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Scandalo Barroso: è il nuovo presidente di Goldman Sachs

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Le hanno soprannominate elegantemente “porte scorrevoli”.

Sarebbe invece più opportuno definirlo conflitto d’interessi, termine evidentemente usato solo per descrivere certuni imprenditori italiani. Quando però si tratta dell’ex Presidente della Commissione europea, organo più importante perché esecutivo dell’Unione stessa (seppur composto da gente non eletta), che uscito dalla porta di un’istituzione rappresentativa dei popoli europei, entra immediatamente in un’altra, quella di Goldman Sachs, nessuno dei media forcaioli e giustizialisti si prende le briga di chiamare in causa il “conflitto d’interessi“.

Ci hanno dovuto pensare i dipendenti stessi della Commissione europea a mobilitarsi con 151mila firme (mica poche) per chiedere a Jean-Claude Juncker di prendere “misure esemplari” contro il comportamento estremamente scorretto di Manuel Barroso, attuale presidente non esecutivo di Goldman Sachs, seppur ex Presidente non eletto della Commissione europea dal 2004 al 2014.

L’obiettivo è quello di portare il caso di fronte alla Corte di Giustizia europea a fronte di un’aperta violazione dell’articolo 245 del Trattato di Lisbona che così recita: “Mi impegno solennemente ad esercitare le mie funzioni in piena indipendenza, nell’interesse generale dell’Unione; a non sollecitare né accettare, nell’adempimento dei miei doveri, istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo; ad astenermi da ogni atto incompatibile con il carattere delle mie funzioni o l’esecuzione dei miei compiti“.

Considerato che Goldman Sachs è stata multata nel 2010 dalla Securities and Exchange Commission, autorità di controllo sui mercati statunitensi, per aver venduto consapevolmente ai propri risparmiatori titoli tossici subprime e avendo così contribuito alla crisi che ha colpito e sta colpendo ancora il continente europeo, possiamo ragionevolmente dire che gli interessi della banca d’affari americana sono inconciliabili con quelli dell’Unione europea.

Così l’attuale incarico di vertice ricoperto da Barroso potrebbe rappresentare una minaccia non da poco per la già fragile Unione europea. Tutte le informazioni, anche le più riservate, acquisite da Barroso in dieci anni di presidenza alla Commissione sono ora alla mercé di Goldman Sachs (della cui etica dobbiamo fortemente dubitare, come dimostra il passato).

La violazione dell’articolo 245 del Trattato di Lisbona è tuttavia fatto reiterato visto che Mario Draghi, attuale “capoccia” della Banca Centrale Europea, è stato Managing Director di Goldman Sachs International (proprio durante il periodo in cui Goldman svendeva derivati alla Grecia, truccandone i conti).

Anche Mario Monti, ancora purtroppo senatore a vita in Italia, è stato commissario europeo per la concorrenza e successivamente diventato International advisor per Goldman Sachs.

La situazione è apertamente sfuggita di mano non solo ai tecnocrati non eletti della Commissione europea, ma soprattutto ad alcuni giornali nostrani di tiratura nazionale. Citandone un paio a caso, Repubblica e Corriere della Sera, pare strano che siano stati alfieri contro il conflitto d’interessi di alcuni imprenditori italiani (ne citiamo uno a caso, Berlusconi), mentre sotto il loro naso i “rappresentanti” dell’Unione europea erano anche top manager della banca d’affari più grande al mondo.  

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Di Redazione Elzeviro.eu

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