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Accodarsi ad una adolescente significa ragionare come una adolescente

La giovane attivista svedese Greta Thunberg

Dopo diversi precedenti illustri, i media liberali scelgono nuovamente una ragazzina come strumento di propaganda. Una trovata per affrontare il tema dell’inquinamento in modo superficiale, omettendo cioè un’aspra critica alla sua principale causa: la globalizzazione.

 

L’utilizzo della piccola Greta come testimonial della nuova Internazionale ecologista rappresenta qualcosa di decisamente sinistro e disturbante. Qualcosa che dovrebbe suscitare una più che giustificata preoccupazione. Una preoccupazione non dovuta però, al fatto che gli studenti di mezzo mondo abbiano trovato un lasciapassare socialmente accettabile per marinare la scuola, mentre tutti noi abbiamo dovuto ricorrere a stratagemmi e astuzie da 007, come falsificare le firme o immergere il termometro nel the a temperature laviche. E nemmeno una preoccupazione figlia di questa schizofrenica metamorfosi del sistema: quella che ci ha portato, in un lasso di tempo minimo, a passare dalla dittatura dei tecnici (gli unici davvero competenti e pertanto gli unici a poter accedere al dibattito su temi complessi come medicina, scienza, ingegneria e…clima) a quella degli adolescenti.

La preoccupazione alla quale ci si riferisce piuttosto, è quella che concerne il significato dell’utilizzo dei più giovani come strumento di propaganda, specialmente se letto attraverso lo spettro dei precedenti. Precedenti che ci confermano come nella storia contemporanea bambini e ragazzi siano stati spesso sfruttati dai media liberali come palle da cannone, al fine di orientare l’opinione pubblica o per persuadere della bontà di iniziative, campagne e perché no, anche guerre. A tal proposito, sorge spontaneo il riferimento al precedente più inquietante sull’utilizzo strumentale dei minori: quello di Nayirah. La celeberrima quindicenne che, presentandosi ad un’udienza del Congresso americano come profuga kuwaitiana, descrisse gli orrori perpetrati dall’esercito iracheno, commuovendo la platea milionaria di spettatori raggiunti ed garantendo così il placet popolare all’invasione americana.

 

Le strumentalizzazioni

Nayirah al-Ṣabaḥ durante la sua toccante “testimonianza” davanti al Congresso.

Una comunità emotiva e sensibile come quella a stelle e strisce non avrebbe mai osato dubitare della veridicità di una testimonianza così toccante, a maggior ragione se proveniente da un’adolescente, simbolo per antonomasia di purezza e armonia. Peccato che – un anno e 40.000 morti più tardi – si scoprì che la giovane che denunciò in mondovisione la brutalità di Saddam, fosse in realtà la figlia dell’ambasciatore saudita negli Stati Uniti.

Ovviamente nessuno vuole insinuare che la piccola Greta (di qualche mese più grande della Nayirah del ’90) sia un’arma di manipolazione di massa funzionale ad una qualche invasione militare: ci mancherebbe. Tuttavia, anche in questo caso, la presenza candida di una figura adolescenziale si presta ad uno scopo ben diverso dalla mera sensibilizzazione delle masse su un tema scottante; la sensazione è che l’unico risultato prodotto dalla scelta di affibbiare ad una liceale svedese il ruolo di portavoce delle istanze ecologiste, sia quello di banalizzare in maniera subdola i temi dell’inquinamento e del riscaldamento globale. Una banalizzazione necessaria, per poter ridurre una delle più grandi criticità dei nostri tempi ad un ammasso di slogan e manifestazioni pop, prive di qualsivoglia analisi costruttiva sulla principale causa del dissesto ambientale: il capitalismo. D’altronde, come si potrebbe mai chiedere ad una sedicenne con la sindrome di Asperger di sviscerare in maniera minuziosa un dibattito così tecnico e complesso?

 

Una farsa moralista

Ecco che questa grande mobilitazione planetaria si rivela una gigantesca farsa moralista, dalla scarsissima utilità pratica. Non ha nessun senso esternare al mondo la propria indignazione e la propria consapevolezza ambientalista, se poi non si osa mettere in discussione il modello di sviluppo che sta avvelenando il pianeta. Il modello di sviluppo incentrato sulla competitività senza compromesso. Il modello di sviluppo che, in nome delle regole del mercato, sovraproduce beni effimeri ovunque vi sia la domanda e non produce beni di primaria necessità laddove vi sia bisogno. Il modello di sviluppo che, in nome di tutti questi principi, è pronto a sacrificare tanto i diritti sindacali, quanto la tutela dell’ambiente.

Così come non ha nessun senso accodarsi all’inesauribile Greta, se poi ci si genuflette aprioristicamente di fronte ai diktat dell’unico paese che si è rifiutato di ratificare il Protocollo di Kyoto e che da solo produce il 23% delle emissioni di gas serra su scala mondiale (mamma USA). Insomma investire un’adolescente come ambasciatrice di questa battaglia, serve semplicemente ad affrontarla con la testa di una ragazzina: in modo tenace, ma tremendamente superficiale ed inconsistente. Così da poter mostrare il nostro impegno, senza che nulla cambi realmente.

Di Filippo Klement

Filippo Klement
Classe 1990, ha studiato giurisprudenza, a latere un vasto interesse per la storia contemporanea e la politica.

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