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Eppure la adorano

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Da un paio di giorni ormai, non facciamo che imbatterci in parole di encomio ed addolorate commemorazioni. Tristezza e disperazione dilagante per la dipartita di un mito, un? icona da emulare, un simbolo indiscusso per tutte le donne che sognano di addentrarsi nei meandri della politica. Le celebrazioni e gli elogi alla figura di Margaret Thatcher infatti, sembrano levarsi da tutti gli orizzonti indipendentemente dal colore politico. Un vero e proprio coro unanime da parte di istituzioni, media e pubblica opinione.

Nonostante possa apparire distruttivo e diabolico voler rovinare una realtà così armonica e fiabesca, nella quale la collettività si stringe nell? adorazione e nel ricordo di una sola persona, non ci si può che ribellare. O come minimo chiedersi perché. Per quale motivo tutta questa comunione di lodi? Per quale bizzarro artificio il sangue, l? egoismo e l? infamia che macchiano il ferro del suo celeberrimo nickname vengono ignorati?

Forse dovremmo smetterla di chiamarla Iron Lady e concentrarci sulle qualità che hanno portato a forgiare questo appellativo, ovvero cinismo ed indifferenza verso le sorti del suo popolo.

Nel “Secondo trattato sul governo civile” il filosofo giusnaturalista John Locke parlava del patto sociale come di un compromesso voluto dal popolo. Ogni uomo si sottomette all? autorità del principe (inteso come Stato), a patto che quest? ultimo preservi e tuteli quei diritti che dovrebbero essere innati per ogni uomo. A questo punto c?è da giurare che se Locke avesse conosciuto la Thatcher, avrebbe senza dubbio esortato i suoi connazionali ad un immediato dietrofront e ad un pronto ritorno verso lo stato di natura.

Stiamo parlando di una donna che inasprì le tensioni sociali e che abbandonò qualsiasi contatto con le classi lavoratrici nel momento in cui il suo esecutivo le stava mandando al macello. Una donna che utilizzò la polizia per azioni repressive con esiti degni di una guerra civile (la battaglia di Orgreave), ma evitò  di fare piena luce sulle responsabilità delle forze dell? ordine nella terribile tragedia di Hillsborough (96 morti), utilizzando il “rapporto Taylor” principalmente per riformare la sicurezza negli stadi.

Come dimenticare poi le incongruenze tra la politica interna ed estera? Lasciò morire Bobby Sands (peraltro membro del suo stesso parlamento) ed altri nove militanti dell? IRA tra le sbarre di Long Kesh, definendoli terroristi e nemici della democrazia, per poi appoggiare e fraternizzare con un certo Augusto Pinochet. Grazie all? appoggio del quale vinse anche la famosa guerra delle Falkland.

Eppure, nonostante tutto questo materiale ed undici anni di disastri, il consenso verso il suo operato non si arresta. Evidentemente nell? era del liberismo selvaggio e delle necessità di natura economica come eterna giustificazione politica, è improponibile non prendere le difese di un personaggio simile. Un personaggio che, grazie alla sua politica filo-monetarista ed in nome della crescita, quadruplicò la disoccupazione britannica in appena tre anni.

Klement

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Di alebed

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