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Ogni oligarchia è bella a servo suo

<<Le vicende della Russia post-perestrojka hanno reso assai celebre il termine “oligarchi”.

Una “oligarchia”, spiega il dizionario è un

regime politico o amministrativo caratterizzato dalla concentrazione del potere effettivo nelle mani di una minoranza, per lo più operante a proprio vantaggio e contro gli interessi della maggioranza.

Ok. Diciamo che la Russia è dominata, in politica e in economia, da una oligarchia. Dopo di che, che cosa diciamo di un Paese in cui l’1% della popolazione detiene il 25% della ricchezza nazionale? Questo Paese è l’Italia. E che cosa diciamo del mondo che ci raccontano le ricerche di Oxfam, in cui 8 persone (delle quali 6 americane, una messicana e una spagnola) controllano la stessa quantità di ricchezza di cui dispone la metà meno abbiente della popolazione planetaria, ovvero 3,6 miliardi di persone? Lo diciamo così, senza pretese. Pensiamoci un attimo. Non per amore verso la Russia, ma per amore verso noi stessi.

>>

A questa brillante analisi di Fulvio Scaglione, volendo, potremmo affiancare un altro tassello. Un tassello paradigmatico di una società fortemente oligarchica, nella reale accezione del termine, ma che giornalisti e politici non hanno la stessa solerzia a definire con questo lemma, onde evitare di mettere in luce l’iniquità e lo squilibrio che la caratterizzano.

Se vi dicessimo che negli Stati Uniti contemporanei il 38,9% delle ricchezze è detenuto nelle mani dell’1% della popolazione, vedreste per caso qualche attinenza con la suddetta definizione presa in prestito dal dizionario?

E se a questo aggiungessimo che nella tanto vituperata Francia prerivoluzionaria del 1789 i primi due Stati, pari al 3% dei cittadini, possedevano circa il 35% dei terreni (la più grande forma di ricchezza dell’epoca), come uscirebbe la roccaforte della democrazia occidentale da un simile confronto?
Ogni oligarchia è bella a servo suo.

Filippo Klement

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