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Olanda e Germania pronte a uscire dall’euro? Solo per l’Italia è irreversibile

Di punto in bianco, la banca centrale dell’Olanda De Nederlandsche Bank ritiene necessario comunicare che  “possiede oltre 600 tonnellate di oro. Che un lingotto d’oro ha sempre il suo valore. Crisi o no. Questo dà una sensazione sicura. La proprietà aurea di una banca centrale è quindi un segnale di fiducia.

di Maurizio Blondet

Non basta: nell’articolo, si dice “se l’intero sistema crolla, il titolo d’oro fornisce una garanzia per ricominciare”.

Un  po’  strano, se si pensa che Mario Draghi ha appena ripetuto (ai suoi ammiratori e lecchini che, alla Cattolica di Milano, gli hanno tributato una laurea honoris causa) che  lui ha salvato l’euro e che i sovranisti sono stati sconfitti.

La banca dell’Olanda non sembra ritenere questa vittoria solida e definitiva. Spiega che il 38 per cento delle sue riserve sono presso la Federal Reserve di Manhattan, un altro 31% fra Londra e Ottawa, ma che il 31 per cento che ha in patria, 15 mila lingotti, la sta per trasferire dalla capitale dell’Olanda a una installazione militare in costruzione, “Camp New Amsterdam nel  comune di Zeist”.

Perché, spiega,

Se le cose vanno male, i prezzi possono scendere. Ma,  crisi o no, un lingotto d’oro ha sempre valore.

Al contrario di “azioni, obbligazioni e altri titoli” che hanno tutti un rischio intrinseco”, essendo (ma questo non lo dice) i titoli cartacei e le banconote nel mondo odierno degli “attivi” che sono il “passivo” di qualcun altro – che potrebbe essere insolvente – mentre il lingotto “crisi o no, ha sempre il suo valore”.

Quando i tecnocrati di una banca centrale  –  loro che per obbligo contrattuale hanno sempre deriso  “la reliquia barbarica” –   cominciano a parlare col buon senso delle vecchie  zie,  e ricontano il loro oro, s’indovina che sono nel panico.

Mentre la Federal Reserve ricomincia  subito il Quantitative Easing al ritmo di 60 miliardi al mese (“La più  grande monetizzazione del debito della storia”,   giudica Guado 77,  “in contemporanea con  lo stampaggio di Mario Draghi alla BCE, denota panico, insicurezza e situazione reale peggiore di quanto viene evidenziato dai dati,  sia a livello macro-economico che interbancario”)

Un altro motivo maggiore di panico

è quello spiegato da Fabio Dragoni e Giuseppe Liturri su La Verità. Sono  di diritto  inglese “infatti i contratti derivati stipulati soprattutto da banche francesi e tedesche, che detengono da sole il 75% di una montagna di € 6.800 miliardi presenti nei bilanci delle banche europee e la cui incidenza sfiora il 18% del loro attivo”.

Da  qui potrebbe chiudersi il Cigno Nero  in confronto al  quale “i crediti allegramente concessi alla Grecia dalle banche franco-tedesche, poi generosamente salvate dal denaro pubblico (anche italiano), sembreranno schiuma sulla battigia al confronto con le onde che si solleveranno e che rischiano di scoperchiare bilanci pieni di strumenti  [putrefatti] di cui perfino la Vigilanza BCE stenta a capirci qualcosa”.

Ciò, mentre i banchieri centrali europei si sono scagliati tutti contro Mario Draghi e il suo ultimo QE, che ha lanciato contro il parere del consiglio. E continuano a litigare apertamente, tanto da far scrivere a Wolfgang  Munchau, il corrispondente in Eurozona del Financial Times:

Sembra che i filo-europeisti si stiano auto-distruggendo.  La BCE si rivolta contro Draghi, il parlamento europeo si rivolta contro Macron e la Von del Leyen. Questa gente fa  più  danni di Salvini o Le Pen” alla causa europeista.

