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L’Iran che resiste contro l’Occidente e il coronavirus

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Tra le Nazioni del mondo colpite dall’epidemia di coronavirus vi è anche la Repubblica Islamica dell’Iran. Già colpita dalle sanzioni economiche occidentali e in particolare americane, anche Teheran ha dovuto pagare il suo tributo di sangue alla pandemia che ha colpito tutto il nostro pianeta.

di Costantino Ceoldo

Non c’è stata alcuna sospensione delle sanzioni internazionali, come ci ricorda il grido accorato di Mohammad Ghaderi, né vi sono stati aiuti da parte della comunità internazionale, sempre così sollecita a parlare di diritti umani e libertà dei popoli.

Davood Abbasi di ParsToday racconta una volta di più di un Iran che combatte, che resiste, che dà prova di una coesione fuori del comune: la Persia moderna, erede di quella antica, esce vincitrice dal confronto con la nostra sventurata Italia, sempre più persa in una situazione raccapricciante.

D) Potrebbe dire ai lettori quale comportamento ha scelto il governo iraniano per contenere l’epidemia di coronavirus fin dai suoi esordi?

R) Posso definirlo un comportamento improntato molto sulla fiducia nel cittadino. In realtà non si è arrivati mai alla quarantena completa in Iran, nemmeno quando la malattia ha raggiunto il picco della sua mortalità, intorno al 20 marzo 2020. Nel periodo più grave della pandemia, scuole, centri sportivi, cinema, ristoranti, teatri e moschee erano chiusi, la gente non poteva spostarsi tra le regioni, ma era libera di circolare nella città dove vive. È chiaro che pochissimi uscivano, ma era una scelta, non una imposizione.

La polizia non ha mai multato o agito con violenza. Persino le persone che cercavano di spostarsi di regione in regione, venivano respinte solo se il viaggio era unicamente a fini di svago. Veniva fatta eccezione per i casi particolari. Se dobbiamo inquadrare la risposta del governo iraniano, dobbiamo anche dire che è stata subito concentrata sull’uso di tecnologie avanzate. Gruppi di ricerca sono stati attivati per la produzione del kit del coronavirus, che l’Iran non aveva e non poteva importare, e lo stesso per i ventilatori.

Mentre scrivo queste righe, l’Iran è esportatore di entrambi questi prodotti. Le aziende dell’Iran hanno richieste da 60 Nazioni per i kit che, per esempio, sono già stati venduti persino in Germania. Nelle Nazioni della regione, come il Libano, l’Iraq e la Siria, sono giunti invece i ventilatori polmonari Made in Iran.

In soccorso del ministero della sanità

che ha diretto la risposta del governo, sono giunti i tre eserciti dell’Iran: l’esercito regolare (Artesh), l’esercito dei guardiani della rivoluzione (Sepah Pasdaran) e l’esercito dei volontari (Basij). Attraverso i loro centri di ricerca, queste unità hanno prodotto kit e altri beni di necessità, come mascherine e gel disinfettante ed hanno aperto le porte dei loro ospedali ai malati ed in più hanno creato ospedali da campo e posti letto.

Il ministero della sanità ha poi avviato un programma di screening di tutti gli 82 milioni di cittadini iraniani. Il piano ha funzionato cosi: ogni cittadino veniva contattato telefonicamente, dopo una sorta di intervista, se c’erano sintomi, veniva invitato in un preciso centro dove avveniva un’ulteriore visita medica. Nel caso di conferma di sospetti, veniva sottoposto al tampone e se necessario ricoverato oppure invitato ad effettuare la quarantena casalinga.

Mentre scrivo, i nuovi contagiati in Iran si aggirano sui 1000 al giorno e le morti sulle 50 al giorno. Il dato importante però è che in 13 delle 31 regioni iraniane non ci sono più morti ed in 8 regioni vi è al massimo un morto al giorno. La Nazione è nella quarta fase di lotta al coronavirus ed il 25 maggio, le diverse attività sono state riaperte con il rispetto delle norme.

D) Come ha reagito all’inizio la popolazione iraniana?

R) Una reazione epica, che ha risvegliato il ricordo della difesa dinanzi all’aggressione di Saddam tra il 1980 ed il 1988. Medici, infermieri e paramedici hanno scelto di lavorare senza sosta per mesi, rinunciando di andare a casa persino per le ferie del nuovo anno persiano (21 marzo). In molte città, nelle moschee e nelle case, la gente ha iniziato una produzione artigianale di mascherine. Presso le università, i ragazzi delle facoltà di chimica e medicina hanno iniziato a produrre nei propri laboratori gel disinfettante e a mandarlo agli ospedali.

Nelle case dove c’erano cortili, i ragazzi adolescenti si riunivano, compravano succhi di frutta e merendine coi propri risparmi e li portavano ai malati di coronavirus ed allo staff medico negli ospedali.

