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Gli Usa e l’identificazione del nemico come strategia di contrasto alle crisi

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Gli USA sono un paese fuori controllo. Ma non da ieri, con le tirate eversive di Trump. Da anni si assiste ad un alternarsi di insurrezioni, con saccheggi, falò e fucilate nelle strade, nominalmente a partire da questioni razziali – ma questo è l’unico modo in cui nella cultura americana sono in grado di categorizzare i problemi sociali.

di Andrea Zhok

E questo rappresenta un enorme pericolo, non per gli USA, ma per il mondo intero. Già, perché un paese internamente spaccato lungo mille faglie è tenuto insieme di volta in volta soltanto dall’identificazione di qualche nemico esterno.

E il meccanismo sociale americano è semplice (ed è solo la punta più avanzata dello sviluppo della ragione liberale): all’interno si creano condizioni di massima competizione, e dunque massima frammentazione, e simultaneamente si tenta di compensare questa frammentazione attraverso forze centripete promosse con la focalizzazione su di un nemico esterno.

Il bilanciamento è chirurgico e a suo modo mirabile: un piccolo welfare è compensato da una enorme spesa militare. Quando gli americani sono internamente in crisi fanno una guerra all’esterno, da sempre. E, naturalmente, la fanno di solito senza chiamarla tale: è sempre un “atto difensivo”, o un “intervento umanitario”, o un’operazione di “polizia internazionale a difesa dei diritti umani violati”, ecc.

Come si conviene alla classe delle giustificazioni legittimate della ragione liberale: solo chi riesce a dipingersi come vittima, come offeso, poi ha la licenza di uccidere. (E questo permette alle veline giornalistiche di tutti i suoi vassalli in giro per il mondo di dare versioni legittimanti degli eventi più abietti e cruenti.)

Gli USA sono la società che consuma di gran lunga più risorse pro-capite di qualunque altra nazione al mondo, e sono anche una nazione che ha reiteratamente dichiarato attraverso i suoi comandanti supremi che ritiene impensabile “mettere in discussione il proprio stile di vita”.

Siccome se tutti consumassero come gli USA ci vorrebbero 7 pianeti come il nostro, tolti i fronzoli, siamo di fronte ad una nazione che dice in faccia al resto del mondo quello che il marchese del Grillo diceva ai plebei. E peraltro di quel consumo debordante di risorse hanno assoluto bisogno, perché solo il consumo è un ansiolitico adeguato in una società educata a pensare che solo i ‘vincenti’ hanno un posto al mondo.

Così, mentre i nostri media, in gaie esibizioni di servitù volontaria stelle e strisce, ci spiegano corrucciati quali terribili minacce per il mondo rappresentino l’autoritarismo russo, i pipistrelli cinesi o il nucleare iraniano, la più grande, concreta e continua minaccia planetaria ribolle all’orizzonte pronta ad esploderci in faccia.

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