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Ripresa economica: tra le speranze e i pareri degli esperti

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Dopo la crisi da Covid che ha messo in ginocchio l’economie del mondo intero, iniziano a vedersi segni di ripresa che fanno ben sperare.

Pochi giorni fa il FMI (Fondo Monetario Internazionale) ha aggiornato le stime di crescita per il 2020, prevedendo una contrazione del PIL globale del 4,9%. Eppure, nelle ultime settimane, sparsi un po’ tra tutti i continenti, alcuni dati positivi sull’economia hanno aperto uno spiraglio di ottimismo verso una possibile ripresa economica.

Ci sono buoni motivi per pensare che l’economia americana si riprenderà nel giro di un anno e mezzo: a pensarlo è la maggior parte dei 135 amministratori delegati che sono stati intervistati dalla Business Roundtable (associazione che riunisce i vertici delle maggiori aziende statunittensi). Secondo il sondaggio, oggi i CEO americani sono più ottimisti di quanto non lo fossero nel 2009.

Cina ed Europa

Nonostante la ripresa sia lenta -a causa del fatto che sia stato il primo paese a entrare nel lockdown e con le restrizioni più rigide- iniziano a mostrarsi i primi segnali di recupero. I tre giorni della Festa delle Barche Drago a fine giugno, hanno infatti registrato ottimi risultati per il turismo.

L’acquisto di biglietti per i siti turistici è cresciuto più di quattro volte e le prenotazioni di alberghi sono raddoppiate rispetto ai tre giorni di vacanza della Festa di Qingming, dello scorso aprile. Nel frattempo accelera anche il mercato automobilistico cinese che a Maggio ha registrato un aumento del 18,2% su base annua.

Nell’area Euro a giugno l’indice di fiducia delle imprese si è attestato a -21,7 punti, un miglioramento rispetto ai -27,5 di maggio. E’ cresciuta inoltre anche la fiducia dei consumatori, ora ferma a -14,7 punti: segno che gli europei sono pronti a rilanciare i consumi. In parallelo ai segnali più circoscritti, si registra anche un aumento del prezzo del petrolio, risalito fino a 40 dollari per parile dal minimo di 19 ad aprile.

 

La resilienza dei fondi sovrani

Altre buone notizie derivano dalla ricerca pubblicata dall’International Forum of Sovereign Wealth Funds e da State Street Corporation, nella quale si evidenza come i portafogli dei fondi sovrani si sono dimostrati più resilienti alle performance riportate dal mercato a marzo e aprile 2020 rispetto a quanto stimato in precedenza.

Infatti, si evince che gli investitori istituzionali – compresi i fondi sovrani- non hanno mostrato una diffusa avversione al rischio durante le fasi di calo del mercato. Al contrario, hanno optato per un’assunzione selettiva del rischio (per esempio vendendo titoli obbligazionari per acquistare azioni) al fine di riequilibrare il proprio portafoglio e mantenere le loro allocation nelle diverse asset class.

Ciò significa che i fondi sovrani, e più in generale gli investitori istituzionali, hanno saputo reagire alla volatilità dei mercati finanziari causata dalla pandemia di Covid-19, nonostante le previsioni pessimiste a cui andavano incontro.

La diagnosi di Lombard Odier

 

Da mesi la forma che assumerà la ripresa economica si sta conquistando i dibattiti degli economisti. Stéphane Monier, chief investment officer di Private Banking Lombard Odier -gruppo bancario svizzero di grande rilevanza nel mondo della finanza- ha recentemente presentato una propria “diagnosi” sullo stato attuale dell’economia mondiale e, soprattutto, sulle prospettive dei prossimi sei mesi.

Monier ha affermato che la ripresa prenderà una forma grafologica di una radice quadrata: dopo un primo rimbalzo, l’economia globale si troverebbe impantanata in un contesto “di crescita lenta e bassa inflazione, con un debito elevato e tassi d’interesse da bassi a negativi”.

Tale previsione è formulata sulla base dell’ipotesi che non ci sarà una seconda ondata di contagi “ampia” e che non prevarranno politiche protezionistiche da parte degli stati.

Le dritte di Monier

Monier in alcuni punti ha presentato dei temi d’investimento da tenere in considerazione per la seconda metà del 2020, in virtù di una crescita economica sempre più in salita.

1) Mantenere l’esposizione agli asset di rischio

La brusca ripresa dopo il calo innescato dalla pandemia ha sottolineato l’importanza di continuare a investire nell’azionario. Adesso gli investitori dovrebbero assicurarsi di detenere una sufficiente esposizione agli asset rischiosi all’interno dei loro portafogli. Date le circostanze, la migliore strategia è preparare risposte tattiche alle inevitabili sorprese che richiederanno cambiamenti nei profili di rischio dei portafogli

2)Aggiungere allocation difensive

Per attuare mantenere l’esposizione agli asset rischiosi sono necessari degli investimenti progettati per fungere da scudo contro gli imprevisti, cioè appunto dei posizionamenti difensivi.

