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A due anni dal crollo, il Governo riconsegna il nuovo Ponte di Genova ai Benetton

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L’Italia post Covid-19 conferma con quest’ultimo atto la linea politica futura: la tutela dell’interessa del grande capitale a tutti i costi: economici, sociali ed umani.

di Gabriele Tebaldi

Sono passati ormai quasi due anni da quella vigilia del Ferragosto 2018, giorno in cui il Ponte Morandi, parte della rete autostradale data in concessione al Gruppo Autostrade per l’Italia, facente capo alla famiglia Benetton, è crollato causando la morte di 43 persone e il lutto delle loro famiglie.

L’indagine giudiziaria non ha finora prodotto sentenze definitive, tuttavia diversi documenti reperiti dalla Guardia di Finanza hanno messo in luce aspetti che già si sapevano. Ovvero che il concessionario sembrerebbe aver avuto un atteggiamento più che lassista sugli investimenti dovuti in sicurezza e manutenzione delle autostrade, pur aumentando i canoni e quindi i profitti derivanti dai pedaggi. Nel frattempo un nuovo ponte è stato ricostruito e ora quel tratto autostradale è pronto per essere riaperto.

Detto fatto, il Governo non ha perso tempo

nel confermare la concessione al gruppo imprenditoriale tutt’ora protagonista delle indagini sul crollo del Morandi.

Ovviamente in questa fase il concessionario è Aspi.

Ha così confermato il Ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli (Pd).

Lasciare in questo momento la concessione di quel tratto autostradale ad Aspi (e quindi ai Benetton) è un po’ come se a seguito di un furto presso domicilio venissero lasciate le chiavi della stessa casa ad uno degli indiziati per andare ad annaffiare le piante.

L’errore risale però a quel lontano 15 agosto 2018

Il giorno immediatamente dopo il crollo del Morandi, il Governo di allora avrebbe dovuto senza se e senza ma revocare la concessione ad Aspi, perlomeno in via temporanea, finché le indagini non avessero fatto chiarezza piena sulle responsabilità dell’incidente.

E invece allora come oggi si fece finta di niente, a dimostrazione che alcuni partiti, su tutti Lega, Partito Democratico e Forza Italia, subiscono il fascino e le pressioni delle grandi aziende italiane.

D’altra parte il Movimento 5 Stelle, proclamando a parole il contrario, è riuscito nell’intento di appoggiare la linea politica accomodante verso Aspi di entrambi i partiti con cui si è ritrovato al Governo.

La tragedia così continua e viene certificata dalle parole del Ministro dei trasporti:

Comunque un concessionario ci sarà sempre

E niente. Nonostante l’evidenza dei fatti dovrebbe perlomeno portare ad una certa prudenza circa la scelta di dare in concessione a privati dei beni pubblici essenziali, il Governo, ma anche le sue principali opposizioni, continuano ostinatamente a tenere la stessa linea del fronte. Quella dell’assenza di alternative agli interessi del grande capitale.

 

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