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Perché l’UE non è il trionfo della pace che vi vogliono far credere

Vero è che ogni paese, dopo essere entrato nell’Unione, non è più stato investito da guerre entro i suoi confini.

Proprio per questo bisogna tenere presente dell’anno di ingresso del paese nell’Unione. Se infatti alcuni stati della ex Jugoslavia come Croazia o Slovenia sono nell’Unione solo da pochi anni, non si può dire che l’Unione attuale sia un territorio senza guerre dalla seconda guerra mondiale in poi. La Croazia è nell’Unione soltanto dal 2013, la Slovenia dal 2004, entrata insieme a Cipro, un erritorio ad alta tensione politica e diviso da un immenso muro. Nello stesso anno è entrata l’Ungheria, che qualche problemino dopo la seconda guerra mondiale, forse, ce l’ha avuto. Poi nel 2007 sono entrati territori come Romania e Bulgaria, dove le tensioni etniche interne sono molto alte. In Bulgaria, poi, vivono con circa un quarto di uno stipendio italiano part-time.

Ecco perché le dichiarazioni fantasiose di Tajani che vorrebbe vedere nell’UE perfino la potenza politica in grado di sconfiggere nazismo e comunismo, paiono ridanciane e bene si può intendere la reazione di Farage in tal senso.

In realtà

negli ultimi vent’anni l’Italia in coalizione con i paesi NATO e in particolare dell’Unione europea, ha contribuito a bombardare un paese come la Serbia (per chi abbia minimi rudimenti geografici: confinante con molti paesi UE), della quale eravamo peraltro il partner commerciale strategico. L’Unione, guardacaso, ci convince spesso a bombardare partner strategici: il fresco esempio della Libia di Gheddafi ne sia da monito, così come la evidente trazione franco-teutonica dell’istituzione pentastellata. Con la Libia di Gheddafi, peraltro, avevamo firmato un anno prima di prestare le basi a americani e francesi, un solenne trattato di amicizia. Una figuraccia del genere la si può ricordare forse soltanto con la fuga di sciaboletta a Salerno durante la II Guerra.

Anche in Siria,

e anche grazia alla non così pacifica UE, abbiamo chiuso un occhio di fronte al disfacimento di un paese foriero di cultura e pregno di relazioni commerciali con il Belpaese, che era il suo primo partner economico nel continente. Forse con l’Iran, dacché da oggi 5 novembre Trump ha deciso di sanzionare chi commercia con il paese degli Ajatollah, noi potremo comunque rappresentare un’eccezione e continuare ad intrattenere rapporti, siccome il “re del mondo” non ci ha incluso nella lista dei paesi verso i quali accanirsi.

Le folli sanzioni dell’Unione europea alla Russia

costano all’Italia circa dieci miliardi di euro in mancate esportazioni. UE che ha deciso proditoriamente di appoggiare i golpisti filonazisti ucraini che si scagliano con immonda violenza contro le popolazioni russofone del Donbass, tutto questo mentre l’Ucraina, paese a più riprese in stato di guerra, ha un accordo di libero accesso nel territorio dell’UE.

Ecco che le frasi di Tajani paiono sempre più comiche, così come ilare pare pure il sottotitolo di questo articolo:

abbiamo infatti la guerra in casa.

L’Europa a trazione teutonica va a diventare ancora più berlinocentrica con la dipartita, in primavera, del terzo asset economico dell’Unione, ossia il Regno Unito, mentre chiunque in Italia si appresti a criticare l’Unione o la sua moneta unica viene tacciato come un pericoloso sovversivo.

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