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Bankitalia torna a minacciare le pensioni degli italiani

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È ufficiale: le pensioni non esistono più. L’annuncio arriva dai vertici di Bankitalia, durante gli Stati Generali delle pensioni. Gli italiani dovranno prepararsi a tagli e ricalcolo delle pensioni esistenti.

Come consueto la Banca d’Italia si intromette nella politica del Paese pur non avendone la competenza, eppure è stata l’unica istituzione a preoccuparsi del sistema pensionistico. Mentre i nostri politici sono impegnati a colorare in varie sfumature la cartina d’Italia, si è raggiunto il punto di non ritorno.

La stabilità dell’intero sistema è sempre stata in bilico, ma la crisi di quest’anno ha definitivamente seppellito il welfare pensionistico. Senza più tempo per valutare le opzioni, bisogna trovare una soluzione al più presto, altrimenti la pensione diventerà un privilegio utopistico.

Quali sono state le cause del collasso?

Il sistema pensionistico adottato dall’Italia dopo il 1996 è di tipo contributivo, basato su una sorta di patto intergenerazionale. In sintesi i lavoratori versano dei contributi che vengono immediatamente utilizzati per il pagamento delle prestazioni ai pensionati. Questo in cambio di una garanzia per chi paga le tasse oggi, di una pensione domani. Già solo da questa descrizione si capisce che il sistema fa acqua da tutte le parti.

L’aumento quasi costante della disoccupazione dal 2007, i salari troppo bassi, così come la diminuzione delle nascite, ha praticamente decimato i contribuenti. Se nessuno lavora, nessuno avrà una pensione. La crisi COVID non ha fatto altro che aumentare questa drammatica situazione.

Si calcola che per fine 2020 il PIL scenderà di almeno il 10%, una variazione negativa che non impatterà immediatamente, ma per chi si pensionerà oltre il 2023, si prospetta una diminuzione drastica dell’assegno percepito. I soldi però scarseggiano già oggi, probabilmente il concetto di pensione sparirà prima di quanto si pensa.

Quali soluzioni sono state proposte?

Ovviamente il taglio delle pensioni è in prima linea. Mentre i giovani lavoratori dovranno iniziare a risparmiare perdendo ogni speranza di una futura pensione, chi ha già raggiunto il traguardo subirà un taglio agli assegni. Anche per chi ha versato contributi prima del 1996 si ipotizza un ricalcolo di tutte le pensioni.

Si parla quindi nuovamente di sacrifici, una parola che ormai si utilizza troppo spesso, senza nessuna prospettiva di ripresa. A cosa servono tutti questi sacrifici, se nulla cambia?

 

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Di Arianna

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