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“Amen and awoman”: la nuova frontiera del fanatismo politicamente corretto

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Il deputato americano Emanuel Cleaver, al termine della tradizionale preghiera inaugurale dei lavori del Congresso, ha chiosato con un bizzarro “amen and awoman”, evidenziando la preoccupante deriva raggiunta dal fanatismo politicamente corretto.

Quando si afferma che il fanatismo del politicamente corretto (in tutte le sue declinazioni) abbia ormai raggiunto derive iconoclastiche allarmanti, molti sorridono. E quando non sorridono, replicano crocifiggendo il detrattore di turno con marchi di infamia che vanno dal retrogrado al fascista; passando per i sempreverde analfabeta funzionale, complottista e intollerante.
Eppure, nella realtà odierna, una delle più celebri istituzioni planetarie come il Congresso americano, riesce a produrre scene come la seguente: un esponente democratico (Emanuel Cleaver) che, nel tradizionale discorso inaugurale dei lavori del nuovo anno, giudica la formula latina “amen” (letteralmente “così sia”) un barbarico retaggio machista. A tal punto, da ritenere necessario coniare una versione più inclusiva e rispettosa della diversità di genere come “amen and awoman“.
Farebbe sorridere se non fosse un emblematico ritratto dei tempi che corrono. Tempi in cui molte legittime battaglie a favore di categorie secolarmente discriminate, si sono trasformate in ossessive campagne di odio e repressione verso qualsiasi cosa rievochi – anche solo vagamente – le “maggioranze privilegiate”. Un disturbo compulsivo e schizofrenico, capace di raggiungere con assoluta impudenza acuti del ridicolo simili a quello appena narrato.

Ricordatevene la prossima volta che qualcuno, sorridendovi con il classico misto di boria e sufficienza, minimizzerà la vostra preoccupazione. Magari apostrofandovi come supporter sessista del patriarcato o medievale oppositore del progresso.

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Di Filippo Klement

Filippo Klement
Classe 1990, ha studiato giurisprudenza, a latere un vasto interesse per la storia contemporanea e la politica.

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