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La Diga della Discordia: Egitto, Etiopia e Sudan ai ferri corti

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La Diga costruita sul Nilo dieci anni fa è ormai pronta per essere riempita, ma le tensioni tra Egitto, Etiopia e Sudan ostacolano l’operazione.

Diga della discordia. E’ così che viene ormai chiamata la famosa diga costruita dall’Etiopia sul Nilo Azzurro. Lunga 1800 metri e alta 175, potrà contenere fino a 74 miliardi di metri: Il suo scopo è quello di dare origine alla più grande centrale idroelettrica del continente africano. Il problema è che, oltre a questo, sta suscitando anche a una pericolosa disputa tra Egitto, Sudan ed Etiopia (i paesi che più dipendono dalle acque del Nilo).

I negoziati tra questi paesi si trascinano da otto lunghi anni, senza mai arrivare a una decisione definitiva. Le tensioni sono soprattutto tra Etiopia ed Egitto. Il primo accusa infatti il secondo di star ancora abusando dei vecchi diritti coloniali che non tengono conto di una distribuzione paritaria delle risorse idriche del continente. D’altra parte, l’Egitto ritiene che l’Etiopia stia accelerando troppo i tempi, pensando solamente ai propri interessi personali.

Nel mezzo poi troviamo il Sudan che, seppur non voglia mai prendere una parte, ultimamente sembra sbilanciarsi verso l’Egitto, ma sempre mantenendo un profilo molto basso nella polemica.

Il contenzioso maggiore è da individuare nel riempimento della diga: l’Etiopia vorrebbe che avvenisse al più presto, mentre l’Egitto è restio e vorrebbe si aspettasse ancora. Il Sudan crede che non ci si debba muovere, almeno non prima di aver concluso definitivamente i trattati.

Egitto vs. Etiopia

La diga è stata costruita dagli etiopi che, dal 2011 hanno iniziato l’opera, in un momento in cui l’Egitto era occupato a gestire una rivoluzione per preoccuparsi di altro.

Per l’Etiopia, si tratta di un progetto con un valore enorme. Non a caso la diga è stata chiamata GERD, che sta per “Grand Ethiopian Renaissance Dam” cioè “Diga della grande Rinascita etiope”. Per gli etiopi questo potrebbe rappresentare il grande slancio economico di cui hanno bisogno: il paese, in condizioni economiche e sociali disastrose da tempo immemore, vede nella diga una soluzione a tutti i problemi.

Per questo motivo non vogliono perdere tempo e, dopo quasi dieci anni di lavori e negoziazioni mai concluse, ora pretendono la rinascita in cui tanto credono. Luglio è il mese delle piogge in Africa, quindi il momento ideale per riempire il bacino.

Per l’Egitto, invece, la situazione è ben diversa. Il Nilo è l’Egitto. Il 95% degli egiziani vive lungo il Nilo o il suo delta. E la presenza di una diga sul Nilo Azzurro (il principale tributario del Nilo), modifica la quantità di acqua che arriva poi in Egitto. Gli egiziani vivono in riflesso del fiume e dei suoi cambiamenti, ne risentono le conseguenze sia nel bene che nel male. In questo momento la maggiore preoccupazione per gli egiziani è che, se il bacino verrà riempito ora e troppo in fretta, questo potrebbe causare siccità e mettere a rischio la sopravvivenza di milioni di egiziani.

Inoltre l’Egitto, che si considera ancora il leader del mondo arabo, non ci sta ad essere rilegato a una posizione di subordinazione rispetto ad altri paesi.

Lo scoppio delle tensioni

Pochi giorni fa, in seguito al fallimento degli ennesimi negoziati fra i tre paesi, spinti dall’ intercessione dell’Unione Africana, l’Egitto ha deciso di chiedere al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di intervenire (ovviamente, per impedire il riempimento del bacino).

L’Etiopia ha immediatamente risposto al “colpo basso” egiziano. Il suo Ministro delle Risorse Idriche ha infatti rilasciato in tv nazionale una dichiarazione, nella quale affermava che il riempimento del bacino della diga fosse già iniziato, a discapito di tutto. Nel mentre, immagini satellitari hanno effettivamente mostrato un aumento delle acque della diga.

Questa iniziativa ha ovviamente scatenato una fortissima reazione da parte dell’opinione pubblica egiziana e sudanese che ha dimostrato il proprio dissenso per le azioni etiopi attraverso il web, e nel giro di poche ore Twitter è esploso.

A quel punto, il canale etiope su cui erano state mandate in onda le dichiarazioni del Ministro ha fatto dietrofront volendo prendere le distanze dalla faccenda e, in più, ammettendo che in realtà le immagini che ritraevano l’aumento dell’acqua nel fiume non erano veritiere, poiché la causa sarebbe stata semplicemente legata alle forti piogge di quei giorni.

Intanto, l’Egitto sembrerebbe essersi rivolto alla stessa Lega Araba per garantirsi ancora più sostegno, attendendo una risposta concreta da parte delle Nazioni Unite.

Una questione delicatissima

 

Insomma, si tratta di una questione davvero delicata che potrebbe causare non poche tensioni in una zona del globo già parecchio fragile.

In più, come spesso capita in questi casi, si stanno coinvolgendo sempre più attori esterni, che potrebbero giocare un ruolo fondamentale ma che, allo stesso tempo, rischiano di farsi coinvolgere in una situazione che va ben oltre la loro giurisdizione e che rischiano loro stessi di non riuscire a gestire, o addirittura peggiorare.

I giochi sono ancora aperti ma, probabilmente, l’acme di tensione che in questi giorni si è raggiunto, condurrà a una scalata diretta verso la partita finale, dalla quale, solo uno dei tre paesi potrà davvero uscirne vincitore. Quello che si è ormai capito è che le speranze che si raggiungano finalmente dei negoziati pseudo pacifici, sono da considerarsi ormai vane.

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Di Natalia Castiglioni

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Studentessa di Scienze Internazionali, dello Sviluppo e della Cooperazione presso l'università di Torino, appassionata di politica ed economia.

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