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Bielorussia: quello che non torna nella narrazione mainstream

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Premesso che non intendo spacciarmi per esperto di politica bielorussa, di cui ho una conoscenza superficiale e orecchiata; mi limito ad ascoltare le notizie che ci arrivano e a metterle a confronto tra loro nel tempo.
Su questa base non posso non constatare un paio di cose.

di Andrea Zhok

L’informazione pubblica sostanzialmente all’unanimità accredita due tesi:

1) che la “vera vincitrice” delle elezioni belorusse sia stata Svetlana Tikhanovskaya;

2) che le elezioni siano state seguite da una “brutale repressione”;

Partendo da queste premesse è tutto un succedersi di invocazioni ad attribuire il potere a Svetlana, al momento in fuga all’estero (il che equivale a chiedere un rovesciamento dell’attuale governo).

Ora, stando a quanto comunicato dagli stessi media

non ci sono prove di brogli da parte di terze parti (ci sono accuse e sospetti della controparte elettorale); e prima delle elezioni non è stata sollevata internazionalmente la questione della legittimità delle elezioni (di solito in questi casi viene chiesta con insistenza la presenza di osservatori internazionali).

Inoltre prima delle elezioni le chance della candidata alternativa erano considerate minime su quegli stessi organi di stampa.

Quanto alla “brutale repressione“, finora mi risulta che ci sia stato un solo morto, e che questo sia nelle forze dell’ordine (per una comparazione la repressione macroniana dei gilet jaunes ha fatto, il primo giorno – 17 novembre 2018 – 1 morto tra i manifestanti, 409 feriti e 117 arresti).

Ora, che un signore come Lukashenko

che è al potere da un quarto di secolo, non sia uno specchiato democratico è decisamente plausibile.
Tuttavia niente di quanto finora filtrato giustifica prese di posizione spalmate unilateralmente sulle tesi dell’opposizione, come quelle che invece vengono sostenute dai media e dai maggiori rappresentanti della politica occidentale (a partire da Charles Michel per l’UE).

Questo significa una sola, ovvia, cosa: l’attuale levata di scudi contro il regime bielorusso (che non dubito abbia un sacco di difetti) non ha assolutamente niente a che fare con eventi sostanziali accaduti durante e dopo le elezioni, ma è una semplice presa di posizione di politica internazionale, in chiave antirussa e mirante ad un avvicinamento della Bielorussia alla sfera occidentale.

Tutto ciò è ovviamente politica estera del tutto legittima.

Quello che però non è legittimo è l’evidente gioco di strumentalizzazione mediatico

che una volta di più porta discredito al sistema informativo, percepito come un pupazzo che riceve e ritrasmette veline da non meglio precisati attori internazionali, perseguenti la propria agenda.

C’è una grave sottovalutazione nei media occidentali del livello di discredito in cui sono caduti con queste forme di tifoseria acritica – piuttosto scoperte a chi abbia un minimo di esperienza.

Purtroppo le diffuse tendenze ‘complottiste’ esistenti nella nostra società hanno tra le loro cause anche questa fondamentale perdita di credibilità dell’informazione ufficiale, imputabile integralmente a chi questa informazione la gestisce in forme faziose, superficiali e inaffidabili.

 

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