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L’inesauribile e perversa fantasia dell’UE

La fantasia dell’Unione si manifesta in quest’ultima boutade.

Se credevate che dopo il Trattato di Maastricht, il Fiscal Compact e l’Output Gap l’Entità Europoide avesse esaurito il suo già ricchissimo arsenale di proiettili da utilizzare contro l’Italia vi sbagliate di grosso. Dalle colonne de il Tempo arriva la notizia della nuova pensata dei burocrati dell’Entità di Bruxelles: vorrebbero aggregare le passività della Cassa Depositi e Prestiti italiana nel cumulo complessivo del Debito Pubblico italiano. Chiaramente si tratta di un nuovo strumento di tortura atto a imporre altre massicce dosi di austerità di cui l’Italia non ha bisogno se non in una logica di tipo greco e dunque al fine di procedere a maggiori dosi di saccheggio della ricchezza italiana sia essa pubblica che privata.

Andiamo con ordine:

la Cassa Depositi e Prestiti è una fondamentale istituzione finanziaria italiana che dall’unità d’Italia amministra il risparmio postale generalmente finanziando gli Enti Locali ma anche acquistando quote di assets nazionali considerati strategici. Ormai si tratta di uno dei pochi polmoni finanziari in mano allo stato per indirizzare e coordinare l’attività economica della nazione. Altra cosa da aggiungere è che la sua proprietà è in buona parte in mano al Ministero del Tesoro ma ci sono anche delle piccole partecipazioni in pano alle fondazioni bancarie italiane.

Ora, i burocrati di Bruxelles,

producendo un ragionamento figlio di un’assoluta malafede, vorrebbero aggregare il debito di CdP (sarebbe più corretto dire le passività a stato patrimoniale) non tenendo minimamente conto del fatto che a fronte delle passività (come in qualsiasi azienda) vi sono attività non solo equivalenti, ma addirittura superiori; infatti il patrimonio netto ammonta ad una cifra monstre di oltre 30 miliardi di euro.

Se questa operazione andasse in porto,

ciò comporterebbe un aumento del rapporto debito/pil portandolo a circa il 150% visto che le passività di CdP ammontano ad oltre 300 miliardi di euro. Un’operazione dal punto di vista economico – come dicevo – completamente folle, priva di un qualsiasi significato. Semmai, se proprio si dovesse aggregare la Cassa nel totale perimetro contabile dello Stato sarebbe corretto sottrarre il suo capitale netto al debito pubblico.

Ma se l’operazione minacciata è insensata dal punto di vista contabile,

dal punto di vista politico un senso ce l’ha eccome: creerebbe un enorme allarme sull’aumento del debito pubblico consentendo a tutti i sacerdoti e i corifei dell’Austerità di chiedere nuove manovre lacrime e sangue. Oppure, in alternativa obbligherebbe il Governo a smobilitare gli assets (attività) della Cassa, consentendo al mercato un’enorme scorpacciata di asset di enorme pregio e di enorme importanza.

Basti pensare che, oltretutto, la Cassa (e dunque i suoi assets) sono estremamente profittevoli

visto che solo nel 2018 il suo utile semestrale è stato di 2,2 miliardi di euro. Una vera cuccagna per il settore privato (magari anche i famosi “investitori stranieri) che si troverebbe in mano asset di pregio probabilmente svenduti visto che la stato sarebbe costretto a cedere sotto le forche caudine di un teatrino ben organizzato e fatto di spread in aumento, interviste allarmate di economisti in malafede, politici che fanno finta di credere all’allarme e chi più ne ha ne metta.

Quello de Il Tempo ha consegnato al Popolo Italiano

è una testa di cavallo in perfetto stile Don Corleone. E poi la Mafia sarebbe nata in Italia. A me piuttosto pare che in Italia sia nata una strana malattia psichiatrica che oscilla tra la Sindrome di Stoccolma e il Masochismo spinto: la Sindrome dell’Euroentusiasta.

di Giuseppe Masala

Di Redazione Elzeviro.eu

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