L’europarlamento ha infatti bocciato

la commissaria francese proposta da Macron, tale Silvie Goulard, per la sua incompetenza, e pochezza di quoziente intellettuale oltre che morale; Macron ha detto “non è colpa mia, me lo ha chiesto la Von der Leyen di candidare la Goulard, sono amiche…”. Il punto è  che non è il solo scacco che Manu ha subito in UE.

Danimarca e Svezia gli hanno silurato un piano “megalomane” di un aumento colossale del bilancio europeo, per costruire un fondo, chiamato “Strumento di Bilancio per la Convergenza e competitività”  (BICC) che aveva a suo dire lo scopo di “sostenere le  riforme dei paesi nella zona euro e aiutare ad assorbire improvvisi shock economici nella moneta unica”.

Svezia e Danimarca l’hanno bocciato, dicendo chiaramente che siccome “loro” non avrebbero mai goduto di questo fondo, che andava se mai ai meridios.

Il governo tedesco e i suoi economisti

hanno già mostrato di contestare  alla radice  la pretesa autorità di Christine Lagarde, la  prossima governatrice della BCE. E non risponderanno all’invito di Draghi di spendere di più, loro che possono, per attutire l’immane Grande Recessione che arriva.

In un sondaggio in Germania la maggioranza di elettori  della CDU, Liberali e anche AfD  risponde che il governo deve mantenere il pareggio di bilancio anche in recessione”. E il sabato scorso dei Gilet Gialli, a Tolosa, 69 su  92 dei poliziotti della brigata  d’intervento (il 75%) si sono dati in malattia. Insomma  l’ambizione di Macron di attuare il gran disegno (di Attali), rafforzare  in modo definitivo  e rendere  federale la UE, è fallito. Grottescamente.

E all’interno, la sua polizia cova l’ammutinamento. Fra poco entrano in sciopero e manifestano i vigili del fuoco, che invitano a “marciare su Parigi”  il 15  ottobre.

La rabbia dei francesi

si estende  ai corpi pubblici. In Francia, almeno ci si prospetta apertamente l’uscita della Germania dall’euro. Qui Vincent Brusseau, responsabile dell’UPR  presso la BCE, racconta come probabilmente Berlino farà:  quando un italiano comprerà una BMW, a Bankitalia la Bundesbank chiederà “un collaterale”, ossia un attivo di valore   garantito  – che non sarà certo un Bot o Btp, ma oro.

Facendo ciò ovviamente i tedeschi si spareranno sui testicoli, trasformando la sconfitta dell’euro che hanno essi stessi provocato con la loro patologica tirchieria, nella più irrimediabile disfatta. Ma come sappiamo, lo faranno.

Insomma, gli ultimi a praticare le regole europee per “salvare l’euro” a nostro danno esclusivo, siamo rimasti noi italiani col governo di servizio di una UE che, mentre si sgretola, su di noi stringe la vite della repressione e iper-tassazione, perché sa di poterlo esigere da questi servi.

Patetica, di fronte all’invasione di migranti

che stiamo subendo senza difesa – dopo “l’accordo di Malta” dove Conte disse “abbiamo ottenuto in due giorni quello che Salvini non ha ottenuto in 14 mesi”, l’appello della neo-ministra dell’Interno e dell’Accoglienza , Lamorgese: “L’Europa non ci  lasci soli!”,  non noi che la  serviamo così diligentemente, fino  alla fine dell’ultimo italiano!

Voi che siete la nostra unica legittimazione! Si legge il terrore nei suoi occhi. Disperati chiamano e la padrona non risponde, perché si sta disfacendo. E noi restiamo gli ultimi ad obbedire ai suoi ordini malvagi e anti-umani.  In  mano al  sinistro pagliaccio letale, che non nasconde più di volerci morti.

Di Redazione Elzeviro.eu

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