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L’assordante silenzio mediatico sulla Siria

Dopo anni in cui il clero dell’informazione si è profuso in penetranti bollettini dal fronte – perlopiù antigovernativi – le comunicazioni sembrano essersi interrotte sul più bello. Proprio quando sarebbe stata opportuna qualche rettifica e nel momento in cui Assad sta per vincere la guerra.

 

Volendo classificare questo specifico periodo del conflitto siriano, è molto difficile trovare una figura retorica più puntuale del dozzinalissimo ed inflazionato ossimoro sul silenzio assordante. Come abbiamo già avuto modo di riscontrare in passato infatti, l’atteggiamento dei media più autorevoli (e dunque più visibili) si è contraddistinto, durante tutto l’arco delle ostilità, per un tasso di faziosità e/o dilettantismo mai raggiunto nella narrazione dei conflitti recenti.

Un “modus narrandi” che ha sempre presentato una peculiarità non esattamente invidiabile, caratterizzata cioè dalla scientifica alternanza di due differenti approcci, a seconda della piega presa dalla guerra: chiassose denunce di abusi rivolte ad Assad e improvvisa interruzione delle comunicazioni non appena l’esercito lealista conquistava terreno. Senza dimenticare come, a supporto delle chiassose denunce, siano sempre state addotti elementi di prova provenienti da soggetti vicini alle forze di opposizione islamiste. Non esattamente fonti terze ed imparziali insomma.

La storia che si ripete e la novità

Ebbene la storia, ormai abbondantemente entrata nella seconda fase farsesca teorizzata da Marx, continua a ripetersi. A conferma di quanto sostenuto poc’anzi, i riflettori mediatici sembrano essersi gradualmente allentati; sempre più opalescenti, man mano che le sorti della guerra prendono la direzione del suo legittimo presidente e dei suoi alleati russi, iraniani e libanesi.

Cionondimeno, il silenzio radio degli operatori dell’informazione, in quella che si spera essere l’ultima fase del conflitto, sembra non essere più esclusivamente animata dal semplice disturbo per l’imminente vittoria di Bashar al-Assad. Ad alimentare la suddetta incapacità di reazione infatti, potrebbero aver contribuito anche le sempre più frequenti rivelazioni dell’ultimo periodo. Scoop che stanno via via sbugiardando sia le fandonie venduteci come oro colato, sia il fitto sistema di disinformazione strutturale costruito nel tempo dai grandi media.

 

La fake news di Douma mai smentita

Per una qualsiasi testata di ordinaria onestà intellettuale, sarebbe prassi di buona creanza – e anche qualcosina di più – formalizzare una smentita, qualora la narrazione dei fatti precedente finisse per rivelarsi una castroneria totalmente infondata; o al massimo fondata su elementi in seguito sconfessati.

Dunque, per quale motivo gli stessi media che hanno offerto uno spazio sconfinato alla campagna di sensibilizzazione di intellettuali, opinionisti ed artisti (gli stessi che predicano la dittatura dei tecnici e della competenza, ma vantano la stessa cultura geopolitica di un comodino) sul presunto attacco chimico perpetrato dall’esercito regolare a Douma nel 2018, da settimane tacciono come tombe di fronte alle crescenti evidenze di una spietata messinscena dei ribelli? Come mai nessuno ha riportato il recente rapporto degli ispettori dell’Opcw? Quello dal quale emerge che i cilindri contenenti il cloro sarebbero stati in realtà posizionati manualmente dai jihadisti, all’interno di crateri creati da precedenti bombardamenti?

 

Altre informazioni vittime del silenzio

Se perfino una rettifica deontologicamente dovuta non arriva, è chiaramente lungi da noi pretendere che altre informazioni trovino risalto negli stessi organi che hanno passato gli ultimi 8 anni ad edificare un claudicante castello di carte favorevole agli insorti. Sarebbe troppo pretendere che alcuni professionisti abbiano l’ardire di minare la propria attendibilità, iniziando a svolgere in modo neutrale il loro mestiere.

In questo modo, non sarà possibile per il grande pubblico avere facile accesso a tutti gli ultimi aggiornamenti. Come l’autobomba di Azaz che ha causato almeno 15 morti, i persistenti lanci di missili provenienti dal territorio israeliano e soprattutto il rinvenimento da parte dell’esercito siriano di diverse tonnellate di C-4 di fabbricazione americana (abbandonate dai ribelli nella campagna di Daraa durante l’ultima ritirata).  Notizie che avvalorerebbero la tesi di chi presenta Assad come eroico baluardo contro l’ennesima vile aggressione occidentale, attutata tramite procura conferita ad una resistenza fantoccio. Aggiornamenti che evidentemente, nelle redazioni più autorevoli, in costante guerra contro le fake news e contro la manipolazione della verità, giustificano l’assordante silenzio di cui sopra.

Di Filippo Klement

Filippo Klement
Classe 1990, ha studiato giurisprudenza, a latere un vasto interesse per la storia contemporanea e la politica.

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