In alcune città i panifici davano il pane gratis allo staff degli ospedali. In un’altra città la farmacia più grande forniva mascherine e gel gratis.

L’Iran del periodo del Coronavirus

è stato pieno di storie, di gente che ha tirato su il proprio Paese stringendo i denti. La gente si è impegnata in questa maniera epica perché’ apprendeva giornalmente dalla tv che per via delle sanzioni degli Usa, non era possibile comprare gel, mascherine, kit e ventilatori. E cosi, dallo spazzino all’impiegato, dai ragazzini fino ai membri del governo, dai medici ai ricercatori, tutti hanno intrapreso una vera e propria guerra, che si è conclusa con una netta vittoria per gli iraniani.

Oggi ci sono medicine e ed attrezzature mediche necessarie, ci sono già due farmaci a base vegetale che curano molto bene il Coronavirus (non al 100% ma mostrano ottimi risultati), c’è un programma nazionale di cura con il plasma dei pazienti guariti, che si mostra molto efficace, e c’è abbondanza di mascherine e gel.  Una Nazione indipendente che è pronta a rimboccarsi le maniche, vince sempre contro qualsiasi embargo, guerra o minaccia esterna, è una verità molto molto importante che non mi stancherò mai di ripetere: l’Iran dal 1979 fino ad oggi ne è una prova vivente.

D) In Iran l’epidemia è diffusa con più o meno casuale uniformità o ci sono zone marcatamente più colpite di altre, come le zone italiane di Bergamo e Brescia?

R) Le zone calde del sud sono state le meno colpite mentre le regioni di Qom, Teheran, e poi Mazandaran e Gilan, vicine al Mar Caspio, e quindi sostanzialmente al nord, sono state le più colpite. Certo Bergamo e Brescia hanno avuto la mortalità più elevata del mondo, ad un certo punto, cosa che non è stata il caso dell’Iran. In tutto l’Iran ha sofferto oltre 7 mila perdite umane (ad oggi), i contagiati sono circa 135000 ma l’80% di essi è guarito.

D) Quale è lo stato d’animo degli iraniani ora, a distanza di molte settimane dallo scoppio del contagio?

R) Ci sono anche casi di depressione, e soprattutto c’è tanto dolore presso quelle persone che hanno vista distrutta la loro attività per via della pandemia. Penso a chi lavora nel settore del turismo, o chi gestisce ristoranti. Gli iraniani sono però generalmente animati da buona volontà, e anche questa volta non c’è eccezione. Il virus è sempre meno presente, il contagio e le morti calano, e la gente ha sempre maggiore speranza.

D) Ci sono stati comportamenti estremi da parte della polizia, come è successo a volte in Italia?

R) A me non risulta, anche perché le limitazioni, come abbiamo spiegato, non erano mai assolute.

D) Come pensa cambierà la geopolitica mondiale e quella del Medioriente in particolare a causa dell’epidemia di coronavirus?

R) Credo che il Coronavirus, abbia in qualche modo intensificato lo scontro già esistente tra Stati Uniti e Cina, le due Nazioni più potenti al mondo. Questo è un elemento che influirà sul Medioriente. A questo punto la Cina dovrebbe (salvo accordi in extremis con gli Usa), stabilire rapporti economici più intensi con l’Iran e altre Nazioni dette dell’Asse della Resistenza, che in Medioriente si oppongono al dominio Usa (Iraq e Siria). L’epidemia di Coronavirus, ha anche rafforzato la fratellanza nella regione.

Il Qatar, il Kuwait, e altre Nazioni hanno inviato aiuti in Iran e a sua volta l’Iran ha inviato aiuti in Nazioni come l’Armenia o l’Iraq. Ciò sarà negativo per il fronte Usa-Arabia Saudita-Israele, che mirava a formare nella regione un’alleanza anti-iraniana. In più alcune Nazioni della regione, vittima di sanzioni, hanno visto arrivare nel momento del bisogno, i kit e le medicine dall’Iran o dall’Asse della Resistenza. L’altro elemento chiave è proprio la tecnologia messa a punto dall’Iran ed i suoi prodotti “sanitari”. Diverrà ancor più difficile far funzionare le sanzioni, se i ventilatori iraniani vengono comprati persino dalla Germania.

Insomma, quella che era un punto debole dell’Iran (la mancanza di kit e ventilatori), è diventato un punto di forza. Le esportazioni dirette di questi prodotti avranno forse decine o centinaia di milioni di dollari di valore, ma maggiore sarà il valore politico di esse. Anche questa pandemia, è stata un’altra pagina di un processo più grande, quello che, a mio avviso, porterà al ritiro graduale degli Usa dalla regione e ad una riduzione della loro sfera di influenza. Gli Stati Uniti si sono aggrappati anche alla veste dei talebani in Afghanistan per evitare ciò (tanto per fare un esempio) e stanno cercando di far rivivere l’ISIS in Siria e Iraq, ma è difficile che ci riescano.

 

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