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L’Ecuador consegna Assange alla polizia. Quale futuro per il giornalista australiano?

L'arresto di Assange, questa mattina (11 aprile 2019).

LONDRA – In mattinata, nella capitale britannica, è stato arrestato  Julian Assange. Le forze dell’Ordine sono state autorizzate a prelevare il 47enne fondatore di WikiLeaks, che dal 2012 viveva come rifugiato politico nell’ambasciata ecuadoregna.

Il presidente dell’Ecuador Lenin Moreno, infatti, ha revocato il diritto d’asilo al fondatore di Wikileaks per “ripetute violazioni delle condizioni” del diritto stesso. Moreno aveva riconfermato, un paio di anni fa, l’asilo per Assange, disposto dal suo predecessore Rafael Correa.

Dopo sette anni di reclusione, molto provato, ma battagliero: ha gridato qualcosa di incomprensibile ai giornalisti, è stato condotto di peso su una camionetta della London Metropolitan Police.

Wikileaks, intanto, ha comunicato che la revoca del concesso diritto d’asilo disposta dal presidente dell’Ecuador andrebbe contro il diritto internazionale.

Già da Marzo Assange era stato privato di qualsiasi connessione a Internet.

La redazione di Wikileaks ha denunciato a più riprese come Assange sia stato da almeno un anno privato di ogni tipo di privacy, rivelando come i suoi incontri con il medico siano stati sempre videoregistrati di nascosto. Così come le visite con i suoi contatti, comunque vietate da un anno (qui il pezzo di E.Zoppolato in merito).

La Svezia, che lo accusava di reati di natura sessuale, e dalle cui accuse Assange si sottraeva per la paura  (fondata) che da Stoccolma potesse essere disposta l’estradizione in USA, da tempo aveva rinunciato ufficialmente alla persecuzione di Assange.

Il giornalista, hacker e uomo politico sarà condotto davanti ai magistrati di Westminster al più breve. Così ha detto un esponente del Governo inglese. L’esecutivo guidato da Theresa May ha anche sottolineato come nessuno, nemmeno Assange, si possa ergere al di sopra della legge.

Il caso del leaker, già fitto ed intricato, si era ammantato di un altro strato di mistero allorquando, nel novembre 2018, era spuntato un fascicolo, si teme per errore copincollato da un pm distratto, in cui emergevano imputazioni costruite ad arte per perseguire Assange negli Stati Uniti.

Per l’australiano ora si profila l’estradizione negli Stati Uniti, dove rischierebbe fino alla pena di morte per il leaking – la divulgazione di segreti di stato. La palla ora è alla Corte di Giustizia di Westminster.

Di Redazione Elzeviro.eu

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