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Costa D’Avorio, il Paese è a rischio

Non è ancora scritta la parola fine al conflitto mai sopito in Costa D’Avorio. Da venerdì scorso infatti sono ripartite le proteste da parte di un gruppo di militari, immediatamente supportati ex soldati smobilitati alla fine della guerra civile (2011).

Malcontento tra i militari

I militari, scontenti delle condizioni economiche che non sarebbero state rispettate dal Presidente Alassane Ouattara, hanno bloccato le strade della città di Bouaké, nel centro del Paese, oltre che alcuni quartieri di Abidjan, la capitale economica. La stessa situazione era già stata vissuta lo scorso gennaio. Allora come oggi i militari scontenti hanno bloccato accessi e strade.

A gennaio venne infine trovato un accordo con la presidenza. Questo accordo pare oggi essere saltato. Il Presidente Ouattara si dice pronto a inviare forze speciali a Bouaké per sedare la rivolta al più presto. Probabile che venga indetto il coprifuoco nei prossimi giorni, almeno nella cittadina di Bouaké. La Costa D’Avorio continua così a rimanere nella tensione, nonostante la guerra civile sia finita sulla carta sei anni fa.

Un conflitto mai sopito

In realtà molti aspetti farebbero credere che un altro conflitto possa scoppiare nel 2020, anno delle prossime elezioni. È infatti sentimento piuttosto diffuso della società ivoriana che il risultato della guerra civile, che ha visto la vittoria di Ouattara e la cattura di Laurent Gbagbo, ex Presidente, sia stato imposto dalla comunità internazionale, francesi in primis. Sono in molti a lamentare il passato di Ouattara nel Fondo Monetario Internazionale, così come il non aver praticamente mai vissuto la realtà ivoriana (ha infatti studiato negli Stati Uniti).

 

Così come molti sostengono l’innocenza di Gbagbo, attualmente sotto processo della Corte Penale Internazionale con l’accusa di crimini di guerra. Finora il processo, in effetti, non ha saputo trovare prove concrete per avvalorare l’accusa. Se Gbagbo venisse scagionato potrebbe tornare in politica proprio per le elezioni del 2020. Difficile prevedere elezioni pacifiche in questo scenario. C’è poi da dire che la Costa D’Avorio, come primo produttore al mondo di cacao e anacardi, rappresenta un territorio ancora molto ambito da Parigi, nonché il suo porto, gestito dagli stessi francesi.

Di Michele Crudelini

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