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La conferma di Standard&Poor’s: la salute di un paese non si misura solo dal debito pubblico

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La celebre agenzia di rating americana ha deciso di non procedere al declassamento del nostro debito. Con le motivazioni riportate all’interno del dossier, Standard&Poor’s mette in evidenza due aspetti che ridimensionano la narrazione nefasta sul debito pubblico italiano: il credito netto verso l’estero e il bassissimo debito privato.

di Giuseppe Masala

E’ davvero inteessante leggere il report di Standard&Poor’s che ha riconfermato il voto dato l’anno scorso. Innanzitutto bisogna chiarire che questa istituzione è uno dei simboli del capitalismo mondiale, ed in particolare del capitalismo americano, in assoluto peraltro il più ferocemente darwiniano esistente. Non stiamo parlando certamente di una congregazione di missionari.

Eppure, nonostante l’Italia abbia un altissimo debito pubblico e sia nel bel mezzo di una pandemia che sta causando danni economici enormi, S&P non procede al declassamento del debito italiano. Il perchè lo spiegano loro stessi nel report. Le motivazioni sono due:

1) L’Italia è creditore netto verso l’estero. Il che significa che i residenti in Italia hanno crediti verso l’estero maggiori di quanto i residenti esteri non abbiano crediti verso il sistema-paese italiano. Ergo, a compensazione, non siamo debitori verso il resto del mondo. Ergo siamo un paese creditore netto sul resto del mondo.

2) Il debito privato italiano è il più basso tra i paesi del G7 e anche rispetto agli altri paesi europei avanzati.

Il report ufficiale diramato da S&P

 

Da questi due punti se ne deduce

a) Che il debito italiano (a compensazione) è un debito interno. Questo significa che il nostro debito è debito verso noi stessi. Questo significa – quando si parla di debito pubblico in particolare – che siamo di fronte a un problema non attinente all’Economia ma ad un problema attinente alla Metafisica. Cos’è il debito pubblico se è, a compensazione, tutto interno? E’ un debito che lo stato ha verso i suoi cittadini. Ma che cos’è lo stato? Lo stato-nazione è certamente composto dai cittadini stessi. Dunque il debito pubblico (nel caso sia debito interno a compensazione) è un debito dello stato verso i suoi cittadini che sono essi stessi lo stato. Pura metafisica.

b) Dall’accento sul debito privato invece, si deduce che per valutare la stabilità finanziaria di un paese è necessario tener conto sia del debito privato che del debito pubblico. E che il basso debito privato italiano rende stabile il sistema finanziario anche in presenza di un alto debito pubblico (peraltro a compensazione tutto interno e non verso l’estero).

Impagabile l’inciso sul debito privato olandese pari al 250% del Pil (a fronte del nostro 109%). Dietro questo inciso vi è un alto significato morale (che evidentemente S&P per lo sdegno non è riuscita a non sottolineare): è sempre bene prima di dire qualcosa agli altri – come fanno gli olandesi contro l’Italia – munirsi di specchio e provare a guardare se stessi. E credo sia un caso più unico che raro che S&P lasci trasparire un giudizio morale. Anche questo è significativo.

Cosa si deduce dottrinariamente da questo stralcio del report di S&P (istituzione simbolo del capitalismo mondiale)? Semplice, che valutare la salute economica-finanziaria di un paese solo dal debito pubblico crea distorsioni ottiche e da luogo a valutazioni del tutto false.

Vi è anche un giudizio storico implicito in queste parole: aver accettato delle regole europee che si limitano a valutare il solo debito pubblico è stato – oltre che sbagliato dottrinariamente – politicamente folle. E pone sul banco degli imputati tutti i pazzi o criminali che lo hanno accettato ( Prodi, Ciampi, Andreatta, Padoa Schioppa ecc.). Tutto questo lo dice S&P non certamente una congrega di missionari o di filantropi.

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