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L’Italia di oggi tra Europa strozzina e sovranisti di cartone: il punto di vista di Marco Rizzo

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La diffusione del covid-19 ha spazzato via le (poche) certezze ormai rimaste all’interno dell’Europa. La struttura comunitaria si sta dimostrando non all’altezza nel rispondere in maniera rapida ed efficace alla più grande crisi economica e sociale che si sta affacciando sul continente dalla fine della Seconda Guerra mondiale.

Come in ogni grande crisi, le prime vittime ad essere colpite sono le categorie più vulnerabili della scala sociale. Se l’emergenza sanitaria ha colpito un settore già compromesso da decenni di tagli indiscriminati, ora l’emergenza economica rischia di colpire con particolare intensità i lavoratori italiani, le partite iva e le piccole e medie imprese. L’unico argine a questa ondata dovrebbe essere rappresentato dallo Stato che, tuttavia, con l’attuale governo in carica insiste nel ricercare una via di risposta europea lenta ed inefficace.

Abbiamo quindi deciso di approfondire l’attuale situazione italiana, le (non) risposte europee e le conseguenze di questa pandemia insieme Marco Rizzo, segretario generale del Partito Comunista italiano, che proprio la scorsa settiamana ha organizzato una manifestazione di dissenso contro le politiche dell’attuale Governo Conte.

D) Allora Rizzo, il Partito Comunista è sceso in piazza lo scorso 2 giugno per manifestare il proprio dissenso rispetto, tra le altre cose, alla strategia adottata dal Governo Conte per uscire dalla crisi del covid-19. Può dirci in sintesi che cosa avrebbe fatto il suo partito al posto dell’attuale esecutivo per superare questa crisi sanitaria ed economica?

R) Per rispondere a questa domanda è necessario fare una premessa. Cosa potrebbe fare o avrebbe fatto il Partito comunista se fosse stato al governo o al potere? La differenza sta tutta qui.

Stare al governo significa accettare tutti i vincoli che il sistema pone all’azione di qualunque governo, stare al potere significa potere rompere quei vincoli.

Facciamo un esempio semplice e attualissimo. Come affronta l’emergenza economica un governo che accetta i vincoli. Occorre trovare i soldi per ripristinare i danni della pandemia, questi soldi non si possono stampare dal nulla, occorre farseli prestare, quindi cerchiamo chi ce li presta a tasso minore, quindi MES, Recovery fund, ecc. Come affronta l’emergenza un governo che rompe quei vincoli. I Trattati europei vietano di stampare soldi, quindi si rompono i trattati. Semplice.

Gli esempi potrebbero continuare all’infinito. Il debito va pagato, oppure il debito (quello ingiusto) va rinnegato. Bisogna sostenere le grandi aziende in crisi altrimenti licenziano, oppure le grandi aziende vanno espropriate ed affidate ai lavoratori.

Il problema non è avere al governo persone più o meno “capaci”

tecnici che si occupano di gestire al meglio quello che si può, ma ribaltare il sistema e avere una visione oltre quei limiti.

Cosa si sarebbe potuto fare e cosa si potrebbe fare da qui in avanti.

Per l’immediato passato, certamente si sarebbe dovuto affrontare l’emergenza non con gli strumenti della sanità privata, ma di quella pubblica. Le grandi strutture, le macchine ultramoderne non servono a niente se a usarle e a guidarle non ci sono lavoratori istruiti, motivati, ben protetti, che non devono avere bisogno di essere “eroi”. In questa emergenza ci si è accorti che la guerra al virus non si fa coi cannoni, ma con le baionette.

Vediamo il disastro a cui è andata incontro la sanità italiana dopo decenni di “cure” basate sulle privatizzazioni. Confrontiamola con la sanità di quella piccola isola che è Cuba, che dopo decenni di socialismo, ma anche di un blocco illegale, riesce a portarci aiuto dai lontani Caraibi. Nella fase più acuta dell’emergenza a Milano sono riusciti a fare un ospedale che gli stessi medici dicevano non sarebbe servito a nulla, mentre i medici e i paramedici lavoravano in situazioni di mancanza di sicurezza e molti aspettano ancora una stabilizzazione che chissà se arriverà mai.

E poi le linee guida

Scopriamo ora che il Veneto è riuscito a limitare i contagi proprio perché coraggiosi operatori hanno violato le regole, hanno proceduto a fare tamponi di massa e individuare i focolai e isolarli. Quindi, ancora una volta, è il fattore umano e la sua capacità che fa la differenza.

