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Donald Tusk e gli altri: la nuova Ue prepara la guerra all’Italia

Appena decaduta dalla importantissima carica di “Presidente del  Consiglio Europeo” (seconda solo al presidente di Commissione, Juncker), Donald Tusk si è subito fatto rieleggere Presidente del Partito Popolare  Europeo, ossia della formazione partitica più grossa dello (pseudo) Parlamento UE, insomma posizione altrettanto decisiva per conformare la politica dell’oligarchia.

di Maurizio Blondet

Votato da 491 europarlamentari PPE contro 37. Trionfo della democrazia? Niente  affatto: Tusk ha concorso a questo posto senza un oppositore o concorrente che glielo contendesse. Insomma, tutto preparato in anticipo: come del resto era preparata in anticipo la “scelta” di Gentiloni come rappresentante italiota nel “governo” Von der Leyen, e David Sassoli come  presidente dell’europarlamento. Tutti scelti per la loro ferrea  – anzi, cementizia – adesione ai “valori  UE”, anche i più discutibili:  in qualche modo, l’euro-garchia reagisce ai sintomi di disfacimento arroccandosi e indurendosi nel rifiuto negazionista di ogni spiffero di critica e democrazia.

Infatti subito, nel suo primo discorso programmatico  come capo del PPE, Tusk ha tenuto un discorso di guerra;  ha chiamato alla “lotta” contro “autocrati e populisti”, che “portano le persone a credere che la libertà non possa conciliarsi con la sicurezza. “Che la protezione dei nostri confini e del nostro territorio non può essere conciliata con la democrazia liberale e una governance efficace con lo stato di diritto”, ha aggiunto, definendo questo conflitto “l’essenza del dibattito interno” all’interno del PPE.

Donald Tusk ha messo in guardia

contro quei “politici emergenti sul palco principale” che, approfittando del “caos migratorio”, avevano iniziato a “stabilire sicurezza e ordine contro l’apertura e la libertà”. Ha sottolineato che nessuno nel PPE ha il diritto di attaccare la democrazia liberale.

Ovviamente tutti han capito che Tusk ha attaccato l’ungherese Orban – senza nominarlo, questo è lo stile  – il cui partito Fidesz è parte del PPE: evidente annuncio della prossima espulsione.

All’espulsione autoritaria dell’illiberale, si oppone un lieve problema, illustrato dal sito Euronews:  se Fidesz fosse escluso dalla famiglia, il PPE perderebbe 13 poltrone, riducendo i suoi seggi nello (pseudo) europarlamento a 169, che è scomodamente vicino ai 154 mandati del secondo partito più grande, i socialdemocratici. Se, d’altra parte, Fidesz rimane, vi è il rischio che i membri del Benelux e dei partiti scandinavi passino al partito liberale-conservatore “Rinnova l’Europa”, il che potrebbe anche ridurre il numero di politici del PPE di oltre 20” .

Una Commissione di guerra alla democrazia

Con Donald Tusk a capo del PPE, la Commissione  Von der Leyen (che  molto faticosamente sta per insediarsi) è  sicura che non le verrà nessuna critica e nessun rischio di destabilizzazione democratica dei “nostri valori”  (essenzialmente, “diritti civili”  LGBT cui ha alluso Tusk e apertura dei confini all’immigrazione) .

Discorsi di guerra, bellicisti, hanno infatti tenuto la Von der Leyen sia il suo vice, il “ministro degli esteri” che succederà alla povera Mogherini  (anima persa: messa lì da Renzi, non ha mai avuto un governo italiota da cui ricevere istruzioni) : parliamo dello spagnolo Josep Borrell,  72  anni, vecchio arnese del PSOE in politica da 50, e che è stato pure presidente dell’Europarlamento dal 2004 al 2007: sono sempre gli  stessi che si ridistribuiscono le cariche, non lasciano un buco, uno strapuntino che possa essere occupato da “llliberali”.

Ebbene, Borrell ha subito dichiarato il suo programma: la credibilità UE in politica  estera si gioca innanzitutto nella  sua capacità di aiutare  l’Ucraina “contro l’espansionismo russo”, quindi la UE non toglierà  le sanzioni contro Mosca  – fra  gli applausi frenetici degli oligarchi – (la povera Mogherini  era, sospettata dai polacchi e baltici di essere  filo-Cremlino).

