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Il discorso che avremmo voluto sentire da Conte

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La conferenza stampa del premier Conte ha lasciato l’amaro in bocca in diversi passaggi. Le delusioni più eclatanti sono state rappresentate dall’incertezza sulle ricette economiche necessarie per fronteggiare l’emergenza, così come dai toni improvvisamente remissivi non appena è stato menzionato il coinvolgimento dell’UE. Ecco il discorso che ci saremmo aspettati da un vero statista.

di Thomas Fazi

«Cari concittadini, questa è la nostra ora più buia. L’Italia si trova di fronte alla peggiore emergenza sanitaria ed economica dal dopoguerra ad oggi. Per questo mi vedo costretto ad approvare delle misure di contenimento dell’epidemia senza precedenti. Da domani tutti sugli spostamenti sul territorio nazionale saranno vietati e tutte le attività produttive e commerciali verranno chiuse, perché non è accettabile differenziare tra lavoratori di serie A – che possono permettersi di lavorare da casa – e cittadini di serie B che non possono permetterselo.

L’approvvigionamento di beni e viveri di base sarà garantito attraverso la temporanea requisizione di supermercati e altri centri logistici. Misure simili saranno previste per le cliniche private. Queste misure sono necessarie, ma so anche che avranno un costo altissimo per la nostra economia e in particolare per le fasce più deboli della nostra società. Non è accettabile che in questa guerra a farne le spese siano lavoratori, partite IVA e piccole e medie imprese già messe in ginocchio dalla crisi economica. Per questo ho approvato un primo pacchetto straordinario di misure di sostegno all’economia da 50 miliardi. Nessuno sarà lasciato indietro. Nessuno sarò lasciato solo.

Qualcuno chiederà: “E il deficit? E i vincoli di bilancio?”. Voglio essere molto chiaro su questo punto: non è questo il momento di mettersi a fare i conti della serva. L’unico debito di cui dobbiamo preoccuparci in questo momento è il debito umano, emotivo e sociale – quello sì veramente incalcolabile – che rischiamo di lasciare alle generazioni future se non facciamo tutto il possibile per salvare quante più vite umane possibile. L’ultima cosa di cui dobbiamo preoccuparci in questo momento sono i soldi, che altro non sono che degli uni e degli zeri su un computer.

Per questo pretendiamo che la BCE finanzi per intero la manovra d’emergenza con moneta di nuova creazione: in fondo si tratta di una goccia nel mare rispetto ai 2.500 miliardi di euro creati in questi anni dalla BCE per sostenere il settore finanziario. Che sia chiaro, non abbiamo nessuna intenzione di elemosinare soldi a nessuno: né alla BCE né ai mercati finanziari. Se la prima non dovesse ottemperare immediatamente alla nostra richiesta, prenderemo tutte le misure necessarie per dotarci della liquidità di cui abbiamo bisogno per far fronte alla crisi.

Chi ha orecchie per intendere intenda, e lo dico soprattutto ai nostri “partner” europei. Cari concittadini, vi invito a vedere questa sfida come un’opportunità: per unire un popolo troppo a lungo diviso, per ritrovare un orgoglio troppo a lungo calpestato, per riscattare una nazione che negli anni ha smarrito la via. Per far sì che un domani la gente dirà: “Fu la loro ora più buia, fu la loro ora più bella”».

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