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Europeisti in festa per l’Esercito unico europeo (e Putin se la ride)

Il generale europeo Juncker che combatte con i mulini a vento.

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Capitanati saldamente dall’esaurito Emmanuel Macron, gli europeisti (o euroinomani, per dirla alla Fusaro), sono da almeno una settimana molto attivi nel parlare di un non meglio precisato Esercito unico europeo.

L’ultima novità,

in ordine cronologico, a tale invereconda e assolutamente incredibile ipotesi, è l’appoggio di Putin a tale idea. L’esercito europeo, prima di tutto irrealizzabile per i motivi tecnici che diremo tra poche righe, ma ancora prima irrealizzabile per motivi storico-culturali e di sovranità statale, sarebbe un’ottima novità per Mosca.

Naturalmente, quest’utopica, ma più che altro distopica invenzione di un esercito delle dodici stelle, permetterebbe di togliere l’egemonia statunitense nella difesa del vecchio continente. Inoltre, porterebbe l’esercito della Nato, a cui appartiene, tragicamente, anche la Turchia, a dissolversi. Novità, anche questa, che non può che essere ben vista nella più grande capitale europea al di qua degli Urali (se non si conta Istanbul, che sta a cavallo dei continenti).

L’esercito unico europeo è un capriccetto irrealizzabile dei burattini di Bruxelles.

Una tale armata, per funzionare, dovrebbe investire miliardi nella costruzione di satelliti alternativi all’americano GPS (fornitoci magnanimamente gratis dagli Stati Uniti che ne sono proprietari) o al russo GLONASS. Altrimenti l’Europa unita non si potrebbe rendere conto con un giusto anticipo dei missili che dovessero spiovere sul suo territorio, magari con testate nucleari armate, come hanno dimostrato di saper fare già diversi paesi dalla politica estera piuttosto aggressiva, come il regime comunista nordcoreano, o quello degli Ayatollah.

Senza la difesa (più o meno) provvidenziale delle stelle e strisce,

l’Europa dovrebbe togliere risorse necessarie al welfare e ciò vedrebbe la distruzione del già flebile stato sociale nelle nazioni del sud del continente, nonché la riduzione netta del grande welfare scandinavo (eccezion sia fatta per la Norvegia indipendente e sovrana). E ancora non riuscirebbe, probabilmente, a costruire quel sistema di satelliti che possa avvicinarla alle potenze Usa, russa o cinese, le uniche al mondo che riescano a mappare il territorio mondiale ventiquattr’ore su ventiquattro. Per permettere ai francesi e ai tedeschi (l’Inghilterra tornerà sovrana il 22 marzo) a sedersi al tavolo dei grandi, l’Italia dovrebbe privarsi di quel poco di stato sociale che le rimane, senza naturalmente sedersi sul tavolo delle negoziazioni, com’è ormai d’uso.

Esercito unico europeo: una follia da osteggiare senza se e senza ma.

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