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Non avere una banca centrale equivale a essere colonizzati?

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Fa davvero impressione sentire gli esponenti delle forze politiche italiane che attaccano i loro discorsi con “Se non ci fosse la Banca Centrale Europea saremmo…” e giù vaticini di disastri.

di Giuseppe Masala

Scusate ma quale stato in questa crisi potrebbe sopravvivere senza una banca centrale? Ma anzi, in generale, indipendentemente dalla crisi, quale stato potrebbe sovravvivere senza una banca centrale? O meglio ancora, quale stato può considerarsi uno stato senza avere una banca centrale? 

Nessuno, semplicemente uno stato senza una banca centrale non è uno stato, è un protettorato di chi batte moneta per suo conto. Dunque che senso ha dire “se non ci fosse la Bce”? Se non ci fosse la Bce ci sarebbe una banca centrale nazionale così come ce l’hanno tutti gli altri paesi sovrani anche all’interno della UE (per esempio l’Ungheria, la Polonia e la Danimarca).

Eppure dietro quella banale frase che suona quasi come una minaccia c’è tutto lo spirito di una classe politica non più in grado di immaginarsi a prendere decisioni fuori dal vincolo esterno europeo. Esattamente come i governanti dei protettorati che non riuscivano neanche ad immaginarsi a prendere decisioni fuori dalle direttive del paese colonizzatore.

Molti diranno che in questo mondo

una moneta nazionale non sarebbe in grado di reggere alla tempesta. Eppure la realtà fattuale ci dice che anche questo è sbagliato. Non mi risulta che i governanti di Ungheria, di Danimarca o della Polonia siano in ginocchio davanti al portone della Bce per essere accettati nel club dell’Euro. Anzi, non ci pensano proprio a cedere quella indispensabile manopola per il governo dello stato che è la politica monetaria. Fossero matti.

E dovremmo avere paura noi? La liretta si svaluterebbe? Ma davvero dite? Un paese che ha il saldo partite correnti in forte attivo, con un sistema industriale solido (nonostante tutto) che vede affluire valuta dall’estero più di quanta non debba farne uscire verso l’estero, con un patrimonio artistico e culturale invidiato dal mondo intero, con un sistema della ricerca e dell’istruzione più che dignitoso (nonostante l’ignobile e criminale strangolamento finanziario) e con le terze riserve auree al mondo, di preciso cosa dovrebbe temere? Forse sono gli altri che devono temere noi.

 

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