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La strategia della tensione non esclude il problema islamista

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Pur di non ammettere il fallimento del progetto europeo fondato su accoglienza ed integrazione, le analisi sui sanguinosi attentati dell’ultima settimana tendono ad assegnare all’elemento islamista un ruolo secondario.

di Antonio Di Siena

Capiamoci. Che dietro il terrorismo islamico ci possa essere (anche) la manina di qualcuno interessato a “destabilizzare per stabilizzare” è la scoperta dell’acqua calda.

Il problema è il prosieguo di questo modo di analizzare il fenomeno. Che in sintesi sbriga l’intera pratica con un semplicistico ‘siccome può esserci di mezzo la strategia della tensione allora il problema islamista non esiste’.

Ecco questo ragionamento è semplicemente da imbecilli perché impedisce di vedere il problema dove sta. Sarebbe come pensare che durante gli anni di piombo, senza l’apporto di servizi deviati e agenzie estere, non sarebbero esiste le centinaia di circoli operai (come pure quelli borghesi neofascisti) gremiti di gente armata e autonomamente pronta a far scorrere il sangue per le strade.

Il pensiero filosofico occidentale non ha soltanto un nemico, ne ha molteplici. Interni ed esterni. Fare finta che alcuni di essi non esistono non li farà scomparire. E agevolerà chi ha tutto l’interesse a nascondere la vera natura dello scontro in atto.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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