Un’operazione del genere è stata fatta nell’ultimo periodo con l’aumento di esposizione verso i buoni del Tesoro statunitense, approfittando del minor costo di hedging (copertura del rischio) dovuto alla crisi di Covid-19. Adesso, sembra conveniente per il futuro aumentare l’esposizione verso l’oro e verso lo yen giapponese.

3)Puntare sul credito investiment grade

In questo contesto di bassa crescita e bassi rendimenti, il credito investment grade offre l’opportunità di generare rendimenti in portafoglio. In soldoni, si tratta di titoli emessi da società il cui rischio di fallire a causa dei loro debiti è minore rispetto ad altre società.

La convenienza sta nel fatto che gli investment grade consentono agli investitori di esporsi al debito di società che, secondo le agenzie di rating esterne, corrono un rischio relativamente più basso di fallire a causa dei prestiti contratti. Inoltre, queste obbligazioni, offrono in genere tassi d’interesse più elevati rispetto ai titoli di Stato.

4)Saper identificare le aree high-yield

Si tratta di zone ad “alto rendimento”, associato a obbligazioni emesse da imprese, stati o altre entità ai quali viene attribuito un rating ridotto e quindi un alto rischio di insolvenza.

Quello che si consiglia è dunque mantenere una posizione cauta sul debito emergente al di fuori dell’Asia (aree appunto high-yield) poiché nazioni – come ad esempio Brasile e Messico – continuano a essere impattate dai bassi prezzi del petrolio e dalla pandemia.

5)Prediligere le azioni asiatiche nell’ universo dei mercati emergenti

Nello stesso tempo, se alcune aree del globo sono da considerare rischiose, altre potrebbero essere particolarmente proficue: Cina e Asia offrono molte opportunità di investimento interessanti.Si tratta di una zona che è stata in grado di riavviare più rapidamente l’attività economica, mentre quella industriale è in ripresa, grazie a notevoli stimoli fiscali e spese nel campo delle infrastrutture per le telecomunicazioni, energia elettrica, trasporti e IT.

Inoltre, sembra che la crescita della Cina abbia una traiettoria più a “V” (crescita più ripida) rispetto a molte altre economie, poiché la domanda interna è sempre più un fattore trainante del Pil.

Focus sulla questione monetaria

 

La pandemia e il conseguente shock economico hanno messo in discussione la nostra visione ribassista sul dollaro. Con la ripresa dell’attività e con i premi per il rischio che hanno fatto lievitare il prezzo del dollaro, si continua a stimare una debolezza per la valuta statunitense.

 

Nel mentre prevediamo una traiettoria al rialzo per le altre valute del G10 sottovalutate ed esposte al ciclo economico cinese e/o sostenute da una favorevole bilancia dei pagamenti. Si ritiene inoltre che l’euro, lo yen giapponese e il dollaro australiano sovraperformeranno rispetto al dollaro.

L’impatto della pandemia sull’economia britannica e la cattiva gestione da parte del governo ci devono far adottare un atteggiamento molto cauto nei confronti della sterlina.

La mancanza di progressi sulla Brexit si traduce in un incremento del rischio che si giunga un “no deal” a fine anno, anche se ci aspettiamo che venga elaborato nel corso dell’anno lo scheletro di un accordo con l’Unione Europea per sostenere la sterlina. Nel frattempo, le posizioni politiche e le notizie piene di scetticismo fanno sì che la situazione della sterlina peggiorerà, prima di migliorare.

Selezionare le valute emergenti rispetto al dollaro

Quest’anno i mercati emergenti hanno risentito del crollo dei prezzi dell’energia e le valute appaiono ora ampiamente in linea con le valutazioni. Il virus si sta ancora diffondendo in molti mercati emergenti, mentre altri devono ancora fare i conti con un peggioramento dello scenario fiscale, quindi chi investe nelle valute emergenti deve essere altamente selettivo.

Sono positive le valute con livelli di debito più bassi, con buoni bilanci esterni ed esposizione al miglioramento della crescita dell’eurozona (come la corona ceca e lo shekel israeliano), o alla Cina (rupia indonesiana, won coreano, dollaro taiwanese e peso cileno). Tuttavia bisogna restare ancora cauti sulla lira turca, sul rand sudafricano, sul real brasiliano e sul peso colombiano, dove i bilanci fiscali e i conti con l’estero sono più impegnativi.

 

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Di Natalia Castiglioni

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Studentessa di Scienze Internazionali, dello Sviluppo e della Cooperazione presso l'università di Torino, appassionata di politica ed economia.

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