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Brasile, una catastrofe ambientale annunciata

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Come all’epoca dei conquistadores, il territorio del Brasile si appresta ad essere irrimediabilmente violato per favorire i cercatori d’oro. Soppressa una grande riserva naturale istituita dal governo militare.

Il tentativo di porsi tra i grandi del mondo

A differenza dell’epoca dei conquistadores, tuttavia, il polmone verde del mondo resta uno degli ultimi dispensatori d’ossigeno ancora in grado di reggere le sorti ambientali del pianeta.

Con l’obbiettivo di uscire dalla classificazione di paese in via di sviluppo, per collocarsi finalmente tra i paesi fermamente sviluppati, lo stesso paese che condanna i suoi presidenti socialisti per corruzione e dove hanno trovato rifugio numerosi terroristi italiani degli anni di piombo, si appresta ad una mossa politica che viene osteggiata dagli ambientalisti di tutto il mondo.

Il via libera appena dato dalle istituzioni alla deforestazione di un’ingente porzione, vicina ai 50mila km quadri, della foresta amazzonica, infatti, segue ad un’opera costante, e già molto imponente, di deforestazione.

La denuncia dell’INPE

E’ lo stesso Istituto di ricerca sull’Ambiente brasiliano, ad aver lanciato l’allarme ancor prima che la notizia avesse un’eco ultra continentale: tra agosto 2015 e luglio 2016, come denuncia lo stesso Inpe, sono stati deforestati ben 8000 chilometri quadrati di foresta.

Il polmone verde della Terra

Come si accennava, la Foresta Amazzonica rappresenta il polmone verde dell’intero pianeta, del quale è l’irrinunciabile fornitrice dell’ossigeno che forma l’atmosfera. Si tratta di un luogo fuori dal tempo e anche mistico, dove, non troppi anni fa, ancora si trovò una tribù ignara dell’esistenza di forme umane ultronee.

La foresta, che si amplia dalle rive del Rio delle Amazzoni e si dipana seguendone le migliaia di affluenti, è costituita da una vegetazione fittissima e verdeggiante: un paradiso di vegetazione e di specie animali che è possibile ravvisare solo in tale luogo.

Gli indios

Le popolazione autoctona dell’Amazzonia è vieppiù estinta e comunque ibridata dalla penetrazione dei cercatori d’oro che, nei secoli, hanno calpestato il suo suolo. Gli indios residui, ancorché, dunque, incrociati con portoghesi e spagnoli, conducono un’esistenza allo stato primitivo, a stretto contatto con la natura: si occupano vieppiù di caccia e coltivazione semplice, in condizione di isolamento e di ignoranza dell’urbanizzazione. I corsi d’acqua costituiscono le strade, per queste tribù, destinate all’estinzione totale, che potrebbe addivenire proprio a seguito di quest’ultima concessione del governo carioca.

La mossa del presidente Temer

Il nuovo presidente brasiliano Michel Temer, mercoledì 23 luglio, ha infatti deciso di abolire la National Reserve of Copper and Associates (la cosiddetta Renca), concedendo così che i magnati della ricerca minerale possano dare il via alle trivellazioni alla ricerca di metalli preziosi, in un’area di più di 46mila chilometri quadrati, in piena Amazzonia.

La giustificazione è tutta economica:. «La misura è diretta ad attrarre investimenti nel Paese e alla creazione di nuovi posti di lavoro, nel rispetto della sostenibilità ambientale». Queste le esternazioni del ministro dell’Economia e dell’Estrazione, che spende anche due parole in difesa degli ultimi autoctoni, dicendo che verranno tutelati, anche se non è ancora del tutto chiara la modalità di tutela che si vorrà concepire nei confronti di un popolo oppresso e senza voce, a cui viene strappata un’area di dimensioni enormi, la quale finora sono stati abituati a chiamare “casa”.

Per ulteriori informazioni sulla deforestazione clicca su:

  1. http://wwf.panda.org/about_our_earth/about_forests/deforestation/
  2. http://www.fao.org/wairdocs/LEAD/X6139E/X6139E00.HTM
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Di Redazione Elzeviro.eu

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