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Trump e Manafort, ex braccio destro arrestato per la vicenda Russiagate

I dossier dei perdenti democratici

 

La più recente usanza delle forze politiche tradizionali è stata quella di screditare gli avversari di turno, senza curarsi troppo del proprio programma.

Un atteggiamento che ha portato in dote non solo sonore sconfitte, ma anche gaffes imbarazzanti. L’ultimo caso riguarda Hillary Clinton ed il Partito Democratico, i quali  sarebbero i curiosi finanziatori del celebre dossier contenente le principali prove sui rapporti tra l’entourage di Trump ed alcuni influenti funzionari governativi di Mosca.

L’impasse liberal-progressista

Risultati immagini per russiagateDa un paio di anni a questa parte si può riscontrare una tendenza paradigmatica del difficile periodo che stanno vivendo le forze politiche tradizionali (nello specifico liberali e progressiste), la quale si sostanzia, senza troppi giri di parole, nella collezione di delusioni elettorali e referendarie. E’ successo dapprima con la Brexit, proseguendo poi con l’inattesa vittoria di Trump ed il referendum costituzionale italiano, fino a giungere alle “vittorie mutilate” nei paesi di lingua germanica, dove i partiti di opposizione identificati come populisti ed euroscettici, hanno conseguito risultati notevoli.

Ciò che ha accomunato sia le suddette forze politiche, sia i loro media di riferimento, oltre ad aver rappresentato la principale causa di questi insuccessi continui e sistematici, è stata l’attenzione morbosa per gli avversari di turno, unita ad una parallela noncuranza nei confronti delle istanze degli elettori. Un totale disinteresse verso la costruzione di programmi ambiziosi, accattivanti o quantomeno credibili e l’esclusiva smania di screditare il proprio rivale. Insomma, la ricerca di una vittoria per induzione al ritiro dell’avversario, più che per meriti propri.

La zappa sui piedi

Un atteggiamento tanto stolto quanto controproducente, che ha naturalmente portato in dote dei montanti sul fegato. Ciò nonostante i vinti, piuttosto che recitare un “mea culpa” e cospargersi il capo di cenere, si sono convinti a perseverare nell’applicazione di questo autolesionistico teorema anche dopo l’ufficialità delle sconfitte. Parafrasato: non ci interessa capire perché abbiamo perso ed evitare di farlo anche la prossima volta, ma solo mettervi in guardia rispetto a chi ci ha battuto (maledicendovi) e cercare ogni sorta di alibi per la sconfitta.

A sublimare questo schema, che potremmo definire “protocollo per la sconfitta annunciata”, ci ha pensato Hillary Clinton durante la campagna elettorale americana dell’anno passato. Certo, i repubblicani non possono essere considerati degli astri nascenti o una nuova forza di opposizione, ma la figura di Trump, vuoi per il suo programma (ampiamente disatteso in ambito internazionale), vuoi per il suo ruolo di totale neofita nella politica a stelle e strisce, ha senz’altro rappresentato un significativo elemento di rottura rispetto alle tradizioni del partito.

Le fondamenta di carta

Per tutti coloro i quali non soffrano di perdita di memoria a breve termine, non sarà complicato riesumare le fondamenta sulle quali la moglie dell’ex presidente Bill edificò la sua battaglia contro il tycoon: retorica femminista ed antirazzista, attacchi di carattere squisitamente personale, nonché accuse di interferenze del governo russo a favore di Trump. Tutte argomentazioni di grandissimo impatto enfatico e di scarsissima rilevanza pratica, ad eccezione di quest’ultima.

Risultati immagini per hillary russiagateIl Russiagate

Il cosiddetto Russiagate infatti, sembra aver impedito all’attuale inquilino della casa bianca di dormire sonni tranquilli durante tutto il suo primo anno di presidenza, raggiungendo il suo apice nella giornata di ieri con la formalizzazione dei mandati d’arresto per Rick Gates e Paul Manafort.

Altri sono, tuttavia, i risvolti di questa vicenda che lasciano disorientati. O meglio, si tratta di sviluppi così grotteschi da legittimare ogni sorta di reazione, dal silenzio più profondo alla risata più sguaiata e strafottente. Secondo le indiscrezioni che trapelano dagli USA infatti, pare ormai conclamato il coinvolgimento di Hillary Clinton nel Russiagate.

Il coinvolgimento di H. Clinton

Che parte del celebre dossier fosse frutto della ricerca della Fusion GPS (un’azienda privata) e non dell’FBI era ormai noto, ma ciò che era stato dolosamente taciuto concerne l’identità dei finanziatori: il Partito Democratico e la campagna elettorale della Clinton.

Ma come? Proprio loro? Il partito che ha subito un danno decisivo per la corsa alla poltrona più prestigiosa del pianeta a causa della longa manus dei funzionari del Cremlino, sarebbe, guarda caso, lo stesso che ha commissionato l’indagine contenente le principali prove contro alcuni uomini dell’entourage di Trump? Prove peraltro  fondate su spontanee dichiarazioni degli stessi influenti funzionari governativi russi?

Come se non fosse abbastanza, nelle ultime ore si è aggiunta quella che potrebbe rappresentare la proverbiale ciliegina sulla torta. Come riporta Daniele Scalea, tra i più autorevoli esperti di meccanismi geopolitici in Italia,

L’organizzazione della campagna elettorale di Obama (Obama For America, OFA), trasformatasi dopo la rielezione in un’associazione a sostegno della sua politica, tra 2016 e 2017, lo stesso periodo in cui Fusion GPS lavorava al dossier anti-Trump, ha pagato circa un milione di dollari allo studio legale usato dai democratici per canalizzare i fondi alla Fusion GPS… Il Presidente Obama potrebbe quindi aver sostenuto un dossieraggio contro il candidato dell’opposizione, fatto pervenire alla stampa e al FBI mentre Obama era ancora Presidente, per giustificare le indagini contro di lui”

Insomma, un caso che fa spontaneamente pensare al compianto  Tomas Milian, il quale non avrebbe esitato a chiosare nell’unica maniera realmente appropriata. Ovvero, urlando a squarciagola A cazzari!

Klement

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