai stato.

  1. Il criticismo sulla MMT

La MMT è stata definita dai critici come ingenua ed irresponsabile. L’economista americano Thomas Pelley ha affermato che l’appeal che questa teoria esercita si cela nel fatto che è «una polemica politica per tempi depressi». Egli ha criticato vari elementi della teoria, come il suggerimento di mantenere vicini allo zero i tassi di interesse della Banca Centrale, ed ha affermato che essa non fornisce alcuna guida a Paesi come Messico e Brasile e che non tiene conto delle complicazioni politiche derivanti dagli interessi acquisiti.

La prospettiva di Paul Krugman – vincitore del Premio Nobel per l’Economia [nel 2008] – sul debito degli Stati Uniti è simile a quella di molti teorici della MMT, ma Krugman si è fortemente opposto alla teoria. In un op-ed [nel giornalismo anglosassone, un articolo a firma di un opinionista esterno alla testata, N.d.R.] del 2011 sul New York Times, egli ha avvertito gli Stati Uniti che vedrebbero l’iper-inflazione se la mettessero in pratica e se al contempo gli investitori si rifiutassero di acquistare i titoli di Stato americani.

«Fai i conti, e diventa chiaro che qualsiasi tentativo di estrarre troppo dal signoraggio – probabilmente, più di qualche percentuale del PIL – conduce ad un’infinita spirale ascendente di inflazione», ha scritto. «In effetti, la valuta viene distrutta. Questo non accadrebbe, neppure con il medesimo deficit, se il governo potesse ancora vendere obbligazioni».

Michael R. Strain, ricercatore all’American Enterprise Institute, ha argomentato che la proposta della MMT secondo cui le tasse possano essere utilizzate per ridurre l’inflazione è errata. «Aumentando le tasse non farebbe altro che peggiorare la recessione, aumentare la disoccupazione e rallentare ulteriormente l’economia», ha detto in una rubrica di Bloomberg.

Articolo di Deborah D’Souza su Investopedia – Traduzione a cura di Lorenzo Franzoni

Di Lorenzo Franzoni

Lorenzo Franzoni
Nato nel 1994 a Castiglione delle Stiviere, mantovano di origine e trentino di adozione, si è laureato dapprima in Filosofia e poi in Scienze Storiche all'Università degli Studi di Trento. Nella sua tesi ha trattato dei rapporti italo-libici e delle azioni internazionali di Gheddafi durante il primo decennio al potere del Rais di Sirte, visti e narrati dai quotidiani italiani. La passione per il giornalismo si è fortificata in questo contesto: ha un'inclinazione per le tematiche di politica interna ed estera, per le questioni culturali in generale e per la macroeconomia. Oltre che con Elzeviro.eu, collabora con il progetto editoriale Oltre la Linea dal 2018 e con InsideOver - progetto de il Giornale - dal 2019.

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