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Israele può fare affari con Pechino senza scandalizzare nessuno

Ricordate le reazioni americane, europee  ed ovviamente dei media nostrani al memorandum di intesa che l’Italia ha osato stringere con la Cina a marzo? Rimproveri durissimi.

di Maurizio Blondet

Minacce vere e proprie di sanzioni. Cipiglo di Merkel e Macron. Visite di pentimento di Di Maio al soglio di Washington, “pietà, la Nato resta la nostra casa, pagheremo gli F35, ci stiamo allontanando da Putin e dal suo petrolio”.

“Di Maio ha sgualcito l’immagine che a fatica si era costruito dalle parti di Washington, quando si presentò agli americani, nel novembre 2017, come il possibile futuro candidato premier”,

rimproverava il neocon che dirige la Stampa, Maurizio Molinari, che a Washington è di casa. Gli americani “credono che aprire i porti di Genova e Trieste ai cinesi sia il cavallo di Troia per i loro piani di conquista geopolitica”.

Orbene, ai primi di dicembre, Israele  ha affittato l’intero porto di Haifa a Pechino. Lo apprendiamo dal Jerusalem Post, che trionfante comunica: “La grande battaglia sul porto di Haifa si è conclusa e la Cina ha battuto gli Stati Uniti nella competizione per influenzare la politica israeliana.

La Cina inizierà a gestire il porto

nel 2021 e gli Stati Uniti dovranno decidere se continuare ad attraccare lì la sua sesta flotta o dar seguito al la sua minaccia di ritirarsi”.

In questo caso, nessuna minaccia. Nemmeno un sopracciglio aggrottato. Solo il sospiro: vuol dire che non ci attracchiamo più la Sesta Flotta, nessuna inquietudine”.

Eppure non solo Israele è il beneficiario alla pari di tutti i segreti e le tecnologie americane, le più gelose e di valore strategico, che riceve con totale generosità e senza pagare; onde grazie alla lobby e alle migliaia di sayanim inseriti nei posti chiave, gli Usa sono per Israele un libro aperto e un ventre molle per il popolo a cui niente si può negare.

Non basta: Israele è anche famosa

per essersi già  rivendute le tecnologie più decisive alla Cina. Per esempio “la tecnologia segreta americana per missili ed elettro-ottica è stata recentemente trasferita in Cina da Israele, comprendente,  il  sistema di refrigerazione in miniatura prodotto da Ricor e utilizzato per missili e apparecchiature elettro-ottiche”,  lamentava flebile il sito Military.com il 14 dicembre 2013”.

Anzi, aggiungeva il sito, “all’inizio degli anni ’90 l’allora direttore della CIA James Woolsey disse a una commissione per gli affari del governo del Senato che Israele aveva venduto i segreti degli Stati Uniti alla Cina per circa un decennio. Più di 12 anni fa gli Stati Uniti chiesero a Israele di annullare un contratto per fornire alla Cina missili Python III, che includeva la tecnologia sviluppata dagli Stati Uniti per i suoi missili Sidewinder”.

Ma questa è storia antica. Invece è del marzo scorso la lamentela di Foreign Policy  (la rivista del Council on Foreign Relations) del marzo 2019: “La Cina sta spiando Israele per rubare i segreti degli Stati Uniti

Da decenni Israele

(dice FP) nel quadro del grande progetto  incentivare investimenti esteri e delle privatizzazioni di beni nazionali e di  espansione dei beni israeliani sui  mercati internazionali – insomma il bello del mercato globale –  insomma Israele sempre minacciata nella sua esistenza “dal 1992 al 2017,  ha accresciuto il commercio bilaterale con la Cina da $ 50 milioni a $ 13,1 miliardi, diventando così – la Cina –  il più grande partner commerciale di Israele in Asia e il suo terzo partner commerciale al mondo dopo l’Unione Europea e gli Stati Uniti.

Nella prima metà del 2018, le importazioni cinesi da Israele hanno raggiunto $ 2,77 miliardi, con un incremento del 47% rispetto allo stesso periodo del 2017”.

Orbene, la Cina sta già spiando

i due maggiori esportatori di armi di Israele, Israel Aerospace Industries e il produttore di armi Rafael, insieme alla società Elbit Systems. I primi due sono corporazioni statali e tutti e tre hanno filiali negli Stati Uniti che aiutano a fabbricare le armi più avanzate di Israele, inclusi missili e avionica. Questi progetti e segreti commerciali sono ambiti dalle agenzie di intelligence e dai governi di tutto il mondo.

Vista del porto di Haifa

Aziende israeliane

che “stanno collaborando con le loro controparti statunitensi come Raytheon, Boeing e Lockheed Martin ai progetti congiunti, che includono aerei da guerra F-16 e F-35 e i sistemi di difesa antimissilistica Arrow.  Chiaramente, la Cina percepisce Israele come una porta posteriore attraverso la quale può accedere e penetrare in programmi segreti statunitensi”.

Porta posteriore? Alla nostra mente volgare viene una metafora più corporea: per Israele, la superpotenza è il culum LGBT offerto ad ogni inculatio e violazioni che vengano in mente alla fantasia più osée dell’entità ebraica.

Adesso, come ha detto  la stessa  intelligence israeliana,

gli investimenti cinesi in Medio Oriente sono aumentati del 1.700 percento tra il 2012 e il 2017. Complessivamente, i cinesi hanno investito $ 700 miliardi nella regione. Quasi la metà è nel settore energetico, $ 150 miliardi in ricerca e sviluppo, $ 113 miliardi nell’industria, $ 103 miliardi nei trasporti, $ 68 miliardi nel settore militare, $ 4 miliardi in prestiti finanziari e solo $ 155 milioni in aiuti umanitari.

Non è  il bello del mercato?

Pechino non sta  forse applicando le lezioni che avete predicato rispetto alle “aperture” di ogni genere? Di che vi lamentate dunque, culum americano ormai da decenni non più vergine? La Cina sta ampliando non solo il porto di Haifa ma anche quello di Hasdod

Va bene. Già sappiamo che dagli USA, non verrà ad Israele nemmeno il minimo rimprovero. Ma allora perché i media mainstream ci rimproverano di esserci associati alla Via della Seta e minaccianno e fanno minacciare sanzioni e ritorsioni non solo da culum americano ma da quello merkeliano, non meno aperto alle voglie loro? Da noi, i cinesi non potranno carpire un millesimo dei segreti militari americani che Israele mette addirittura in vendita.

Perché  dunque? E’ solo  per dimostrare il vostro potere e la vostra voce in capitolo anche vero un paese secondario, di terza scelta? A questo proposito ci piacerebbe domandare come mai tutti gli ebrei che contano – dai  Cerasa ai Ferrara, da Mentana ai Molinari , da David Sassoli a Gualtieri  – sono in prima linea nella campagna per tenerci dentro la UE ad ogni costo. Sembra quasi che starci , i questa gabbia, piaccia solo a loro. Ma capisco che tali domande possono rinfocolare l’antisemitismo – che come tutti sanno è in travolgente avanzata in Europa , per i quale è in corso la giustissima campagna contro l’Odio.  Quindi ritiro.

 

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