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Gli Afghanistan Papers rivelano le menzogne del Pentagono

Il Washington Post ha pubblicato lo scoop che si è costruito con anni di battaglie legali per ottenere documenti teoricamente de-secretati, che però non si volevano consegnare, sulla guerra più lunga dopo il Secondo Conflitto Bellico Mondiale (1939-1945): la guerra in Afghanistan.

Autore: Pierluigi Fagan

Sono 6.114 i militari americani uccisi (tra regolari e contractor) e più di 40.000 i feriti. 1.145 morti il contributo NATO, di cui 53 italiani. 100.000 gli afghani tra civili e poliziotti. 42.000 i talebani ed altre fazioni. Sono 157.000 in tutto i morti includendo giornalisti ed operatori umanitari. Per cosa?

Il numero dei morti in Afghanistan (grafico nel reportage del Washington Post)

Ora viene fuori che tutto ciò non è servito a nulla, che gli americani sapevano da quasi subito che la guerra non poteva esser vinta e che andava sempre peggio, nonostante i pubblici proclami su i grandi avanzamenti inesistenti, dichiarati costantemente sotto Bush, Obama e Trump. Una situazione sul campo che i generali definivano di caos assoluto, senza obiettivi chiari, con velleitarie strategie sovrapposte, ordini contraddittori, nessuna conoscenza della realtà del luogo, approssimazione massima e confusione, fino a non sapere neanche contro chi veramente si stava combattendo e soprattutto per cosa.

Gli Afghanistan Papers

L’articolo merita la lettura. Vietnam, Iraq, Siria, Afghanistan, la mega-potenza planetaria che sulla carta sembra un fumetto Marvel del potere ultimo ed assoluto, sul campo è una banda di cialtroni che non sa neanche cosa ci sta a fare lì.

E nel mentre se lo domanda, obbliga i propri giovani e gli alleati a dare il loro contributo di morti mentre ammazza popolazioni inermi, alimentando con flussi di dollari i poteri mafiosi locali, le élites criminali del luogo, fino a risollevare la coltivazione di oppio afghano, unico beneficio portato dagli esportatori del libero mercato e della democrazia.

Sono – in Afghanistan – 18 anni di guerra inutile per chi è sopravvissuto, letale per chi è sottoterra, per cosa? Per quei 1000 miliardi stanziati a più riprese, il contributo a determinare la posizione di più grande potenza economica del pianeta tramite il circuito che dalla stamperie del FED, passa nel complesso industriale-militare-parlamentare ed arriva alla vanga che sotterra i morti.

A proposito di vanga, Keynes sosteneva che presi operai che scavavano buche per sotterrare i soldi della banca centrale e presi poi quelli che li dissotterravano permettendo di pagare i primi ed i secondi, si sarebbe potuto creare lavoro emettendo moneta, se proprio non veniva in mente una idea migliore.

Gli americani hanno avuto una idea secondo loro migliore, che consiste nel lasciare 157.000 morti per strada, nel lontanissimo Afghanistan, riservando i soldi stampati dallo Stato ad un manipolo di cleptocrati.

Oltretutto, andando poi a raccontare che tutto ciò è per il bene delle libertà, della democrazia e dei valori occidentali. Segue The Star Spangled Banner, lacrimuccia, bara su cui gettare l’ultimo fiore, titoli di coda. Chapeau! Menomale c’è la libera stampa come il Washington Post, cioè Bezos, cioè Amazon, che ha appena perso la commessa da 10 miliardi di dollari in favore di Microsoft indetta dal Pentagono. L’ha presa bene, no?

Revisione ed impostazione grafica: Lorenzo Franzoni

Di Lorenzo Franzoni

Lorenzo Franzoni
Nato nel 1994 a Castiglione delle Stiviere, mantovano di origine e trentino di adozione, si è laureato dapprima in Filosofia e poi in Scienze Storiche all'Università degli Studi di Trento. Nella sua tesi ha trattato dei rapporti italo-libici e delle azioni internazionali di Gheddafi durante il primo decennio al potere del Rais di Sirte, visti e narrati dai quotidiani italiani. La passione per il giornalismo si è fortificata in questo contesto: ha un'inclinazione per le tematiche di politica interna ed estera, per le questioni culturali in generale e per la macroeconomia. Oltre che con Elzeviro.eu, collabora con il progetto editoriale Oltre la Linea dal 2018 e con InsideOver - progetto de il Giornale - dal 2019.

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