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Assad non si fida di Donald Trump

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Bashar al-Assad nutre perplessità circa le intenzioni di Donald Trump in Siria. In un’intervista rilasciata alla Tv cinese Phoenix e riportata dalla Reuters, l’ancora legittimo Presidente siriano Assad ha detto la sua sulla nuova presidenza americana. “Trump, nella sua campagna, ha enfatizzato la priorità di sconfiggere lo Stato Islamico. Non abbiamo ancora visto nulla di concreto riguardo questa retorica. L’impegno americano si è espresso finora in pochi raid aerei. Speriamo che questa amministrazione abbia intenzione di incrementare ciò che abbiamo sentito”.

Le condanne a morte contro Assad

Senza paura e senza peli sulla lingua Assad prende di petto la strategia della Casa Bianca contro Daesh. Assad non ha timori reverenziali verso chi può sconvolgere e ha sconvolto quella zona di mondo come e quando vuole. D’altronde il Presidente siriano è ormai abituato a essere nella lista nera di Washington da tempo. Prima nell’elenco dei “rogue states”, stati canaglia, di Bush jr, poi nell’ “asse del male” dello stesso. Assad è passato poi per le condanne a morte e gli anatemi scagliati da John Kerry, Hillary Clinton e lo stesso Obama. Tre falchi, che sotto il grottesco nome del partito “democratico”, hanno usato tutte le armi in loro possesso, lecite e non, per mettere a segno il regime change in Siria.

Un piano perfetto che si sarebbe concluso con la morte di Assad, non fosse stato per l’intervento diretto dell’alleato russo. Assad governa ancora e, dopo sei anni di guerra interna, la comunità internazionale ancora si interroga sulla “necessità” di una transizione governativa. Invero se Assad siede ancora al Palazzo presidenziale di Damasco è perché almeno la metà della popolazione crede che sia meglio lui, piuttosto che il marasma caotico e violento del fronte dei ribelli mescolato a jihadisti.

L’entourage di Trump vuole il Regime Change

I dubbi di Assad su Donald Trump sono più che legittimi. Sembra infatti che The Donald abbia “le mani legate” dal proprio Partito per quanto concerne la politica estera in Medio Oriente. Nei discorsi sembrava infatti che il tycoon volesse cucire un’alleanza con la Russia per sbancare Daesh e la brodaglia jihadista creata dal duo Obama-Clinton, per poi lavorare direttamente con Assad e ristabilire l’ordine in Siria. In realtà l’entourage del Partito e alcuni uomini dell’amministrazione stessa di Trump hanno spezzato le ambizioni di The Donald.

Personaggi come James Mattis, il “cane pazzo” e ora Segretario alla Difesa USA, così come Mike Pompeo, nuovo capoccia della CIA, hanno i tratti da “neocon”. Le loro priorità sono il contenimento della Russia e l’annientamento dell’Iran. Stop. L’alawita sciita Assad, principale alleato di Teheran regionale, è un attore scomodo levare di mezzo il prima possiible. Come Trump possa dunque mediare tra i suoi sogni gloriosi di annientare il Califfato e la “realpolitik” del suo entourage rimane un mistero.

Nel frattempo Assad alza il tiro e sulla presenza di truppe Usa a sostegno dei curdi nella zona siriana di Manbij dichiara: “Ogni soldato straniero entrato in Siria senza nostra richiesta sarà considerato come invasore”.

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Di Redazione Elzeviro.eu

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