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Lutto nel mainstream: i Caschi bianchi abbandonano la Siria

Il mito dei Caschi bianchi è terminato.

Si è infine assistito ad una mesta quanto frettolosa ritirata da parte dei cosiddetti Caschi bianchi, usciti dalla Siria per riparare in Israele e poi chissà dove.

“Ottocento caschi bianchi in pericolo di vita in Siria”,

titolava melanconicamente Repubblica, pochi giorni fa. Per il Corriere della Sera sono stati invece

“coloro che testimoniavano i massacri che stavano avvenendo”

e che ora non potranno più farlo. Tutta questa narrativa tragica stona un po’ con la reale natura di un’organizzazione che di limpido e trasparente aveva in realtà ben poco. Si tratta invero di un’organizzazione privata nata nel 2013, non già per iniziativa di qualche siriano, bensì per mano dell’ex militare britannico James Le Mesurier. Mente inglese, soldi americani, sauditi, turchi, canadesi e francesi. Insomma da ogni angolo del globo fuorché dalla Siria.

L’organizzazione infatti ha sempre e solo operato nelle aree controllate dai “ribelli”,

venendo più volte a stretto contatto con organizzazioni de jihadismo sunnita più estremo. Per intenderci quell’Al Nusra, braccio siriano di Al Qaeda, come descritto su Gli Occhi della Guerra (vedi dopo).

Image result for omran savingTra pirotecniche messe in scena, come l’episodio del piccolo Omran e salvataggi mirati ad un ristretto gruppo di civili (quelli anti Assad) il talento cinematografico degli elmetti bianchi è stato infine scovato dalla multinazionale Netflix, che ne ha consacrato l’azione con una fiction. E in effetti la loro esistenza è stata soprattutto finzione. Si ricorda infine l’ultimo colpo di coda teatrale della stessa riguardo l’attacco chimico nella Douma.

In un video diffuso dagli stessi caschi bianchi si riprendevano bambini sottoposti a trattamento anti attacco chimico. È di pochi giorni fa la notizia che alcuna traccia di agenti chimici è stata trovata in quella zona di Siria. I caschi bianchi saranno ora accolti da Canada, Germania e Gran Bretagna, ove potranno proseguire la loro brillante carriera teatrale.

Ad ogni modo la rinuncia ad una tale cassa di risonanza mediatica da parte degli oppositori di Assad, rappresenta un chiaro segno della loro sconfitta e indica in maniera netta la direzione presa dal conflitto.

di Gabriele Tebaldi

Sull’argomento leggi anche (sito esterno):

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