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Apertura domenicale, pro o contro?

L’apertura domenicale degli esercizi commerciali ha suscitato un dibattito non ancora sopito all’interno della compagine governativa, nelle discussioni politiche di dimensione locale e, nel piccolo, perfino nella nostra redazione.

Il ministro del lavoro Luigi Di Maio, nonostante il suo scarso curriculum vitae scevro di esperienze lavorative rilevanti o iniziative imprenditoriali portate avanti dallo stesso, vorrebbe bloccare la possibilità, per chi volesse, di lavorare la domenica.

Elzeviro.eu,

sulla sua pagina Facebook, ha lanciato un sondaggio, invero piuttosto partecipato, ove si chiedeva ai fan di esprimere una preferenza circa la scelta su apertura o chiusura dei negozi di domenica.
I risultati, tratti dalle indicazioni espresse da decine di persone, danno una preferenza netta per la chiusura degli esercizi commerciali, come da foto. 

Alcune tra le giustificazioni addotte dalla compagine governativa per giustificare una scelta del genere si ravvisano senz’altro nella dimensione famigliare che ne andrebbe oltremodo arricchita.

Beppe Sala, il sindaco di Milano, Pd,

è stato soverchiato di critiche quando ha detto

la chiusura domenicale la facciano ad Avellino.

Un chiaro riferimento polemico alla città d’origine del ministro del Lavoro. Una boutade da centro-destra, invero, liberista quanto volete, ma anche lungimirante, perché una città turistica come Milano vede il 20% dei suoi introiti commerciali avvenire proprio di domenica.

Si può obiettare che a guadagnare siano soltanto i centri commerciali stranieri,

ma è facile ribattere che, in primo luogo, posti come il McDonald’s, criticabile quanto volete, è sempre pieno ed è -guarda un po’- l’azienda che assume più personale giovane nel mondo. No, Milano non fa eccezione. Ecco che però non è nemmeno vero che soltanto i centri commerciali siano aperti. Nelle grandi città d’Italia, quelle dove almeno l’agglomerato urbano allargato raggiunge il milione di abitanti, il centro è sempre per definizione commerciale, e vietarne lo scambio economico è un progetto di decrescita felice che nulla ha di felice.

Lo facessero ad Avellino,

pertanto, non diventa un’offesa a una città, bensì un rimarcare le differenze endemiche fra grandi città (Roma, Milano, Napoli, Torino, Firenze, Palermo, soprattutto), che hanno la necessità di lavorare la domenica. E i bottegai si adeguano. E i calzolai si adeguano. E i ristoratori si adeguano. E gli studenti lavoratori lavorano, per la maggior parte delle ore lavorate, indovinate un po’, nel weekend.

Guardando dall’altra parte del vetro, però, la concorrenza è spesso spietata, e la nostra economia è ancora saldamente trainata dalle asfissiate PMI. Ma asfissiate dalle tasse, non certo dagli orari di lavoro massacranti delle aperture domenicali. La desertificazione imposta dall’alto su tutto il territorio nazionale non pare proprio la risposta adatta.

Secondo chi scrive, in questa questione non dovrebbe ingerirsi il governo centrale, ma dovrebbero essere i Consigli comunali a decidere.

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