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In Israele proteste di ampia portata contro Netanyahu

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A Gerusalemme sono in corso da due settimane proteste che per portata e partecipazione non si vedevano da molti anni.

Esattamente otto in dodici giorni, come riporta il quotidiano israeliano Haaretz. Il ritrovo, sempre il medesimo, è Balfour Street, luogo dell’abitazione del primo ministro israeliano. Non è più una novità che in Israele si tengano partecipate manifestazioni di protesta contro il governo o contro Netanyahu.

Tuttavia, raramente le proteste hanno visto tanta partecipazione. La grande novità è la grande presenza di giovani, solitamente meno interessati alla politica rispetto ad altre fasce della popolazione e fino a poco tempo fa fedeli sostenitori di Netanyahu.

I motivi delle proteste

Fino alle prima fasi dell’epidemia di Covid-19 una simile ondata di proteste pareva impensabile. Israele era stato uno dei primi paesi ad introdurre un lockdown vero e proprio, e Netanyahu fu uno dei primi leader politici internazionali a farsi vedere con una mascherina addosso. La sua gestione della pandemia era stata quindi lodata in maniera trasversale.

Nelle settimane successive, però il comportamento del leader israeliano è divenuto più imprevedibile. Le restrizioni sui movimenti sono state rilassate e reintrodotte più volte, il sistema di tracciamento dei contatti non sta funzionando come dovrebbe e  i sussidi per i lavoratori sono stati ridimensionati rispetto agli annunci iniziali. A ciò si aggiunge il fatto che pochi giorni fa in Israele è iniziata una nuova ondata di casi: mercoledì 22 luglio sono stati registrati 2.032 casi in sole 24 ore, il dato più alto dall’inizio della pandemia. Senza contare che l’economia non è mai ripartita e la disoccupazione è decisamente in aumento.

Delle proteste diverse dal solito

I manifestanti, data la loro giovane età, hanno mostrato in alcuni frangenti alcuni comportamenti che deviano dalla normale concezione occidentale delle proteste. Infatti in certi momenti le manifestazioni assomigliano a una festa. Si balla, si canta, si cerca di fare più rumore possibile suonando strumenti musicali oppure battendo i piedi contro le barriere di metallo piazzate dalla polizia per contenere il corteo. A volte, invece, vengono improvvisate delle silenziose sessioni di meditazione.

Le proteste in corso, paradossalmente,  potrebbero però produrre un risultato opposto all’obiettivo originario, ovvero le dimissioni del premier. Netanyahu infatti potrebbe sfruttare questo manifesto simbolo di opposizione al suo governo al fine di rinviare il più possibile eventuali nuove elezioni. Senza contare il fatto che potrebbe reagire operando in maniera spregiudicata, non una novità per Israele.

 

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Di Jacopo Ghigo

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