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La Germania rompe gli accordi e si assicura sei volte e mezzo più vaccini dell’Italia

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C’era un triste tempo, non troppo lontano, in cui i tedeschi applicavano la ratio 1:10. Per ogni tedesco morto, i soldati avevano il diritto di ammazzare dieci italiani, presi a caso.

Si può forse asserire che la situazione oggi sia migliorata. I tedeschi, infatti, hanno avuto diritto a 6.45 volte il numero di vaccini Pfizer destinati agli italiani.

Infuria la polemica sul numero delle dosi vaccinali ricevute, in questa prima fase, dai Paesi dell’Unione europea In particolare, la Germania – ha ricevuto dallo stabilimento Pfizer belga di Puurs 151.125 flaconcini: 9.750 per ciascuno dei suoi 16 Stati regionali (a parte il piccolo lander di Brema, che ne ha ricevuti la metà).

Lo stesso numero, 9.750 è quello delle dosi consegnate a molti Stati europei, Italia compresa.

Questo in barba alla proporzione del numero di abitanti. Così tale è stata la quota riservata a Spagna, Bulgaria, Croazia, Ungheria, Slovenia. La Francia, per qualche ragione, ne ha ottenuti il doppio: 19.500.

La Germania ha 83.2 milioni di abitanti e ha ottenuto 151mila dosi. Seguendo il criterio della razionalità, all’Italia, con 60.34 milioni di persone, sarebbero spettati 109mila e passa flaconi e alla Spagna, con 47 milioni di abitanti, 83.500.

L’Italia si organizzi bene e non arrivi ultima. In Germania ci sono centinaia di migliaia di dosi, in Italia alcune migliaia simboliche. Spero che Arcuri, che ha fallito sulle mascherine, sulla scuola, su Ilva, non fallisca su una battaglia così importante.

era stato il monito del leader dell’opposizione Matteo Salvini.

Dalla segreteria del Commissariato italiano per l’emergenza che fa capo a Domenico Arcuri hanno inizialmente negato che esista “alcuna discriminazione” nei confronti dell’Italia.

Ad ogni buon conto, il Ceo di Biontech Ugur Sahin ha assicurato che le 12,5 milioni di dosi che arriveranno entro la fine del 2020 saranno distribuiti tra i Paesi dell’Ue “in proporzione rispetto alla popolazione”.

Intanto ciascun Paese ha fissato le proprie priorità nei piani di vaccinazione: con il criterio seguito dal primo paese al mondo ad iniettare il vaccino, il Regno Unito, la maggior parte dei paesi hanno selezionato i primi a poter ricevere il farmaco nelle figure degli operatori sanitari e degli altri gruppi vulnerabili, come gli anziani nelle case di riposo, gli ottuagenari, o le persone malate.

Il vaccino dei politici: passerella o azione sensibilizzante?

Diversi comunque anche i leader che, nello sforzo di convincere il maggior numero di persone a vaccinarsi, in questa prima giornata si sono arrotolati la manica della camicia davanti a fotografi e telecamere: dal premier ceco Andrej Babis a quello greco Kyriakos Mitsotakis, ma anche Vincenzo De Luca.

Le polemiche sono naturalmente infuriate perché taluni sostengono che la dose destinata ai politici serva a loro per far passerella elettorale e tolga una dose a chi ne abbia immediato bisogno.

In Europa e Russia non vige l’obbligo vaccinale.

In Europa non c’è alcun obbligo di sottoporsi al vaccino, come ha ribadito il presidente francese Emmanuel Macron in riferimento all aFrancia. Questa e` anche la generale linea d’azione dei paesi europei. Anche la Russia, dove peraltro anche il presidente Vladimir Putin ha annunciato l’intenzione di farsi inoculare il farmaco Sputnik V, non ha prescritto l’obbligo vaccinale.

Lo scetticismo in Europa.

Secondo un sondaggio YouGov commissionato dalla Dpa, il 65% dei tedeschi vuole essere vaccinato, ancora una volta la Francia si conferma una delle nazioni più refrattarie: oltre un francese su due, il 56%, non intende farsi iniettare il farmaco, secondo un sondaggio Bva pubblicato da Le Journal du Dimanche. Solo il 44% dei francesi prevede di ricevere il vaccino e appena il 13% si dichiara “certo” di farlo.

Il prof. Paolo Desugus riporta come oggi sul Corriere della sera il giornalista Federico Fubini si sorprenda e manifesta sdegno perché la Germania ha fatto saltare l’accordo tra i ministri della salute europei, che prevedeva la distribuzione equa e solidale del vaccino tra i paesi membri dell’Unione.

Per evitare che l’acquisto venisse monopolizzato dai paesi più forti e dotati dei mezzi per investire nella ricerca (come appunto la Germania) e salvaguardare anche gli stati più piccoli, l’UE avrebbe dovuto infatti gestire l’assegnazione delle dosi.

Il professore, alludendo a noti e meno noti precedenti storici ricorda anche che i tedeschi, a dire il vero, non hanno proprio l’abitudine a stare agli accordi, specie nell’UE, hanno però deciso di comprare direttamente da Pfizer e BionTech ben 30 milioni di dosi. Stanno inoltre trattando per comprarne altre da Moderna.
Non solo, hanno anche barato sulle assegnazioni europee e a dispetto della distribuzione proporzionale tra i paesi europei, la Germania ha già ottenuto degli anticipi nelle consegne e ora punta a vaccinare quasi due milioni di tedeschi prima dell’inizio dell’anno.

A loro preme infatti di arrivare prima di tutti all’immunità di gregge per poter tornare ad essere competitivi e affermare in maniera ancora più soffocante il loro primato.

Se ne infischiano degli accordi, dell’UE e di tutto: contano solo i loro interessi. Le diseguaglianze nella campagna di vaccinazione sono per loro un’opportunità per diventare ancora più forti.
Tutto ciò mentre in Italia ci si esalta per 470 mila dosi a settimana, una cifra assolutamente insufficiente. Con quei numeri (considerando anche il richiamo) ci vorrà qualche anno per vaccinare anche solo la metà della popolazione italiana. La Germania ha calcolato di aver bisogno di 130 milioni di dosi. Con la nostra popolazione a noi ne serviranno almeno 100.

Ma la staffilettata a Fubini e al Corsera continua:

Federico Fubini – quello che si era auto censurato sulla mortalità infantile in Grecia dopo le devastanti misure della troika, per paura che quei dati smentissero la favola dell’Europa buona e solidale – si dice preoccupato perché la scelta dei tedeschi rischia di far esplodere i nazionalismi. Siamo dunque alle solite, al solito ragionamento distorto che vede il nazionalismo come effetto e non come causa ben riconoscibile e determinata.
È la Germania ad essere nazionalista e a considerare l’UE come il proprio personale moltiplicatore di potenza economica e geopolitica. Ad oggi ce n’è sia abbastanza per abbandonare qualsiasi religioso attaccamento a un’unità sovranazionale che non funziona e che non può funzionare perché toglierebbe ai tedeschi la supremazia.
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