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Giustizialismo emotivo

Il sindaco di Riace Domenico Lucano

Le vicende giudiziarie del sindaco Lucano hanno palesato una notevole schizofrenia nel giudizio sulla magistratura. Specialmente da parte di chi l’aveva appena lodata come baluardo antisalviniano.

Le luci dei riflettori mediatici, che in questi giorni stanno abbagliando la piccola Riace, hanno rivelato un passaggio significativo nel processo di comprensione dell’opinione pubblica italiana e dei suoi meccanismi. In sintesi, la schizofrenica oscillazione del giudizio sulla magistratura è regolata, esclusivamente, da un sentimento di preoccupante ed isterica partigianeria. Tesi corroborata da un mero riassunto cronologico: quello delle più rilevanti vicende giudiziarie riguardanti il tema migratorio e delle conseguenti reazioni di massa.

Zuccaro e il caso Diciotti

Dapprima, il procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro è stato apostrofato con i peggiori epiteti, per aver indagato sulle presunte connivenze tra operatori delle ONG e scafisti libici, segnando un eclatante punto di rottura. Una rivoluzione copernicana a ciel sereno. Uno strappo con cui certi ambienti politici e culturali hanno sconfessato, per la prima volta, quella narrazione rosea ed edulcorata della magistratura che aveva caratterizzato i due decenni precedenti.

Matteo Salvini apre la busta contenente l’avviso di garanzia in diretta Facebook

Tuttavia, non si è trattato di una frattura ancora definitiva. Al calar della stagione estiva, sono state altre due procure siciliane -quella di Agrigento prima e quella di Palermo poi- a riportare il rapporto tra i suddetti ambienti e i magistrati sulla retta via, notificando a Salvini un’informazione di garanzia, poi spettacolarizzata su Facebook dal diretto interessato. Nell’avviso, veniva contestato al Ministro dell’Interno il reato di sequestro di persona aggravato, in virtù della malagestione dei migranti a bordo della Diciotti. Un caso che ha restituito nuova speranza a chi aveva smarrito la fiducia nella legalità, per colpa di quel “fascista eversivo” di Zuccaro.  Un caso che naturalmente, ha conferito  all’indipendenza del potere giudiziario l’etichetta di ultimo baluardo contro la deriva nazi-leghista.

Riace ed il nuovo capovolgimento

Il sindaco del comune reggino con il suo main sponsor Roberto Saviano.

 

Un’estasi durata giusto il tempo di un ultimo tramonto sul bagnasciuga.  L’indagine per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la conseguente misura cautelare disposta nei confronti di Domenico Lucano, hanno innescato nuovamente quel conflitto interiore che pareva esser stato sopito. In realtà sarebbe contestato anche il fraudolento affidamento del servizio di raccolta rifiuti, che però nei cuori dei legalitari a giorni alterni non fa breccia. E men che meno fa notizia.

Alcuni illustri sostenitori della causa migratoria a questo punto, hanno perfino sentenziato che la Lega si sarebbe impadronita della magistratura, come primo ed inevitabile passo verso l’edificazione di uno stato autoritario. Poco importa ricordare alle anime belle che in qualità di vicepresidente del CSM (ergo presidente de facto, visto il carattere prettamente onorifico riservato dalla Costituzione al capo dello stato) sia stato appena eletto un deputato del PD esplicitamente filorenziano. Per non parlare di quanto sarebbe superfluo precisare a costoro, che l’indagine nei confronti del primo cittadino del comune reggino sia iniziata a cavallo tra il 2016 e il 2017: ovvero in piena era Gentiloni. Un dettaglio procedurale non esattamente trascurabile di fronte a certe congetture cospirazioniste.

Dall’inquisizione alla disobbedienza civile

In meno di un mese, abbiamo visto persone passare da un atteggiamento inquisitorio degno del miglior Torquemada, fino al sostegno della disobbedienza civile come unica pratica legittima di fronte ad uno stato che promulga leggi ingiuste. Per non parlare poi del coraggioso accostamento tra Gandhi e Mimmo Lucano, scomodato da qualche ammiratore affetto da un esasperato culto della personalità. Dalla magistratura come ultimo baluardo antisalviniano, al potere giudiziario subordinato ad un presunto quarto Reich giallo-verde, il passo non è poi così breve.

Questo giustizialismo a correnti alternate è figlio di una generazione di autoproclamati pensatori, che ha nella disonestà intellettuale un difetto congenito. Provano a predicare la tolleranza e ad esaltare la sacralità del dibattito, ma ciclicamente finiscono per essere tolleranti solo con le proprie idee, oltre a diventare aggressivi quando il dibattito non assume più connotati acritici. Insomma, raccomandano il contraddittorio, ma bramano l’accondiscendenza totale. Il risultato, naturalmente, è che i temi a loro cari (su tutti, quello dell’accoglienza incondizionata) non sono contestabili e chiunque li metta in dubbio è un pericolo per l’ordine democratico.

Intellettuali inconsistenti per un’opposizione inconsistente

Ogni corrente ha gli intellettuali che si merita e la sinistra progressista al caviale raccoglie ciò che è stata capace di seminare: Saviano, Tommasi, Lerner e Jebreal. La loro incoerente emotività, unita ad una continua, isterica ed incessante reductio ad hitlerum.

Da qui nasce un’opposizione che ha l’ardire di criticare la contraddittorietà dei grillini (innegabile) con il loro passato inquisitorio, nonostante ai tempi di Berlusconi abbiano praticato il più radicale dei giustizialismi. Un’opposizione che sentenzia sull’operato del potere giudiziario con logiche da hooligans. Un’opposizione per la quale notizie di reato, indagini preliminari ed il concetto stesso di giustizia, assumono un’accezione molto elastica e possono essere rivisitate a seconda delle personalità politiche coinvolte. Un’opposizione con cui Salvini rischia di durare più di Elisabetta II.

Di Filippo Klement

Classe 1990, ha studiato giurisprudenza, a latere un vasto interesse per la storia contemporanea e la politica.

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