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La tragedia di Aleppo porta la firma degli Stati Uniti, non di Assad

Aleppo è stata infine liberata.

L’ancora legittimo e in carica Governo dell’alawita Bashar al-Assad ha ripreso il controllo di tutti quei quartieri che dal 2012 erano diventati il centro della guerriglia anti presidenziale. Eppure non si può festeggiare questa liberazione, perché il peso umano è tutto sulle spalle della popolazione civile di Aleppo, costretta a vivere spalla a spallla con terroristi/guerriglieri da una parte e le bombe degli assedianti dall’altra.

Ad oggi, secondo le stime delle Nazioni Unite, rimarrebbero ancora 50.000 civili intrappolati nella città, perché i pullman mandati dal Governo per raccogliere e portare in salvo i civili avrebbero fatto marcia indietro, probabilmente a causa di una divergenza tra Assad e Iran sulla sorte degli jihadisti. Così l’Occidente intero sta levando un pianto per la sorte che attenderà le famiglie siriane di Aleppo. Piange Hollande, che chiede all’Onu di supervisionare il rispetto dei diritti umani, in lacrime anche la Mogherini, che invoca la protezione dei civili. Ipocriti.

La Siria è un Paese distrutto e se mai riuscirà ad uscire da questo conflitto (la Somalia è per esempio in situazione analoga da quasi venticinque anni), impiegherà chissà quanto tempo per ricostruire infrastrutture, istituzioni e vita civile. Tutto questo è il risultato della politica occidentale in Medioriente, politica avallata anche da Hollande e dalla Mogherini. La destabilizzazione della Siria tramite il finanziamento di gruppi armati, jihadisti salafiti, è opera dell’amministrazione Obama. L’Unione europea si è sempre accodata negli ultimi anni alle decisioni di politica estera prese da Washington.

Un Alto Rappresentante dell’Ue dotato di personalità e indipendenza avrebbe dovuto opporsi alla strategia scellerata di Barack Obama e di Hillary Clinton e impostare un’autonoma strategia pacificatoria nel territorio siriano. Compito dell’Europa di oggi non è stabilire chi tra Assad, Putin o Obama sia il “buono”. Anche perché come insegnano i teorici realisti delle relazioni internazionali, come Kenneth Waltz, ogni politica è buon per se stessa e per i suoi interessi. E questo dovrebbe fare l’Unione europea, i propri interessi, non quelli del presidente americano di turno.

Il mondo arabo ci è geograficamente vicino ed è stata l’Europa il bersaglio del terrorismo jihadista degli ultimi anni, proprio perché le distanze ridotte ne facilitano l’accesso. L’Europa ha bisogno di un mondo arabo stabile e ben disposto a dialogare con il Vecchio Continente. “Tutto quello che facciamo è legittimo. Non potete attaccarci e pretendere che non rispondiamo. Voi e le vostre coalizioni sganciate bombe sui civili e sui combattenti ogni giorno. Siete voi che decidete quello che succede sulla Terra? Sulle nostre terre? No. Non possiamo lasciarvelo fare. Vi combatteremo“, queste le parole di Amedy Coulibaly, uno degli esecutori dell’azione contro la sede parigina di Charlie Hebdo. Le stesse parole si possono sentire in molti discorsi Osama bin Laden e altri terroristi. Perché, Mogherini, non ha la lungimiranza di ascoltarle?

Di Redazione Elzeviro.eu

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