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Viva le mascherine (e contro Renzi, Salvini, e l’americanizzazione dell’Italia)

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Da quando sono in Italia adoro le mascherine.

Francesco Erspamer

Le vedo come un esercizio collettivo di disciplina, ovviamente sgradevole (la disciplina deve essere sgradevole o non è disciplina) e pertanto a volte evitato e tuttavia non negato.

Fa differenza.

Da buon italiano non disprezzo pregiudizialmente l’indisciplina e la trasgressione, e da professore ai miei studenti insegno che sono la necessaria premessa del cambiamento; purché responsabili, ossia solo quando chi le compie sia pronto a pagarne le conseguenze accettando la reazione e resistenza della tradizione.

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Come nel caso della vera libertà: che, diceva lo scrittore James Baldwin, non è una cosa che si possa ricevere in dono; bisogna prendersela. In altre parole, non è un diritto e non è uno stato acquisibile una volta per tutte o ereditabile: è un processo e una continua lotta e negoziazione, altrimenti diventa licenza, abuso e conformismo: diventa liberismo.

Infatti nella patria del liberismo, gli Stati Uniti, la libertà è un assoluto:

non è un confronto con il passato e un suo faticoso miglioramento bensì la sua istantanea cancellazione. Non è una conquista di conoscenza (un’epistemologia) bensì una condizione naturale (un’ontologia): “terra della libertà” (land of the free) li definisce il loro inno nazionale. Non è un caso che un paese di 350 milioni di abitanti che l’obsolescenza programmata la praticano sistematicamente, sia però politicamente congelato nel sistema ideato due secoli e mezzo fa dai rappresentanti di tre milioni scarsi di cittadini.

Come mai?

Perché già allora sanciva l’appiattimento sul presente e legittimava le peggiori pulsioni individualistiche.

È il mito del “self-made man”, del successo ottenuto in competizione contro tutti gli altri, del piacere di schiacciarli; sublimato nell’epos della frontiera e degli eroi solitari e vagabondi, celebrati da Sergio Leone (e dalla musica di Ennio Morricone) in film che guardo ancora con passione ma che quando diventa realtà quotidiana si trasforma in una distopia di sociopatici ostili alla solidarietà, incapaci di comunità, privi di Storia e di memoria. Ci sono tanti americani generosi, rispettosi e sociali, però come scelta privata, non come obbligo morale: si rispetta la legge in quanto garantisce l’indipendenza personale, non in quanto parte di un insieme.

Per questo il coronavirus è fuori controllo negli Stati Uniti.

E per questo vanno respinti i tentativi di Salvini e Renzi (e alleati, a cominciare da Meloni, fascista immaginaria) di americanizzare l’Italia in nome della crescita economica perpetua, di tecnologie asociali, del consumismo e dello spreco come virtù. A salvare il nostro paese dall’epidemia malgrado qualche errore e i tanti furbi e furbetti, è stata la coscienza diffusa, ancora presente dopo trent’anni di deriva berlusconiana, che la società deve avere la precedenza su egoismi e paranoie. Le mascherine, anche quando portate al collo come ornamenti, testimoniano questo senso di appartenenza.

Va difeso e rafforzato.

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