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I progressisti si scandalizzano per l’occupazione del Congresso, ma la democrazia americana è sempre stata sopravvalutata

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Niente da fare, quando si tratta di analizzare le dinamiche che coinvolgono la società americana, la stampa mainstream italiana si lascia trascinare da un’estrema banalizzazione della realtà.

di Michele Crudelini

L’assalto di un folto gruppo di manifestanti al Congresso americano che ha portato all’irruzione nella stessa struttura ha infatti scatenato un coro unico da parte dei media nostrani. “La morte della patria della democrazia!” con questo coro unanime dalla Stampa al Corriere, passando per Repubblica per la RAI e per Mediaset sono state commentate le scene che arrivavano direttamente da Washington.

E giù con invettive contro il Presidente uscente Donald Trump che secondo la stampa sarebbe l’unico artefice e responsabile di questa “improvvisa” ondata di violenza. Il tycoon secondo la stampa mainstream non sarebbe quindi altro che uno squarcio imprevisto dentro una storia perfetta, idilliaca ed esempio di democrazia per il mondo.

Tale analisi, più che dalle penne dell’élite intellettuale nostrana, sembra sinceramente partorita da un Ferdinando Mericoni qualsiasi. Quella macchietta interpretata magistralmente da Alberto Sordi che nell’Italia dell’immediato dopo guerra viveva nel mito americano, scimmiottandone la lingua e la pronuncia, senza però sapere nulla di concreto su quella società. I nostri commentatori, da Giannini a Di Bella sono quindi ancora fermi lì, a recitare la parte di ingenui sognatori di un modello che non solo non c’è, ma non è mai esistito.

La storia farlocca del modello americano

Sono tutti gli ultimi settant’anni di storia, ma anche i precedenti, che dovrebbero insegnarci come gli Stati Uniti, lungi dal rappresentare un faro di civiltà, abbiano in realtà incarnato e concretizzato i peggiori valori del mondo occidentale moderno, arrivando quindi a costruire un modello di società profondamente irrisolta ed ingiusta, che talvolta esplode in episodi di violenza.

Gli Stati Uniti sono quel Paese dove le lotte sindacali venivano represse nel sangue fino a ben oltre gli anni ’70 e ancora oggi la parola “sindacato” equivale quasi ad una bestemmia negli States. Gli Stati Uniti sono quel Paese che, senza alcuno scrupolo di sorta, ha esportato guerra in quasi tutto il mondo, dal Sud America all’Africa, dal Medio Oriente al sud est asiatico, con il solo obiettivo di piegare governi stranieri agli interessi delle proprie multinazionali. Nicaragua, Cile, Panama, El Salvador, ma anche Congo, Iraq, Afghanistan, Indonesia.

Insomma quello che oggi viene ingenuamente descritto come “faro di democrazia” è il Paese che dal Secondo dopo guerra ha esportato guerra in ogni angolo del mondo, senza farsi troppi problemi sui diritti umani della popolazione locale. Una strategia bellica che, occorre dire, è stata perseguita senza soluzione di continuità da repubblicani e democratici. E anzi, in tutto questo Donald Trump è stato probabilmente il presidente con meno guerre sul curriculum.

Il Paese della competizione tra ultimi

Gli Stati Uniti sono poi il Paese dell’individualismo estremo, della competizione economica fra le persone. Il Paese dove più di ogni altro posto al mondo si è realizzato quel modello di darwinismo sociale, dove i ricchi diventano sempre più ricchi, mentre i poveri vengono lasciati a loro stessi, perché in questa società la povertà è vista quasi come una colpa.

Sulla scia di questo, gli Stati Uniti oltre ad esportare guerre hanno esportato anche crisi finanziarie, come quelle del 1929 e del 2007. Crisi dove pochi si arricchivano alle spalle di molti. Tra tutti questi dis-valori, la democrazia rappresenta solo una cornice di bon ton dell’apparenza. Un rituale praticato da cittadini forgiati da anni di ingiustizie sociali mai risolte. Insomma la democrazia equivale né più né meno che al rispetto tutto formale di un galateo di cui non si comprende pienamente il senso.

Ecco che quindi l’assalto al Congresso si colloca in linea di continuità con i mesi precedenti, quando l’altra parte politica scendeva in piazza e con violenza belluina tirava giù monumenti storici, nonché vetrine, macchine e quant’altro. Così come i sempreverdi episodi di sparatorie che si susseguono da sempre negli Stati Uniti e che coinvolgono giovani, adolescenti, bambini, uomini, donne e anziani. Perché la società americana è questo: un grande caos anarchico, dove le ingiustizie sociali esasperate trovano spesso una reazione violenta da chi la subisce. Una società irrisolta che è stata erroneamente presa a modello e che continueremo a non capire se continueremo a guardarla con gli occhi di Nando Mericoni.

 

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