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Il nuovo referendum in Russia che regala a Putin la presidenza a vita

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Grazie ad un referendum per approvare alcune modifiche costituzionali, Vladimir Putin potrà rimanere presidente per altri 12 anni.

Il presidente della Federazione russa avrà la possibilità di candidarsi alle elezioni presidenziali altre due volte, con l’opportunità di governare sino al 2036. Con una procedura del tutto insolita, i risultati del voto nei seggi che hanno chiuso per primi sono stati comunicati ufficialmente mentre nella parte più importante del Paese si stava ancora votando. Più del 70% dei votanti parrebbe essersi schierata a favore di Putin.

 Tuttavia le modalità di voto e di spoglio hanno destato non pochi sospetti. L’opposizione, che comunque non è riuscita a mettere in piedi una alternativa politica credibile, parla di brogli e ieri ha fatto scendere in piazza alcuni suoi rappresentanti nella capitale e a San Pietroburgo. Per Putin verranno azzerati i precedenti quattro mandati. Dalle prossime elezioni, che si terranno nel 2024, potrà quindi concorrere come qualsiasi altro candidato.

 

Una finta maggioranza

Come riporta L’Istituto Affari Internazionali, il 78% dei voti a favore con cui Putin avrebbe ottenuto l’approvazione delle modifiche costituzionali a lui necessarie, potrebbe non rispecchiare la realtà dei fatti. La maggioranza che ha fornito a Putin la legittimità per i passati 20 anni di governo, parrebbe essersi dissolta. Ora nei confronti del Cremlino sembrerebbe sussistere uno scontento diffuso provocato dalla fine del paternalismo alimentato dal petrolio, dalla corruzione di parte dell’apparato politico, dall’aumento della povertà e, negli ultimi mesi, dalla scarsa gestione dell’epidemia di coronavirus.

Un governo, quello di Putin, che parrebbe suscitare il maggiore consenso nella fascia più anziana della società. Quest’ultima è rimasta infatti positivamente colpita dalla propaganda organizzata in vista del referendum: una sontuosa parata militare in piazza Rossa, condita da spot militaristi. Bisogna tuttavia aggiungere che per convincere una maggior fetta della popolazione a votare a favore delle modifiche costituzionali, il nuovo programma prevede anche l’obbligo per il governo di indicizzare le pensioni almeno una volta l’anno e una soglia salariale non inferiore al minimo che garantisca un livello accettabile di sussistenza.

Una rottura per un cambiamento

Un quarto dei russi sembrerebbe dichiararsi pronto a scendere in piazza con richieste economiche. La sensazione è che il numero di ammiratori di Putin sia in costante calo. Probabilmente la paura del cambiamento gioca a favore del presidente. Situazione questa, favorita anche dall’assenza di un valido programma di cambiamento. L’unico programma che raccoglie una quota di consensi degna di nota è quello di Alexey Navalny, attivista e politico russo, segretario del partito del Progresso e presidente della Coalizione Democratica. Il suo programma prevede la fine della guerra fredda con l’Occidente e riforme economiche e democratiche per aprire la Russia agli investimenti e alla modernizzazione.

Tuttavia, dopo il voto del 1° luglio questo programma si potrà attuare soltanto attraverso una “rottura”. Sopratutto considerato che Putin si è appena auto conferito un mandato presidenziale che sembrerebbe andare aldilà dei canoni standard del diritto russo. Per l’ormai presidente a vita (nel 2036 Putin avrà 84 anni) potrebbe essere sempre più difficile mantenere la sua ambita posizione di decisore politico di livello sovranazionale.

Per fare un parallelo con la situazione di Hong Kong, se Navalny sta pensando ad una rivoluzione popolare, per scatenare appunto questa “rottura”, il Cremlino è deciso a mantenere una forte autorità sul suo popolo, proprio come la Cina nei confronti del porto profumato.

 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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