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Ecco la lista di tutti i media finanziati da Bill Gates

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di Maurizio Blondet

La Gates Foundation sovvenziona, in misura di centinaia di migliaia e spesso milioni di dollari, imprese mediatiche come NBC Universal, Al Jazeera, BBC, Viacom (CBS, tv satellitari nel mondo, ma anche Paramount) e Participant Media.

Sia Gates che la Gates Foundation sono azionisti con grosse quote in Comcast [il titano della tv via cavo,telefonia e internet], che è il principale investitore in Buzzfeed [gigante del web] e Vox, nonché la società madre di MSNBC e NBC News: quest’ultima ha collaborato con Gates e altri noti esperti dell’istruzione come Exxon e University di Phoenix Online per la settimana scolastica “Education Week” della scuola charter.

Questa interessante rivelazione è fornita da FAIR (Fairness and Accuracy in Reporting, ossia “Onestà e precisione nel giornalismo”), un gruppo che controlla criticamente i media.

Non è una rivelazione fresca. FAIR ne ha scritto il 4 settembre 2016, commentando un articolo del britannico Guardian, straordinariamente elogiativo del fatto che, nello stato africano di Liberia, 120 scuole elementari erano affidate a “ditte private e ONG”.

Nell’articolo, la Fondazione Gates viene indicata come sponsor della benefica impresa. Quello che il Guardian non disse, è che della “impresa privata” pedagogica operante Bill Gates è un grande investitore, avendo  investito, in questa “startup dell’istruzione” insieme al co-fondatore di Facebook Mark Zuckerberg e al co-fondatore di eBay Pierre Omidyar, $ 100 milioni. 

FAIR segnalava qui un conflitto d’interesse:

si trattava  di un investimento personale a scopo di lucro per Gates, non una donazione di beneficenza. Ciò è ovviamente illegale essendo le Fondazioni “non a scopo di lucro”, e per questo esentate da tassazione.

Perché il Guardian non lo ha fatto notare? Chiese FAIR. E rispose: perché benché dichiari nella testata di essere “indipendente da qualsiasi sponsorizzazione”, nel 2014 la Guardian News Media Limited (l’editrice del giornale) ha ricevuto dalla Gates Foundation una donazione di 5,69  milioni di dollari.

Aggiungiamo dunque il Guardian a Le Monde fra gli “autorevoli” quotidiani che Gates paga e di cui, dunque, potrebbe influenzare la linea. Il Guardian ha ricambiato con articoli su “la visione del mondo della Gates Foundation”, e argomenti come “Bill Gates: Digital Learning rivoluzionerà l’educazione nel sud del mondo” (1/22/15 ).

La FAIR ha più volte  documentato gli articoli sviolinata su Gates

la sua “visione” e i suoi “progetti” filantropici del Los Angeles Times ( 24/08/15 ), di ABC ( 18/03/14 ); parte di una forte e molto finanziata campagna della Fondazione per promuovere quelle che vengono chiamate “scuole charter”: scuole primarie o secondare, laiche, con larga autonomia gestite da imprese private, alcune persino da hedge funds, con co-finanziamento pubblico.

E’ una attività in cui i Gates ma anche Zuckerberg ed altri miliardari hanno gettato centinaia di milioni.  La  concorrenza di queste, spesso, ha portato alla chiusura delle scuole pubbliche vicine, specie nei quartieri miserabili, con interruzione della frequenza dei giovani studenti.

Lo scopo? “L’interruzione è esattamente ciò che vogliono “artisti” del calibro di DeVos, Zuckerberg e Gates” , spiega Jeremy Mohler di In the Public Interest , un’organizzazione no profit che studia beni e servizi pubblici:

Vogliono che l’istruzione pubblica sia come un mercato, in cui i consigli di amministrazione privati ​​possano decidere se ascoltare i genitori o meno, dominano grandi catene, dove le scuole aprono e chiudono dall’oggi al domani in una costante ondata di “innovazione”.

 

“La Gates Foundation ha donato $ 650 milioni

a progetti che promuovono priorità educative come scuole charter, test e “efficacia dell’insegnante” negli ultimi due anni e mezzo (Washington Post , 7/12/10), ha assegnato borse a alcuni stati perché assumano specialisti per aiutare nel processo di digitalizzazione dell’insegnamento, e per influire in Race to the Top, una competizione nazionale fra scuole ed alunni, voluta da Obama con l’idea di migliorare la qualità dell’insegnamento, e finanziata a livello federale con 4,4 miliardi.

Promuovere la salute e l’istruzione  nel mondo” è la descrizione che i media “amici” danno di questo gigantesco impegno per influire ideologicamente sulla formazione delle giovani generazione e la privatizzazione della funzione pubblica più importante, ricavando pure un profitto. Nell’aprile 2009, in un insolito articolo, il New York Times ha riferito un’informazione che apre un mondo : la Gates Foundation collaborava con le Case e i Network tv  per scrivere e plasmare storie e “incorporare” i messaggi desiderati nelle fictoin  della prima serata:

La Bill e  Melinda Gates Foundation è ben nota per i suoi innumerevoli progetti in tutto il mondo per promuovere la salute e l’istruzione.

