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I grillini con il PD, cronologia di un golpe

Il mandato esplorativo di Roberto Fico ha avuto un “esito positivo e il dialogo è stato avviato”.

Così si è espresso lo stesso protagonista di questa missione che aveva come fine ultimo l’accordo tra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico. Un incarico concesso dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a seguito della fallite consultazioni da parte della Presidente del Senato Maria Casellati. A più di due mesi dalla tornata elettorale sembra dunque sul punto di risoluzione il nodo legato alla formazione del prossimo Governo italiano. Due mesi complessi che occorre ripercorrere per capire le dinamiche che hanno portato a questa bizzarra ipotesi di alleanza.

5 marzo 2018

Si chiudono le elezioni che consacrano la vittoria della coalizione del centrodestra a guida Lega Nord e il trionfo del Movimento 5 Stelle come primo partito in Italia. Si certifica inoltre la sonora sconfitta del Partito Democratico che per preferenze nazionali viene quasi raggiunto dal partito guidato da Matteo Salvini. È allo stesso Segretario del Carroccio che viene dunque affidata la responsabilità di sondare possibili alleanze con il Movimento 5 Stelle per formare il nuovo Governo.

Ci sono infatti punti programmatici affini, almeno inizialmente, come l’abolizione della riforma Fornero, una politica occupazionale nonché una sostanziale revisione dei rapporti con l’Europa e delle alleanze sul piano internazionale. Il compito di Salvini si rivela subito arduo considerato che i 5 Stelle rifiutano qualsiasi opzione che metta sul banco anche Berlusconi. D’altra parte lo stesso Berlusconi rifugge ogni ipotesi di venire a patti con i grillini.

Caso Skripal ed espulsione dei diplomatici russi

Il 26 marzo però l’atmosfera internazionale inizia a cambiare e i venti atlantisti soffiano sulla politica italiana. In mezzo alla confusione post elettorale italiana c’è infatti il caso Skripal a tenere banco. La comunità occidentale, aizzata da Regno Unito e Stati Uniti accusa la Russia dell’uccisione del suo ex agente sul suolo britannico. Il Governo italiano uscente e delegittimato si schiera a capo chino a favore di questa verve giustizialista e decreta l’espulsione dei diplomatici russi.

Un gesto che non fu apprezzato da Matteo Salvini che non esitò a dichiarare:

“Così si aggravano i problemi. A sanzioni e manette preferisco il dialogo”.

Nessuna reazione o presa di posizione fu invece fatta dal Movimento 5 Stelle e nemmeno da Forza Italia. Contemporaneamente lo stesso Berlusconi inizia a rilasciare dichiarazioni pubbliche in cui insulta platealmente i grillini e il loro elettorato. Mosse politiche che minano la difficoltosa ricerca di intesa tra Salvini e Di Maio.

La crisi siriana

Tra il 7 e l’8 aprile, in piena negoziazione Lega e 5 Stelle, si verifica un presunto attacco chimico nella Ghouta orientale, a Duma, in Siria. La comunità occidentale accusa immediatamente il Governo siriano di Assad come responsabile e minaccia ritorsioni. Salvini ha le idee chiare sull’accaduto:

“Non vorrei che motivi economici, esigenze di potere o il presunto utilizzo mai provato di armi chimiche mai trovate in passato scatenassero un conflitto che può diventare pericolosissimo”.

Anche in questo caso dal 5 Stelle e da Forza Italia non arrivano prese di posizione. Nel frattempo, mentre i 5 Stelle sembrano disposti ad accettare almeno un appoggio esterno di Berlusconi per il nuovo Governo, lo stesso leader di Forza Italia dichiara che i grillini “non sarebbero buoni nemmeno per pulire i cessi della sua azienda”. Le negoziazioni di conseguenza si complicano.

L’attacco occidentale alla Siria

Una settimana dopo il presunto attacco chimico gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia attaccano la Siria. Ancora una volta Salvini esprime apertamente la sua contrarietà: “Pazzesco, fermatevi” dice il leader della Lega. Posizione che non piace a Berlusconi. Il leader di Forza Italia subito prende le distanze dal suo alleato: “In queste situazioni è meglio non pensare e dire nulla”, commenta il Cavaliere.

A questo punto esce allo scoperto anche Luigi Di Maio che svela finalmente ai suoi elettori e al mondo la vera posizione del movimento.

“L’uso di armi chimiche, come ho già detto, è intollerabile ma mi auguro che l’attacco di oggi resti un’azione limitata e circoscritta e non rappresenti invece l’inizio di una nuova escalation. Restiamo al fianco dei nostri alleati, soprattutto perché in questa fase delicatissima credo che l’Ue debba avere la forza di farsi vedere compatta e unita”.

Oltre a questo, si scopre, come denunciato da il Foglio, che il programma elettorale del Movimento 5 Stelle (quello votato e approvato dai sostenitori) è stato modificato. In particolare sono state ammorbidite le posizioni antialtantiste e filorusse.

Fallimento dell’asse Lega 5 Stelle e ipotesi di complotto

Ciò che succede dopo è storia recente. La conferenza stampa che doveva segnare la vittoria diplomatica di Salvini per la tanto attesa intesa con il 5 Stelle viene a sorpresa rovinata da Berlusconi. Iniziano poi i mandati esplorativi del Presidente Mattarella e il primo, affidato al centro destra, si risolve con un nulla di fatto. È ancora Berlusconi a impedire il tutto.

Questa ricostruzione ci permette di comprendere come la politica estera influenzi pesantemente le dinamiche della politica di casa nostra. Al netto dei disastro combinati in Serbia, Afghanistan, Iraq e Libia, l’alleanza atlantica vale infatti tuttora più della volontà espressa dagli elettori italiani. Se Washington chiama, l’Italia deve rispondere presente, e se non risponde presente o se risponde male, come nel caso di Salvini, si trova il modo di tacere le voci dissidenti.

Chiedere a Bettino Craxi, che pagò con l’esilio le sue ardite posizioni in politica estera.

Chiedere anche a Silvio Berlusconi che dopo aver subito sulla sua pelle il golpe del 2011, ha capito l’antifona ed esegue ora zitto e buono gli ordini esterni.

Historia magistra vitae e dopo le bombe del Governo D’Alema su Belgrado, i carabinieri italiani morti a Nassirya e le ondate migratorie dalla Libia distrutta con il benestare del Governo Berlusconi, avremo ora il duo Di Maio-Martina entusiasti sostenitori della prossima disgraziata avventura militare di Macron in Siria.

Di Pro Meste

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