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Le rivolte in Cile e la disattenzione mediatica ad arte

Avete visto cosa sta succedendo in Cile?

E avete fatto caso alla sua scarsa copertura mediatica? In buona sostanza ci hanno raccontato sommariamente di grandi tensioni e proteste per l’aumento del biglietto della Metro: una cosa così fastidiosa da portare poi 1 milione di persone in piazza!

Ahò, taccagni sti cileni!

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Invece ricordate benissimo quanta attenzione c’è stata per il Venezuela, per il giovane e bello Guaidò contro il brutto “dittatore” Maduro.

Qual è la differenza?

Beh, la differenza è che in Venezuela c’è tantissimo petrolio, ed un governo socialista che non vuole cedere agli americani le proprie risorse a condizioni di favore e fregarsene della povertà dilagante e dell’analfabetismo.

In Cile, invece, c’è un presidente assolutamente allineato alla dottrina neoliberista ed all’agenda politica ed economica dettata dal Fondo Monetario Internazionale.

Per questo motivo le proteste dei cileni non destano grande simpatia nel nostro Occidente; perché quello che chiedono è più equità sociale, meno disuguaglianze e tutela dei più deboli. Tutte cose che a quelli del FMI fanno venire l’orticaria.

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E guarda caso per i cileni, che in questi giorni hanno vissuto una riedizione del terrore di Pinochet con arresti e rapimenti per strada e in piena notte, torture, sospette violenze sessuali a manifestanti arrestate… nessun peana ed appello è arrivato dai famosi intellettuali nostrani tanto buoni e pietosi.

È la dittatura del “pensiero dominante” e della sua agenda setting, che plasma l’informazione perché la possiede.

Jamm ja

Peppe Meola

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