Mi sia concessa una digressione storica. La prima volta che il fattore umano fu elevato al rango che gli spettacoli nella produzione moderna fu col movimento stachanovista. Non si trattava affatto, come oggi viene ingiustamente detto, di lavorare di più, ma lavorare meglio, per il bene della fabbrica e dell’intera società di cui quegli uomini facevano e si sentivano parte. Il capitalismo è la negazione di tutto ciò, è la subordinazione dell’uomo alla macchina, al fine della realizzazione del massimo profitto.

Da qui in poi quindi, ribaltando tutto quello che si è fatto nel recente passato, cosa si dovrebbe fare? Primo, ripristinare e allargare il controllo pubblico non solo sulla sanità, ma anche su tutti gli altri settori primari. Da quelli istituzionali, come la scuola, la cultura, la ricerca, la giustizia, l’esercito, fino a quelli economicamente strategici, a partire dalle banche, le reti di trasporto e comunicazione, le grandi fabbriche.

Come Partito Comunista

nei giorni dell’emergenza abbiamo promosso un programma che prendeva in considerazione le esigenze più immediate dei lavoratori dipendenti che non avevano più salario, dei lavoratori autonomi, col reddito azzerato, dei tanti travolti da questa crisi a cu il governo ha promesso e non ha dato. Invece ai grandi industriali, come al solito, appena chiedono, ottengono, come la FCA, e mica bruscolini.

E a quanto pare sono soldi per “rottamare” settori quali auto e acciaio, come titola il Correrie della Sera di oggi, dove i profitti non si fanno più. Quindi soldi dati non per salvare posti di lavoro, ma i mancati profitti.

D) Lo stesso giorno della vostra manifestazione è scesa in piazza anche parte dell’opposizione e il movimento dei gilet arancioni. Quali sono secondo lei i punti critici di queste proposte politiche e in cosa vi differenziate?

R) Le proposte politiche di tutti gli altri oppositori, che secondo noi sono finti, sono invece tutte interne ai vincoli di cui dicevamo e quindi non possono mai essere efficaci. Questi “sovranisti di cartone”, come li definiamo noi, non si oppongono all’UE, ma litigano col governo per chi deve andare lì a cercare di spostare il paletto un po’ più a destra o più a sinistra. Ridicolo. Sono i sovranisti che quando erano al governo, hanno votato di tutto, dal pareggio di bilancio in Costituzione, fino al sostegno alla Von der Leyen.

Litigano per chi deve andare a sedersi su quella poltrona per fare gli interessi, sia gli uni che gli altri, degli stessi padroni che ci stanno dietro. Di fronte al disastro della sanità lombarda questi “secessionisti” prima, “federalisti” poi, “sovranisti” oggi, cos’hanno da dire? Coloro che fino a ieri sputavano sulla bandiera italiana e oggi sfilano con uno striscione tricolore da operetta.

Quanto agli arancioni, il colore mi fa rabbrividire.

Le proposte politiche, se così si possono definire, semplicente non esistono. Ho letto sul vostro sito un interessante articolo sul fatto che le società moderne riescano a partorire una massa di disinformati, che possono essere usati come arieti.

Contrariamente a quanto conclude quell’articolo, io non credo che questo sia l’unico esito possibile dei sistemi democratici. Forse dei sistemi democratici borghesi sì, ossia quei sistemi in cui il controllo vero è esercitato dietro le quinte da gruppi che esercitano un potere grazie all’ignoranza della massa amorfa. Il socialismo ha dimostrato che esiste una democrazia popolare in cui i cittadini sono ben istruiti e informati, che può esistere una società in cui un potere centralizzato vada di pari passo con l’elevamento culturale dei cittadini.

D) La risposta dell’Unione europea sembra essere stata ancora una volta insufficiente per affrontare questa pandemia. Recovery Fund e Mes non appaiono come strumenti rapidi ed efficaci per risollevare un Paese già martoriato da decenni di tagli alla spesa pubblica. Quanta responsabilità ha l’Europa in questa vicenda?

R) Il ritardo nell’applicazione delle misure proposte dall’Europa secondo me non è casuale.

Vediamo due punti essenziali.

Primo, non sono regali a fondo perduto. Anche i fondi a fondo perduto che verranno devoluti dagli stati alle aziende, per gli stati stessi verranno comunque presi a prestito e quindi, oggi o domani, peseranno sul bilancio dello stato. Se pensiamo al crollo del PIL e all’incremento del debito previsti, le cifre più ottimistiche parlano di sfondare il rapporto oltre il 150 percento. Immaginiamo quale sarà il comportamento delle società di rating e dei mercati ai quali noi siamo attaccati per il collo.

Secondo.

