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Trump scrive il necrologio del TTIP

L’inaspettata elezione del tycoon ha portato tra le altre cose all’arresto e alla possibile morte dei negoziati sul TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership).

 

Il candidato repubblicano ha infatti più volte ribadito durante la campagna elettorale la linea isolazionista di quella che sarà la sua America. Il tycoon ha espresso perplessità riguardo ai principali trattati internazionali, sia quelli già ratificati, che quelli in fase di elaborazione. La NATO, il NAFTA (North America Free Trade Agreement), il WTO (World Trade Organization) il TTP (Transatlantic Pacific Partnership) e appunto il TTIP sono gli accordi che Trump considera in diversa misura pericolosi per lo sviluppo dell’economia americana.

Una strategia che ha fatto e sta facendo storcere il naso ad alcuni esponenti del fronte anti Trump sia americano che europeo. E’ fuor di dubbio che l’amministrazione Obama abbia fatto del “soft power” la sua strategia di politica estera. Ovvero l’utilizzo di accordi economici volti ad aumentare il prestigio ed il tornaconto degli Stati Uniti nel mondo. Non a caso Obama è riuscito a concludere gli accordi sul nucleare con l’Iran nell’aprile del 2015, come anche la volontà espressa dallo stesso di voler porre fine all’embargo economico contro la Cuba castrista.

Su questa linea strategica il partito democratico americano ha sempre spinto per la ratifica del TTIP, un trattato in fase di negoziato dal 2013 tra gli Stati Uniti e l’Unione europea, che si pone l’obiettivo di creare un mercato comune riducendo dazi doganali e barriere non tariffarie (standard applicati ai prodotti e regole sanitarie). L’ex presidente Obama si è sempre esposto in prima persona per promuovere la ratifica del TTIP, sfruttando anche questi ultimi giorni di presidenza.

Lo scorso 16 novembre Obama ha infatti fatto visita alla Cancelliera Angela Merkel per parlare del TTIP sottolineando come la globalizzazione sia un “fenomeno irreversibile“. La stessa Angela Merkel si è espressa a favore del TTIP così dicendo: “Mi sono sempre sempre spesa molto per la conclusione di un accordo di libero scambio con gli Usa siamo andati avanti nei negoziati ma adesso non possono essere conclusi“, riferendosi all’elezione di Trump che de facto blocca la ratifica del trattato.

In Italia il premier Matteo Renzi ha da sempre dato “l’appoggio totale e incondizionato” alla ratifica del TTIP. Trump ha così rovinato la festa a tutti quanti.

Non solo ai politici, ma soprattutto alle grandi multinazionali, le prime a guadagnarci dal trattato transatlantico. Sappiamo infatti grazie alla testimonianza di Paolo Barnard che il Comitato 133, interno alla Commissione europea e con il ruolo di negoziare il TTIP, ha avuto l’88% dei contatti con le lobby industriali e solo il 9% con i sindacati e gruppi che rappresentano la società civile per negoziare il TTIP.

Un modo di negoziare nettamente a favore dei grandi aggregati economici. Secondo poi gli studi dell’ex Commissario europeo al Commercio Karel De Gucht l’impatto previsto del TTIP sull’impiego in Europa è dello 0,01%.

Una miseria.

Se poi andiamo a vedere nello specifico la situazione italiana, possiamo osservare come un’eventuale ratifica del TTIP possa avere degli effetti devastanti sulla nostra economia. L’Italia è infatti il primo Paese in Europa per numero di PMI (Piccole e medie imprese), 3.900.000 (in Germania ve ne sono la metà), queste stesse danno lavoro al 70% degli occupati italiani.

L’ingresso di multinazionali americane potrebbe mettere in crisi quest’impianto economico tipicamente nostrano.

L’Istituto Veblen di Parigi ha poi condotto uno studio che dimostra come le PMI europee che esportano negli Usa siano solo lo 0.7%. Non ci sarebbe dunque il tanto decantato vantaggio per gli esportatori europei, che negli Usa in pratica non esportano.

Pare dunque che Trump, per ora, abbia salvato la nostra economia da un possibile collasso.  

Di Redazione Elzeviro.eu

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