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La spia Biot: incidente fabbricato per metterci in rotta con Mosca?

Russian President Vladimir Putin takes part in a meeting on development of the Russian fuel and energy industry via a video conference at the Novo-Ogaryovo residence outside Moscow, Russia, Wednesday, April 29, 2020. (Alexei Druzhinin, Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP)

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La povera spia fai-da-te che rifila all’agente russo segreti di terza mano fotografati dal video? Passato il clamore mediatico d’ufficio sull’ufficiale di Marina Biot salta fuori tutta un’altra storia.

di Maurizio Blondet

La racconta il Messaggero. Walter Biot aveva diversi passaporti, bancomat, tessere sanitarie, membership di club privati e persino abbonamenti di autobus “intestati ad altre persone”. L’uomo disponeva di diversi cellulari. Uno su tutti però desta l’ interesse degli investigatori. Un Huawei modello p10 lite trovato occultato all’interno della macchina impiegata dal capitano di fregata per incontrare l’agente di Mosca.

Gli inquirenti hanno trovato nei suoi cassetti: “alcuni biglietti aerei con destinazione Israele del dicembre 2019, in cui il nome del passeggero coincide con uno dei diversi documenti trovati nel cassetto della scrivania del capitano di fregata Walter Biot, nell’ ufficio 248 del III Reparto direzione strategica e politica delle operazioni”.

Che dire?

Secondo le nuove direttive Biden-Blinken, CIA e Mossad, il governo italiano ha rapporti “troppo” buoni con Mosca e con Pechino. Va punito e sottoposto a purga che lo renda di nuovo “atlantico” senza se e senza ma, come annunciato dal Subalterno.

Solo una settimana prima, Edward Luttwak aveva proclamato su Formiche.net, che a volte sembra funzionare come megafono della Ditta:

“Ministri e sottosegretari italiani sull’elenco della Città Proibita”.

Secondo Edward Luttwak c’è la mano della Cina sull’Italia, ed è di questo che dovremmo preoccuparci quando si parla di spionaggio. Il vero pericolo, chiosa, viene dalla Cina: “La penetrazione cinese in Italia è considerevole, senza precedenti“.

Ripeteva, Luwwak, le accuse dell’ambasciatore USA in Italia, il moked Lew Eisenberg:

Non è bastato il tour negli States di Luigi Di Maio a mettere nel dimenticatoio la scelta italiana di aderire alla Belt and Road Initiative di Xi Jinping. E, potenzialmente, di far entrare nel mercato del 5G aziende cinesi come Huawei e Zte. Dal Centro Studi Americani l’ambasciatore degli Usa in Italia Lew Eisenberg non ha usato giri di parole: con il 5G ai cinesi non condivideremo più informazioni: tutti fanno affari coi cinesi ma con il 5G è in ballo la sicurezza. 

Lo sgambetto del governo gialloverde al suo alleato è segno di provincialismo. Uno sgambetto all’alleato americano per il puro gusto di farlo. Il segno di un provincialismo e di un’ignoranza che per quanto ne dica Di Maio non sono giustificabili con l’export.

Di Maio temo sia consigliato da gente che ha esperienza cinese

Mi riferisco a Michele Geraci. Una figura invisibile a Pechino, con piccole posizioni in diverse università ma nessuna di rilievo.

Frequento Pechino dal lontano 1976, ho una foto con Mao, i cinesi pubblicano di continuo i miei libri, e conosco gli italiani che vivono nella capitale. Ci sono italiani molto importanti e rispettati, come Francesco Scisci e Enrico Fardella, ma di Geraci non ho mai sentito parlare.

(Vecchi trucchi, però, Ed) Quello di Luttwak è un comando per il Subalterno? Lo vedremo se, invece di mandar via Speranza, fa dimettere Di Maio.

 

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