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A Londra per il D-Day festeggiano la Merkel e lasciano fuori la Russia

Stalin, Delano Roosevelt e Churchill, vincitori della II Guerra Mondiale.

Mezz’inchino della padrona d’Europa a Sua Maestà Britannica,

in quel di Londra, ma la vera regina è lei, Angela Merkel.

La gaffe dei social media managers della Casa reale britannica è tutta da ridere: in una foto, in cui la cancelliera tedesca stringe la mano alla regina, la didascalia recita:

La Regina è stata presentata dal Primo ministro ai leader dei paesi, ciascuno rappresentante le nazioni alleate che presero parte al D-Day.

La ricorrenza del 75° anniversario dello sbarco delle truppe anglo-americane in Normandia, alla presenza dei pochissimi veterani ancora in vita, è stato così infangato rendendo omaggio alla Germania, che all’epoca, come noto, stava dall’altra parte della barricata. Con noi, peraltro, che (giustamente) non siamo stati invitati alla ricorrenza.

Il cortocircuito global-capitalista che fa capo agli scampoli di Unione Europea – la seconda economia, quella britannica, infatti, sta facendo armi e bagagli, rende omaggio a quella che sulla carta è l’economia trainante: quella teutonica, che si spaccia per virtuosa quando le sue due banche sono in crisi nera. Una crisi, soprattutto quella di Deutsche Bank, che rischia di far scoppiare una bolla speculativa dalle ricadute inimmaginabili.

Quell’economia prona a bacchettare, anchw per bocca di rappresentanti delle istituzioni di paesi come la Francia (con le banche messe ancora peggio della Germania, da decenni) e il presidente della Commissione ex premier di uno staterello che vive di dumping fiscale, bacchettare dicevamo la poco virtuosa Italia perché sfora nel deficit-spending, pur avendo la bilancia dei pagamenti in attivo e una ricchezza accumulata che fa invidia alla stragrande maggioranza delle nazioni trainanti l’economia mondiale.

L’imbarazzante assenza di Mosca

2 maggio 1945: le truppe sovietiche entrano a Berlino.

L’altra cosa che non si può non notare è come la Russia, lo stato erede di quella Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche, non sia stata invitata ai “festeggiamenti”. La narrazione global è la più revisionista che vi sia. Sicché la Russia è additata come cattivone mondiale, semplicemente perché non allineata alle politiche aggressive a stelle e strisce e si schiera contro l’aggressione di stati sovrani nelle regioni ricche di greggio del mondo (Venezuela, Medio Oriente, per esempio).

Si vorrebbe rammentare che nella seconda guerra mondiale l’URSS perse circa venti milioni di soldati, e che senza l’apporto di Mosca la guerra avrebbe avuto le sorti contrarie.

Questo anche se Benigni nel suo magistrale La vita è bella ha preso l’Oscar facendo proditoriamente liberare Auschwitz agli americani. Chi si è sporcato davvero le mani di sangue, nella II Guerra Mondiale, è stata la Russia. Non certo nazioni all’epoca connotate da un razzismo diffuso, che hanno messo in prima fila i combattenti delle colonie o la progenie dello schiavismo. La narrazione fiabesca, il leccaculismo nei confronti di Frau Merkel, i sussidiari e le scaramucce con Putin non cancellano la storia.

Elena Ferrero

Di Redazione Elzeviro.eu

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