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Doppia catastrofe in India e Bangladesh: dopo il COVID-19 arriva il ciclone Amphan

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Il ciclone più potente del secolo si prepara a colpire Calcutta con venti a 150 km/h. Milioni di persone tra India e Bangladesh sono state costrette ad evacuare a scopo precauzionale.

Ma la situazione è resa complicata dalla pandemia. I malcapitati si ritrovano a dover compiere una scelta drammatica: rischiare la morte tra acqua e fango o rischiare il contagio da COVID-19 in rifugi affollati, dove il distanziamento risulta impossibile.

L’impatto del ciclone

Secondo il Meteorological Department India (MDI) non si vedeva un ciclone di questa potenza nella regione dal 1999. Il bilancio delle vittime accertate è salito a 84, ma i numeri degli impatti sono destinati a salire e solo nei prossimi giorni si potranno quantificare i danni. Alle notizie sui media si affiancano immagini impressionanti pubblicate sui social. Auto e centraline elettriche distrutte, alberi, lampioni e semafori totalmente sradicati. I venti hanno raggiunto punte fino a 185 km/h prima di arrivare a terra, con onde sulla costa alte fino a 5 metri e piogge devastanti. Ieri Calcutta, capitale del Bengala occidentale, si è svegliata con le strade completamente allagate e l’aeroporto inondato.

Immagine del disastro a Calcutta.

“L’impatto di Amphan è peggiore di quello del coronavirus”, ha affermato ai media locali Mamata Banerjee, primo ministro del Bengala occidentale.

In Bangladesh, il distretto più colpito è quello di Satkhira. Lì vaste aree sono state allagate a seguito del crollo degli argini in diversi punti.

Il futuro di intere comunità è a rischio

Oltre ai danni immediati, si dovranno quantificare anche quelli a lungo termine. Infatti, i campi allagati non permetteranno la coltivazione di cibo e le infrastrutture devastate non consentiranno la mobilità. La mancanza di corrente elettrica e della linea telefonica isoleranno intere regioni. Per non parlare dei danni alle abitazioni, che significheranno per molte persone il rischio di non avere un posto in cui vivere.

Uno scenario reso ancora peggiore dall’elevata possibilità di un aumento dei contagi all’interno delle strutture di assistenza. Le autorità di India e Bangladesh hanno assicurato la messa a disposizione di aree extra per garantire le giuste distanze e la distribuzione di mascherine e disinfettante per le mani. In linea del tutto teorica sono previste stanze separate per le persone malate di COVID-19. Tuttavia, le immagini che circolano su questi rifugi dimostrano l’impossibilità di evitare assembramenti.

Donne e bambini all’interno di un rifugio. Il distanziamento sociale risulta impraticabile.

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Di Barbara Toscano

Barbara Toscano

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