La cosa più disgustosa, che – mi pare – nessuno mette in luce tranne noi, è che verranno “favoriti” (ossia indebitati) gli stati che hanno subito maggiori danni, ma a essere finanziati saranno non i settori colpiti dalla crisi, ma quelli “trainanti”: reti, green economy, ecc., cioè quelli ad alta capitalizzazione. Come dire, il b&b ha chiuso e lo stato dà i soldi alla multinazionale per mettergli il 5G.

Se si dovessero sostenere i settori colpiti, basterebbe poco tempo per individuarli e fare un piano di “recovery”, come dicono loro. Ma non è questo che vogliono fare. Vogliono indebitare ancor di più il popolo italiano, ossia i lavoratori che pagano le tasse, per distribuire soldi ai soliti pochi.

I grandi che non fanno parte di questi settori, già la loro bella fetta se la stanno facendo dare, come la FCA. Già si parla di far ripartire le “grandi opere”, come il TAV e il Ponte di Messina, per non parlare del MOSE. Ossia pozzi senza fondo di spesa pubblica per opere inutili.

Sia ben chiaro, la nostra opposizione alle loro grandi opere non è affatto contraria alle opere fatte per gli interessi pubblici e lo sviluppo infrastrutturale, anzi. Il fatto è che le opere di cui si parla sono tutto il contrario. Le grandi opere che servono oggi all’Italia sono la messa in sicurezza di tutto il territorio, la stabilizzazione di tutti i precari nella sanità, scuola, nei servizi, nella pubblica amministrazione e copertura di tutti gli organici con adeguato aggiornamento delle competenze e delle attrezzature.

Sistemazione di tutti gli edifici pubblici, a cominciare dalle scuole. Purtroppo la maggior parte di queste cose non producono profitti, come il Ponte o il TAV, e quindi questo governo non li farà.

D) C’è la percezione che il nuovo stile di vita imposto dal distanziamento fisico tenda a favorire alcuni colossi dell’high tech: Amazon, Google, Facebook, Uber ecc. Come sarà il mondo sempre più soggetto a questi oligopoli tecnologici e in che modo il Partito Comunista affronterebbe tale situazione?

R) Come abbiamo detto prima, il socialismo non è affatto contrario alle innovazioni tecnologiche, anzi. Ma subordina queste innovazioni al benessere dei suoi cittadini. Le innovazioni sono armi potenti, non sono né buone né cattive, bisogna capire chi le usa e a quali fini.

Facciamo un esempio. Le vendite per corrispondenza. Non c’è dubbio che sono una gran bella cosa. Sto a casa comodo con una ottima connessione internet che mi permette quasi di toccare il prodotto. Non devo spostarmi e quindi non inquino. Posso scegliere tra una gamma molto più ampia di prodotti. Questo è quello che si vede. Cosa non si vede? I lavoratori della distribuzione sono tra i più sfruttati, sia quelli che lavorano nei centri di smistamento, che i trasportatori, che i rider. Le botteghe e i piccoli negozi spartiscono. Le piccole attività sono soffocate dalle grandi catene.

Tutto è massificato, i profitti si concentrano per offrire prodotti senza qualità.

Come risolve il socialismo? I profitti non vanno ad ingrassare i vari Bezos, ma servono a migliorare le condizioni di lavoro di tutti. Le piccole attività vengono consorziate ed aiutate a farsi conoscere meglio, per migliorare l’offerta inserita in un sistema socialista cooperativo in cui ognuno ha un posto che gli consente di vivere dignitosamente.

Un altro esempio. L’informatizzazione globale non c’è dubbio che sia un’ottima cosa. Con un click io stesso per scrivere questo articolo avrò consultato una decina di siti in pochi secondi. In altri tempi mi ci sarebbero voluti giorni, o non sarei riuscito a trovare quello che serviva. Questo è quello che si vede. Cosa non si vede? Se l’informazione “scomoda” è tolta o oscurata, quell’informazione virtualmente non esiste più. Se il motore di ricerca ce l’ha in mano uno solo, può governare a piacere la realtà di tutti gli altri. Questo è un punto delicatissimo, che mai può essere lasciato a un privato, che non risponde se non ai propri azionisti. E non vengano a parlare di multe milionarie, che gli fanno appena il solletico!

Il socialismo potrebbe esso solo garantire il giusto equilibrio tra sicurezza individuale e collettiva, intanto cominciando a espellere i potentati privati dalla gestione dell’informazione. E quindi parliamo di tv, di giornali, di reti, ecc. La fandonia che sia un sistema concorrenziale che garantisce la trasparenza credo che ormai sia stata smascherata agli occhi di tutti.

 

 

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