Non solo

in obbedienza alla parola d’ordine della signora Von der Leyen “è ora che la UE impari il linguaggio della potenza”, Borrell ha rincarato: la UE deve ora “imparare a usare il linguaggio della forza ” nel mondo. Quindi è necessario rafforzare le capacità militari, in particolare rendendo operativi i “gruppi di battaglia”, quei battaglioni multinazionali sono stati creati nel 2004 ma non sono mai stati utilizzati. Mancano i fondi? Borrell non ha mancato di sottolineare che potremmo benissimo finanziare tutto questo con il Fondo chiamato “European Peace Facility” ( Orwell, decisamente), dotato di 10,5 miliardi di euro.

Del resto, il socialista (sic) Borrell è quello che mesi  fa ha provocato un incidente diplomatico con Mosca dichiarando che ““la Russia , il nostro vecchio nemico, è tornata a essere una minaccia “. Mentre nello stesso tempo, in ossequio al politicamente corretto dell’euro-garchia, Borrell ha dichiarato che lui “odia il nazionalismo  e i confini”  (ossia:  Orban, Salvini e Le Pen), ma forse sintomo di una volontà di potenza imperiale  che gli eurograchi stanno covando.

“Problemi di dentizione”

ha definito sarcastico il Financial Times le difficoltà della Von der Leyen a insediarsi davvero, con ritardo: denti da latte per fami imperialiste che si sono accompagnate – dicono i funzionari anonimi – al fatto che la signora “non capisce come funziona la casa” che le è stata  assegnata.

Per curare la sua insicurezza, si è data, o le sono stati assegnati, tre vicepresidenti che ben conosciamo: Frans Tmmermans, l’olandese, già nella stessa posizione di vicepresidente sotto Juncker;  Marghrete Vestager, la ottusa ma imperiosa danese che, come commissaria alla concorrenza, ha inflitto danni  incalcolabili a risparmiatori e correntisti nella  ristrutturazione di Banca EtruriaBanca MarcheCariferrara e Carichieti : vietando come”aiuto di stato” l’intervento del Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi (che essendo appunto un  accordo fra banche non era aiuto di Stato, come ha confermato il tribunale UE) e nemmeno chiedendo scusa

Il terzo vicepresidente

è un altro che conosciamo troppo bene: Valdis Dombrovskis, piazzato alle costole (come un secondino) del commissario in quota all’Italia, Gentiloni, di cui comunque non si fidano in quanto “italiano”: non  capiscono quanto si sbagliano, non riconoscono nemmeno i loro maggiordomi.

A parte forse Timmemans, gli altri due sono sperimentati per la loro ostilità preconcetta all’Italia e la volontà di farci pagare il nostro debito pubblico o farlo declassare dai mercati come insostenibile (la linea Weidmann). Per noi la nuova Commissione prospetta di essere anche peggiore di quella di Juncker .

Ma affiancati da questi tre vice, ciascuno dei quali controlla  “le tre principali famiglie politiche” eurocratiche (gruppi  di oligarchi-funzionari e pacchetti di voti  nell’europarlamento) per la presidente insicura di come funziona la casa che le è stata regalata, “sarà come gestire un governo di coalizione tedesco”.

L’arroganza, la presunzione

e  l’autismo che regna in questa oligarchia arroccata è mostrato dal fatto che ha aperto una procedura d’infrazione contro la Gran Bretagna per non aver presentato un suo candidato commissario –  per  semplice buonsenso, visto che fra qualche Londra uscirà (speriamo) da questa gabbi di dementi.

Insomma sarà una Commissione di  Guerra: dove comandano esattamente quelli di prima, con ambizioni ancora maggiori di euro-militaris, op e “forte”, e ancora più incattiviti dalla sensazione che il progetto burocratico sia  in disfacimento: cosa di cui danno la colpa ai “sovranisti” , ai “populisti” e a  tutti gli europei che votano quelli, e non loro.

 

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Di Redazione Elzeviro.eu

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