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Il presidente USA Donald Trump di fronte al possibile secondo impeachment

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Non è bastata una procedura di impeachment nei confronti di Trump, avviata il 24 settembre 2019, a seguito dello scandalo “UkraineGate”, poi conclusasi nel nulla. 

Il presidente uscente è stato accusato dai democratici di aver incitato la numerosa folla di sostenitori repubblicani presente al suo raduno nei pressi del Campidoglio, a Washington D.C. Sorge spontaneo chiedersi: può anche essere messo sotto accusa una seconda volta? E quali sono le conseguenze se lo è?

Sì, può esserlo. Le conseguenze sono che passerà alla storia per essere stato il primo presidente a essere messo sotto accusa due volte. Se il Senato lo condannasse prima che lasci l’incarico il 20 gennaio, sarà rimosso, ma per ora i rappresentanti di esso non hanno intenzione di “cacciarlo” dalla presidenza prima che lasci l’incarico. Se lo condannasse, il Senato potrebbe prendere un altro voto per impedirgli di ricoprire nuovamente la carica di presidente.

C’è davvero tempo per mettere sotto accusa?

Sì. Il processo di impeachment può essere lungo o breve, dettagliato o meno, come vuole il congresso. La Camera è pronta a votare per l’impeachment già oggi. Il Senato può tenere un processo per decidere se condannare Trump anche dopo la fine del suo mandato, ciò che sembra più probabile che accada a questo punto.

Perché sta succedendo?

L’impeachment ai danni di Trump nei suoi ultimi giorni in carica non era nella lista delle cose da fare del congresso. Ma poi è successo il 6 gennaio. Il congresso si è riunito in circostanze tese, dopo mesi di affermazioni e di azioni da parte di Trump per sabotare (secondo lui) le elezioni presidenziali del 2020, contestare la sua perdita e interferire nel conteggio dei voti elettorali e confermare che Joe Biden sarà il prossimo presidente.

Il pensiero del Tycoon

Trump definisce “ridicolo” il secondo impeachment (“il sequel della più grande caccia alle streghe della storia”). L’ex procuratore Jaffrey Scott Shapiro, sul Wall Street Journal , osserva come non sia un reato provocare emozioni mentre le parole del presidente al MAGA rally della Befana sono protette dal Primo Emendamento, quello che garantisce la libertà di parola. Dunque Trump, conclude Shapiro, “non ha commesso il reato di incitamento all’insurrezione o altri crimini”.

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Di Mattia Mollica

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Studente di Scienze Internazionali dello Sviluppo e della Cooperazione presso l'Università degli Studi di Torino.

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