Scriveva il quotidiano:

È meno nota come influencer dietro le quinte degli atteggiamenti  del  pubblico su questi temi [vaccini, istruzione], contribuendo a modellare le trame, e inserire messaggi in spettacoli popolari come gli spettacoli televisivi ERLaw & Order (della NBC): SVU e Private Practice (della catena ABC). I messaggi della fondazione sulla prevenzione dell’HIV, la sicurezza chirurgica e la diffusione di malattie infettive si sono fatti strada in questi spettacoli.

Che dire? Non solo praticamente tutti i megafoni importanti del mondo anglofono sono così controllati da Bill Gates e non possono certo contrastare la sua ideologia (“visione”) malthusiana e vaccinista; anche nelle fiction popolari plasma i “valori” e le opinioni.

Dato che è insieme il finanziatore di case farmaceutiche specializzate in vaccini, e il principale donatore privato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (che è un organo delle Nazioni Unite, quasi il “ministero della Sanità” dell’auspicato Governo Mondiale), bisogna evocare ciò che oggi tutti (economisti, governi e media) hanno dimenticato anche se era noto a Marx: che il capitalismo, lasciato senza freni ai suoi animal spirits, non produce “concorrenza”,  “competizione”, “innovazione creativa” come pretende la sua leggenda rosa, ma al contrario: produce, a forza di concentrazioni, mega-monopoli. E si sa , si sapeva, che monopoli privati così giganteschi, sono fattori d’immobilismo e di arretratezza.

Ora, Bill Gates non è né un medico, né un pedagogo

appartiene invece a questa categoria sommamente pericolosa: è un monopolista privato. Il più grande dei monopolisti, e come tale è un colossale rentier: la sua immane ricchezza, oltre i 100 miliardi, non gli viene da alcuna creatività e innovazione. Gli viene dal fatto che “anche oggi i rivenditori di computer sono costretti a pagare una licenza di utilizzo Microsoft per ogni unità venduta”, allo stesso modo in cui nell’Ancien Régime il feudatario faceva pagare la gabella a chi passava per le  strade di sua proprietà.

E anche la sua Microsoft  s’è imposta come standard nel settore PC, “nonostante non fosse ne l’unico né il migliore sistema operativo per Personal Computer”; soffocando (nel migliore dei casi comprando) i concorrenti che sorgono, boicottandoli, facendoli morire o riducendo ai margini del mercato.

Eppure v’è stato un tempo in cui gli Stati Uniti, ossia lo stesso paradiso del capitalismo privato, seppe combattere e debellare i grandi monopoli privati, vedendone il pericolo per l’ordine stesso del libero mercato e il fattore di arretratezza che imponeva. E lo fece con i mezzi giuridici, propri dello “stato di diritto”.

Nel 1890, la Standard Oil dei Rockefeller

controllava quasi il 90%  del business petrolifero americano, dalla estrazione alla raffinazione alla canalizzazione e alla vendita. Fu approvata dal Congresso la Sherman Antitrust Act, la legge in base alla quale Rockefeller venne obbligato a smembrare in otto società il suo colosso. Fu una battaglia durissima, che durò quasi un ventennio.

Nel 1909, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti fece causa allo Standard ai sensi della legge Sherman Antitrust Act del 1890. Il miliardario fu trovato colpevole in giudizio di

pratiche discriminatorie  mediante monopolizzazione delle condutture, pratiche sleali verso i concorrenti come l’abbassamento dei prezzi locali  (dumping) per reprimere la concorrenza, spionaggio a danno dei competitori, operazioni con società fittizie fintamente indipendenti, pagamento di sconti sul greggio per lo stesso intento.

Sono quasi tutti capi d’accusa

che si possono applicare al Microsoft, per chi conosce la storia della discutibile ascesa di Bill  Gates, infinitamente meno geniale nel software di quanto si è rivelato abile nel campo legale, giudiziario e delle licenze-capestro, che lo rendono appunto il grande, feudale rentier che è.

Quello che manca è “il giudice a Berlino” su cui poteva far serenamente conto il mugnaio contro Federico imperatore.

Negli anni Trenta, nominato da Roosevelt a presiedere la Commissione d’ inchiesta sulla crisi finanziaria seguita al crollo di Wall Street, Ferdinand Pecora – nato in Sicilia a Nicosia nel 1882 – mette  in inferiorità, con precise e documentate accuse, i più potenti finanzieri e banchieri americani, svelandone le  truffe e loschi intrighi, la vendita di titoli tossici o spazzatura ad ignari investitori, incentivata da “premi” ai trader, frutto di complesse e illegali azioni orchestrate da esponenti della finanza, dell’economia e della loro collusione con esponenti della politica, mostrando come le loro azioni insieme stupide e senza scrupoli avessero provocato la crisi del ’29.

Grazie ai risultati ottenuti con il lavoro di Pecora, fu possibile emanare la Glass Steagall Act, la legge che vieta la commistione tra banca commerciale e la banca d’affari (speculativa).

Di Ferdinand Pecora si celebrano la competenza, il  carattere impavido, l’incorruttibilità, uniti al profondo senso dello “Stato di diritto”. Nel governo globale che sta formandosi coi suoi  miliardari che  hanno enormi rendite – perché Gates non è il solo, basta pensare agli Zuckerberg, i Bezos, ai Soros –  con cui comprano gli organi del potere sovrannazionale (dall’OMS alla UE), l’idea stessa di stato di diritto è scomparsa.

 

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